12/01/2009 Community Business

Attività mediche e paramediche svolte nelle strutture private – L’accentramento della riscossione dei compensi

L’articolo 1 commi da 38 a 42 della Legge 27/12/2006 n. 296 ha introdotto a carico delle strutture sanitarie private l’obbligo di accentrare la riscossione dei compensi percepibili per attività di lavoro autonomo svolta da medici e paramedici all’interno delle strutture medesime. L’obiettivo della norma è quello di favorire la tracciabilità e la trasparenza dei pagamenti, consentendo all’Amministrazione finanziaria di prevenire i fenomeni evasivi; in altre parole, il fisco ritiene che ci siano meno possibilità di evasione di imposte se l’incasso del corrispettivo spettante al medico e la relativa fatturazione viene effettuata da parte della direzione del centro medico. L’Agenzia delle Entrate ha emanato la Circolare 15/3/2007 n. 13/E e la Risoluzione  13/7/2007 n. 171/E, con le quali ha fornito chiarimenti circa l’ambito soggettivo e oggettivo della norma e gli adempimenti a carico delle strutture sanitarie private.
In sintesi, la riscossione accentrata dei compensi prevede l’obbligo, con decorrenza 1/3/2007, da parte delle strutture sanitaria privata di:
1) incassare il compenso in nome e per conto del professionista e riversarlo contestualmente a quest’ultimo;
2) annotare l’importo incassato nella propria contabilità o in apposito registro;
3) comunicare in via telematica all’Agenzia delle Entrate l’ammontare riscosso per ciascun professionista (le modalità pratiche e i termini per tale invio saranno precisati con apposito provvedimento che non è ancora stato approvato).

STRUTTURE SANITARIE PRIVATE INTERESSATE DALLA NORMA
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che per “strutture sanitarie private” s’intendono “le società, gli istituti, le associazioni, i centri medici e diagnostici e ogni altro ente o soggetto privato, in qualsiasi forma organizzati, che operano nel settore dei servizi sanitari e veterinari”.
Gli adempimenti introdotti dalla norma devono essere seguiti da qualsiasi soggetto, indipendentemente dalla modalità organizzativa adottata, per l’attività svolta in campo sanitario e veterinario. Deve trattarsi di soggetti privati con esclusione, quindi, delle strutture sanitarie pubbliche.
Sovente all’interno dei centri fitness o in collaborazione con gli stessi vengono gestite strutture sanitarie; altrettanto frequente è l’ipotesi del centro fitness che mette a disposizione, affitta o concede in comodato a professionisti i locali della propria struttura per l’esercizio di attività di lavoro autonomo mediche o paramediche. Entrambe le ipotesi dette rientrano nel campo di applicazione della disposizione in argomento.
Gli adempimenti qui descritti riguardano anche il caso specifico di una struttura sanitaria privata che noleggia a medici esterni, per interventi in day hospital, la sala operatoria e la relativa strumentazione (principio ribadito attraverso la risposta all’interrogazione parlamentare 4/4/2007 n.5 – 00913). Con la Risoluzione Ministeriale n. 171/E del 13/7/2007 l’Agenzia ha ribadito che rientra nell’ambito applicativo della normativa in argomento anche la categoria dei medici dentisti – odontoiatri, organizzati in studi individuali o associati.

INDIVIDUAZIONE DELLE ATTIVITÀ MEDICHE INTERESSATE
Oggetto della norma è l’attività professionale di lavoro autonomo svolta da medici e paramedici, cioè l’attività di diagnosi, cura e riabilitazione resa nell’esercizio delle professioni sanitarie soggette  a vigilanza di cui all’articolo 99 del Testo Unico delle leggi sanitarie ovvero individuate con D.M. del Ministero della salute.
La Circolare Ministeriale precisa che la disposizione si applica con riferimento ai compensi collegati a una prestazione sanitaria resa dal professionista in relazione a un rapporto intrattenuto direttamente con il paziente.
Sono escluse dall’ambito di applicazione della norma:
1) le prestazioni rese direttamente al paziente, per il tramite del professionista, dalla struttura sanitaria privata, ossia nell’ambito di un rapporto che vede la struttura sanitaria stessa impegnata nell’organizzazione dei servizi medici e paramedici, nella qualità di parte del rapporto contrattuale instaurato con il cliente;
2) le prestazioni rese dal professionista in regime di intramoenia.
Nelle due ipotesi menzionate il fisco non ha ritenuto necessario monitorare i compensi derivanti dall’attività professionale medica in quanto, nel primo caso la struttura sanitaria provvederà direttamente a presentare la dichiarazione dei sostituti d’imposta in relazione alle ritenute effettuate sui compensi corrisposti al medico, e nel secondo caso si configura tra struttura sanitaria e professionista un rapporto di lavoro assimilato a quello di lavoro dipendente.

GLI ADEMPIMENTI A CARICO
DELLA STRUTTURA SANITARIA
A)  Riscossione accentrata dei compensi
La struttura sanitaria deve riscuotere, in nome e per conto del professionista, i compensi dovuti dal paziente al professionista stesso.
Precisiamo che, fiscalmente, i compensi concorrono a formare il reddito di lavoro autonomo del professionista; la fattura è quindi emessa dal professionista al paziente.
La struttura sanitaria riveste solamente il ruolo di tramite tra medico e paziente, intervenendo unicamente nella riscossione del compenso.
In termini pratici, il pagamento può essere effettuato in contanti o con mezzi alternativi (assegno, bancomat, bonifico); in caso di incasso di contanti, la struttura sanitaria riscuote l’ammontare in nome e per conto del medico, mentre in ipotesi di utilizzo del canale bancario, la struttura sanitaria deve conservare il documento comprovante l’avvenuto pagamento.
Il centro medico deve rilasciare al paziente una quietanza del pagamento, mediante annotazione in calce alla fattura emessa; in particolare, sulla fattura deve essere indicata la modalità di pagamento e, in caso di pagamento con mezzi diversi dal contante, gli estremi identificativi del mezzo di pagamento.
Per i pagamenti di importo superiore a euro 77,47 è dovuta dal professionista l’imposta di bollo pari a euro1,81 (tramite apposizione della marca da bollo sulla fattura).
La struttura sanitaria deve poi riversare al professionista le somme riscosse o consegnare le ricevute attestanti gli incassi effettuati tramite banca.
Si precisa, inoltre, che rimangono in vigore i limiti all’utilizzo del contante validi per i pagamenti effettuati ai lavoratori autonomi; in pratica, la struttura sanitaria non può incassare in contanti, in nome e per conto del professionista, importi superiori a:

– 1.000,00 fino al 30/6/2008;
– 500,00 dall’1/7/2008 al 30/06/2009;
– 100,00 dall’1/7/2009.

B) Annotazione dei compensi incassati
In base al comma 38 lett. b) dell’articolo 1 della Legge 296/2006 la struttura sanitaria deve registrare nelle scritture contabili obbligatorie ovvero in apposito registro le somme incassate per conto dei professionisti.
Le strutture sanitarie possono scegliere di procedere all’effettuazione di un’annotazione separata nelle scritture contabili (libro giornale) oppure istituire un apposito registro sul quale riportare i dati richiesti, cioè:
– data del pagamento ed estremi della fattura emessa dal professionista;
– generalità e codice fiscale del professionista;
– ammontare del compenso;
– modalità di pagamento.
È opportuno ricordare che in capo al professionista permangono tutti gli obblighi formali e sostanziali prescritti dalla legge; in altri termini l’obbligo di annotazione da parte della struttura privata dei sopraccitati dati non comporta il venir meno degli obblighi fiscali in capo al professionista, cioè registrazione fatture emesse, contabilizzazione sul registro incassi e pagamenti o cronologico ecc.

C) Comunicazione telematica dei compensi
La legge prevede l’obbligo a carico della struttura sanitaria di comunicare telematicamente all’Agenzia delle Entrate l’ammontare dei compensi riscossi con riferimento a ciascun professionista. Tale adempimento è sospeso fino all’approvazione di un apposito provvedimento che specifichi modalità e termini di tale invio.
 

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