05/02/2009 Community Business

La Chiesa, il Wellness e il Fitness – Fulmine a ciel sereno dal Cardinale Cordes: molto vicino al Papa. Forti spunti critici contro la diffusione “di questi training”.

Il Card. Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, ha commentato il 3 febbraio in sala stampa vaticana il messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2009, parlando di wellness e di fitness in termini fortemente critici.
La notizia è stata subito ribattuta da molte agenzie con titoli abbastanza coloriti che enfatizzano la “stroncatura” del vaticano verso il fenomeno wellness.
Qualche esempio:
– La Stampa “Vaticano: il corpo un tiranno”
– Ap-com (Agenzia di stampa del portale MSN) “Santa Sede contro ‘wellness’: troppi templi per il corpo”
E poi su altre agenzie “la denuncia del cardinale…” e così via.
Premesso che abbiamo imparato a diffidare dei titoli dei giornali, che spesso forzano il senso del dichiarante usando virgolettati ed estrapolando parole dal contesto, abbiamo inseguito la notizia fino ad arrivare alla fonte. Abbiamo deciso di pubblicare per intero il testo integrale che riguarda l’intervento del Card. Cordes relativo al wellness. In ogni caso, questo è l’indirizzo del sito in cui è pubblicata la relazione del cardinale Cordes:  http://tuespetrus.wordpress.com/2009/02/03/il-digiuno-nel-mondo-contemporaneo/

 “Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura” (Ef 5,29). L’apostolo delle genti, san Paolo, scrive questa osservazione nella sua lettera alla comunità di Efeso. La sua affermazione è palese. Forse riprende nella sua argomentazione un modo di dire consueto nell’antichità. Quasi in contemporanea con lui il poeta romano Decio Giunio Giovenale (†140 d.C.) forgiava la frase nota a tutti gli sportivi: “Mens sana in corpore sano – una mente sana in un corpo sano”. Trattare bene il proprio corpo, curarlo con sollecitudine, non è malvisto da alcuno, ma a tutti ci appare come una cosa sensata, anzi lodevole. Senza alcuna esitazione?
Ai nostri giorni questo desiderio umano ha raggiunto dimensioni gigantesche. Fanno rizzare gli orecchi i dati statistici sul mercato del “wellness”. I moderni templi della cura del corpo negli ultimi anni hanno sperimentato una diffusione che toglie il fiato. Nel 2006 circa 8 milioni di italiani facevano uso di questi centri. 15 miliardi di euro erano i costi di questi training (Sole 24 Ore del 20.11.2007). Mentre in Germania nel 1980 erano circa 100.000 i frequentatori di centri fitness, oggi sono 13,5 milioni, dunque il 16,5% della popolazione. In Olanda li utilizzano il 16,4% degli abitanti (IST – Studien zum Fitness-Markt).
Il nostro Messaggio Quaresimale si trova senza dubbio in una certa contraddizione con il trend sociale fin qui descritto; infatti le parole del Papa sulla rinuncia ad un primo sguardo non favoriscono le inclinazioni profonde dell’uomo. Tuttavia mirano al suo bene. Paradossalmente la cura illimitata del corpo in un certo momento può degenerare in suo indebolimento e provocarci danno. È possibile che le esigenze del corpo siano aumentate e incrementate. Il corpo insiste sempre più sui suoi diritti. Ma il suo desiderio di benessere e piacere forse riduce la libertà e non potrà poi più essere gestito dalla volontà dell’uomo. Il corpo diventa un tiranno. In Germania attualmente le case farmaceutiche vendono 19 milioni di pacchetti di mezzi dimagranti. Cifre eloquenti. E più che gli obesi ci interrogano i drogati. In essi si può riconoscere facilmente che non è più la ragione a scegliere, ma gli impulsi della carne.
Nel corso dei secoli le religioni hanno considerato e raccolto le esperienze dell’uomo con il suo corpo – favorire la cura del corpo, sì, ma anche opporsi alla sua idolatria”.

Questi fatti nella loro oggettività e ora ci permettiamo un commento di merito sulla forma e i contenuti dell’intervento.

Il testo è scritto nella tipica arte retorica vaticana. Un paio di citazioni dotte per accreditare e storicizzare, una bonaria presa d’atto di buon senso comune. Poi la virata in forma di dubbio e infine, con la sovrapposizione di diversi piani, una stroncatura di fatto che lascia comunque aperta la possibilità di correzioni e arretramenti o ulteriori affondi a seconda della risposta pubblica.
Quello che preoccupa non è tanto la legittima presa di posizione della santa sede sull’argomento. Ci mancherebbe: il diritto di opinione e di parola su qualsiasi argomento è pienamente riconosciuto dalla costituzione per i cittadini non solo italiani ma anche per quello di stati amici come Città del Vaticano. In altre parole, la chiesa ha pieno diritto di intervento su qualsiasi argomento.
Quello che preoccupa è che se il presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum” fa un intervento cosi sapientemente costruito, non lo fa per caso: apre un fronte di pressione per testare i livelli di reazione sociale su un argomento, la gestione del corpo e delle anime delle persone, che la Chiesa ha sempre giudicato di sua esclusiva pertinenza.
La citazione di Giovenale “ mens sana in corpore sano” è riportata al solito modo. Infatti il verso per intero è “orandum est ut sit mens sana in corpore sano”, ovvero “c’è da pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano”. Il significato, nel contesto del libro delle satire, si riferisce in qualche modo alla caducità e transitorietà della vita. C’è da pregare e offrire voti agli dei per mantenersi in salute: l’esatto contrario di un precetto salutistico accompagnato da norme di vita. Una preghiera, una speranza, un desiderio con una vena di fatalismo e scaramanzia. Nei secoli, poi, si è tolto quell’orandum est ed è rimasto una sorta di proverbio, che è stato usato milioni di volte in contesto sportivo, anche se, come si vede, Giovenale l’ha usato in contesto tutt’altro che sportivo… La citazione, anche in questo caso, cade nel solito errore: è usata come un precetto motorio, anche se era stata scritta come una preghiera pagana quasi scaramantica.
Questo passaggio è mirabile: “Trattare bene il proprio corpo, curarlo con sollecitudine, non è malvisto da alcuno, ma a tutti ci appare come una cosa sensata, anzi lodevole. Senza alcuna esitazione?Ai nostri giorni questo desiderio umano ha raggiunto dimensioni gigantesche”. All’inizio approva e legittima, poi dichiara il dubbio (esitazione?) infine, mentre riconosce al singolo il diritto di occuparsi del corpo, valuta come “gigantesco”, e quindi negativo, il fatto che lo facciano in molti. Ma molti sono tanti singoli: il pensiero è di fatto in corto circuito. Rafforza subito dopo con “una diffusione che toglie il fiato”.
I dati statistici citati confondono aspetti del tutto diversi: i 100.000 frequentatori tedeschi del 1980 erano in gran parte culturisti, qui il cardinale avrebbe argomenti da spendere sull’eccesso di attenzioni al corpo. Invece, è più interessante documentare gli attuali 13,5 milioni di frequentatori. Questi invece sono frequentatori che cercano di fare un po’ di movimento in alternativa al sedentarismo (che è una delle più gravi fonti di patologie occidentali insieme al soprappeso). Sovrapporre i culturisti di allora con i frequentatori di adesso confonde categorie sociali e comportamenti molto diversi.
Riferendosi poi, probabilmente, a quelle fasce di esagerazione comportamentale che troviamo in tutti i settori delle attività umane dichiara : “Paradossalmente la cura illimitata del corpo in un certo momento può degenerare in suo indebolimento e provocarci danno”. Assolutamente vero, saggio e condivisibile ai limiti dell’ovvio. Ma la chiave di quella frase è l’aggettivo “illimitata”: Ogni attività umana che non tenga conto del “limite” è di grave nocumento alle persone. Non solo la cura del corpo, ma anche un’alimentazione illimitata, un’idratazione illimitata. Anche l’assunzione illimitata di acqua genera danno fino alla morte. Anche qui, la sovrapposizione di piani diversi genera ambiguità: forse che gli otto milioni di italiani e i 13,5 milioni di tedeschi praticano la cura illimitata? Il Cardinal Cordes non lo dice, ma allude.
Il corpo diventa un tiranno”. Ormai gli ingredienti ci sono tutti: è necessario un intervento pastorale per evitare la tirannia del corpo. Forse sarebbe stato più chiaro per tutti se il cardinale avesse cercato di definire dove è il limite da non superare per non cadere nella tirannia del corpo. Se questo limite fosse, ad esempio, nell’uso sconsiderato della chirurgia estetica per modificare aspetti del corpo che spesso non sono neanche difetti. Oppure, se avesse separato aspetti di wellness-estetico da una parte come i bagni nel latte, nel vino ecc., e dall’altra gli aspetti di wellness-motorio come la prevenzione delle patologie cardiovascolari attraverso l’attività motoria: così avrebbe sicuramente centrato l’argomento. Confondendo i due piani rimane solo la voglia di gestire “anime e corpi” e si corre il rischio di buttare il bambino insieme con i panni sporchi.
“In Germania attualmente le case farmaceutiche vendono 19 milioni di pacchetti di mezzi dimagranti. Cifre eloquenti. E più che gli obesi ci interrogano i drogati. In essi si può riconoscere facilmente che non è più la ragione a scegliere, ma gli impulsi della carne”. Questo forse è il passo meno felice dell’intervento: il mercato del dimagramento è variegato, ma gli obesi si concentrano nel mondo occidentale con le abitudini di vita occidentale. Forti perplessità nascono poi dall’associazione degli obesi con i drogati. Il “drogato” sembra essere prigioniero del disagio della mente più che dell’impulso della carne. Almeno cosi dicono gli addetti ai lavori.
Condividiamo pienamente l’approccio finale del cardinale: sì alla cura del corpo, no all’idolatria del corpo. Proprio per questo, forse, sarebbe più opportuno non confondere nella trattazione coloro che lo curano e lo preservano in salute (attività motoria di fitness contro il sedentarismo) da coloro che lo idolatrano ricorrendo a pozioni magiche, trattamenti estetici senza limiti e pratiche estreme.

Infine, questo episodio può essere visto in chiave assolutamente positiva: se il mondo del fitness e del wellness è sotto lo sguardo attento, ma ancora un po’ incerto, del vaticano, significa che il fenomeno ha assunto delle proporzioni di cui gli stessi operatori di settore forse non si rendono conto. E alla fine il cardinale, nonostante i legittimi interessi curiali e la non completa padronanza dell’argomento dal punto di vista sociologico, ha ragione: attenzione alle esagerazioni e all’idolatria del corpo; esattamente quello che stiamo segnalando da anni. E voi cosa ne pensate?

Alessandro Lanzani
alanzani@professionefitness.com
 

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