18/02/2009 Community Business

Certificati di idoneità sportiva? Obsoleti e da rottamare! È il momento della prescrizione e non della certificazione.

“Il soggetto da me visitato in data odierna non presenta controindicazioni in atto alla pratica dell’attività sportiva non agonistica. Il presente certificato ha validità di un anno dalla data del rilascio.”Amen.
Questa è la celeberrima frase che campeggia in bella vista in ogni certificato d’idoneità alla pratica sportiva non agonistica che passa di mano nei centri fitness per essere archiviato.

Obbligatorio o non obbligatorio? Questo è il problema! L’argomento è spesso trattato con una certa pericolosità da persone non addette ai lavori. Un controllo sanitario prima di intraprendere un’attività motoria, in alcuni casi sportiva e in altri no, è comunque un filtro opportuno, purché la visita ci sia davvero e assolva a degli obiettivi ben precisi. Il certificato è una sintesi ufficiale della visita e non può diventare né il fine né il mezzo.
In molte realtà l’aspetto certificatorio, una specie di scarico di responsabilità e nulla più, assolve soprattutto a una funzione medico legale: il medico come parafulmine delle eventuali controversie che si dovessero creare tra il socio del centro fitness e il centro stesso.
Una visita medica può essere utile per molti obiettivi:
* diagnosticare delle patologie misconosciute, che creano problemi in presenza di attività fisica intensa; in questi casi si eseguono degli approfondimenti e si decide come procedere;
* valutare la situazione dell’apparato locomotore, segnalare le eventuali incongruità con gli obiettivi del soggetto, sia rispetto all’attività di palestra ma anche rispetto alla vita di tutti i giorni o ad altri sport praticati fuori dalla palestra;
* consigliare la strada più opportuna per raggiungere degli stili di vita più salubri;
* prescrivere le dosi di attività fisica in relazione alle motivazioni, alle disponibilità di tempo e alle reali capacità fisiche del soggetto;
* certificare i livelli di rischio con un sì o con un no.

In realtà, quello che accade attualmente è quasi sempre la realizzazione dell’ultimo punto, sia che il certificato sia rilasciato dal medico curante (a pagamento), sia che sia rilasciato dal medico amico (gratis) o presso il centro fitness (a pagamento). Spesso il risultato non cambia: il valore aggiunto del certificato rispetto alla qualità della vita del soggetto è prossimo allo zero assoluto. Vediamo perché.

Il medico curante.
In questo caso l’ipotesi del legislatore era che il medico curante conoscesse il soggetto e che in qualche modo potesse fare da garante. Si sa che la conoscenza del medico curante dei rischi dei propri pazienti non è statisticamente affidabile. In altre parole, ci sono “molti” medici curanti coscienziosi che conoscono bene “molti” dei loro pazienti. Ma “molti per molti” alla fine dà “pochi”. Sono troppo pochi i cittadini che possono essere garantiti dal certificato (senza visita, ma con parcella) del medico curante: è un filtro a maglia troppo larga, che lascia scappare proprio le situazioni più rischiose. Questo certificato si basa su una generica conoscenza del soggetto e al massimo su una visita clinica fatta essenzialmente dalla misurazione della pressione e dall’auscultazione del cuore. In questo caso tutti i rischi cardiovascolari a bassa incidenza statistica, ma ad alto pericolo di danno, rimangono nascosti prima e dopo la visita – certificato.
Questi rischi si annidano in anomalie cardiache e molti di essi possono essere evidenziati, o almeno sospettati, con un elettrocardiogramma di base e una buona auscultazione cardiaca.

Il medico “amico”.
Mai situazione fu più infida e pericolosa di questa: “Mi fai un certificato per la palestra ? tanto sto bene, te lo garantisco (sic!), dal mio medico devo aspettare tre ore e poi mi chiede X euro”.
E tu sei lì, che dopo anni di medicina  ricevi da un amico l’esplicita richiesta a firmare una cambiale in bianco col destino: prima il suo e poi il tuo. Per quello che mi riguarda non sono mai andato al di sotto del minimo sindacale: auscultazione del cuore e misurazione della pressione arteriosa. E sempre con un certo disagio. Questo dal lato del medico. Dal lato del richiedente, è evidente una totale sfiducia nello strumento certificato, che è percepito come un inutile balzello a metà tra il burocratico e il vessatorio, perché da anni è rimasto il certificato, ma è scomparsa la visita e l’attività di counseling da parte del medico. Ovvero, il consumatore cliente non ha alcun vantaggio in termini di abbattimento del rischio e miglioramento delle capacità vitali. In definitiva ha ragione.

Il medico di palestra.
Spesso proveniente dalle più differenti e lontane branche della medicina (ginecologia, neurologia, radiologia, medicina estetica, dermatologia, allergologia, urologia) il medico di palestra fa questo lavoro per sbarcare il lunario in attesa di trovare qualcosa di meglio. Ovvero, non lo sceglie: lo subisce. In realtà, questo può essere un lavoro molto interessante, ma a delle condizioni: ti deve piacere e devi approfondire la medicina dello sport, la traumatologia dell’apparato locomotore e la nuovissima medicina del sedentarismo. Solo così il medico può maturare un’esperienza che gli permetterà di assolvere con professionalità  il servizio “visita in palestra” e gli darà la forza necessaria per non farsi sottomettere dai “caporali” delle visite mediche. E chi sono i caporali?
Negli ultimi anni è stato un fiorire di queste “società” di sfruttamento del lavoro: ai titolari di palestra veniva promesso un risparmio sul costo della visita e la possibilità di avere il servizio organizzato senza perdere tempo. Immediatamente dopo, queste “società di servizi” reclutavano i medici più giovani, più inesperti, più ingenui, promettendo futuri adeguamenti economici, a fronte di un presente pagato poco e male (e talvolta non pagato affatto).
Dal punto di vista della qualità del servizio (puntualità, presenza, accoglienza, capacità di risolvere i problemi) si sono generate situazioni assurde, assolutamente controproducenti per la fidelizzazione del cliente fitness. A questo punto sarebbe meglio non fare le visite in palestra.
Per fortuna alcune di queste società hanno chiuso e altre stanno in cattive acque: l’invito esplicito ai colleghi medici coinvolti in queste situazioni è quello di andarsene al più presto.
Quello è un modello che porta danni a tutti gli attori sociali:
* ai titolari di centri fitness, perché il boomerang dei disservizi medici può abbassare drammaticamente la soddisfazione del cliente senza che loro ne abbiano una chiara percezione;
* ai clienti, che non sono filtrati validamente e continuano a correre rischi o, peggio, devono sottoporsi a esami inutili richiesti dall’imperizia di colleghi inesperti e abbandonati a se stessi;
* ai medici, che accettando retribuzioni al di sotto del livello di decoro in realtà si condannano a una vita di basso precariato.
Insomma, un disastro.

La soluzione?
No a queste società di disservizi, ma transazione diretta tra il medico e la palestra. Nei casi di centri più strutturati, è necessaria la presenza di un coordinatore esperto che possa seguire logisticamente e professionalmente la “truppa” dei medici e mediare con il caos – organizzato dei club.
Quando dico “coordinatore esperto” mi riferisco a un medico con specialità o competenze in medicina dello sport e/o in ortopedia, con buone capacità relazionali con i medici e organizzative con i club e le reception dei club.
In altre parole, a mio avviso, è opportuno saltare il passaggio di società di compravendita delle visite e costruire nel club un team di medici stabilizzati, con una gerarchia basata sull’esperienza e non sul caporalato.


Quali novità da proporre?
Prima di tutto la medicina del sedentarismo. I sedentari sono una scoperta recentissima e sono del tutto diversi dagli sportivi: è inappropriato pensare di dare a un sedentario soltanto un certificato di idoneità al “suicidio sportivo non agonistico”. Al sedentario vanno prescritte gradualità e progressione dell’attività motoria. I sedentari, inoltre, con il loro ingresso in palestra, rendono ancora più eterogenee le classi della diverse discipline. Vi immaginate l’effetto di un’ora di spinning ad alta intensità in un gruppo di ipertesi diabetici? Vi immaginate se il pass recita “non presenta controindicazioni alla pratica di attività sportive non agonistiche”? Vi immaginate se la visita viene fatta da medici amici, curanti o di palestra, con le modalità appena descritte?
L’attività prescrittiva deve essere preceduta da una visita  adeguata, semplice, ma che sappia ascoltare e dare consigli sulle quantità di moto da svolgere per raggiungere degli obiettivi sicuri e commisurati con le effettive capacità residue del sedentario.
I medici dovrebbero essere contestualizzati. Non sto pensando a una vera e propria specialità, ma almeno a una formazione di contesto che permetta di proporre senza un eccesso di medicalizzazione l’attività giusta. Detto in altro modo, se si prescrive gradualità e progressione di movimento non è necessario salire con il livello degli esami diagnostici per cautelarsi dai rischi delle alte intensità. Infine, la gradualità di movimento non scarica sul soggetto un rischio acuto immediato (ictus, infarto ecc…) per preservarlo da un rischio cronico comunque differito nel tempo.
Il medico dovrebbe riconoscere due aspetti: il livello di prestazione cardiovascolare, per suggerire un graduale recupero della riserva funzionale e il livello delle asimmetrie dell’apparato locomotore, per proporre un approccio compensativo.

Il punto di arrivo è la rottamazione della visita-certificato da sostituire con una visita-prescrizione che sappia individuare:
* le necessità di recupero motorio a scopo preventivo;
* le reali capacità motorie del sedentario per porre limiti graduali alle intensità; ovvero, la personalizzazione dell’intensità motoria
* le motivazioni motorie del soggetto inserito nel suo contesto vitale e relazionale, al fine di favorire il passaggio da soggetto sedentario a soggetto motorio.

Alessandro Lanzani
Medico specialista in medicina dello sport, specialista  in ortopedia, coordinatore sanitario di centri fitness.

 

Be Sociable, Share!
Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *