03/03/2009 Costume e società

Dal Rapporto Osservasalute – Italiani più pigri, grassi e malati, ma…

È stata recentemente presentata la sesta edizione del Rapporto Osservasalute (2008), un’analisi dello stato di salute della popolazione italiana e della qualità dell’assistenza sanitaria, suddivisa per Regioni. Il Rapporto è pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane (http://www.osservasalute.it) ed è frutto del lavoro di 266 esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici ed economisti distribuiti su tutto il territorio italiano. Il quadro che ne emerge indica con chiarezza quali saranno le priorità della prevenzione sanitaria nei prossimi anni:
prima tra tutte c’è l’attività fisica, come prevenzione sanitaria associata a stili alimentari più sobri e più vegetariani.

ITALIANI SEMPRE PIÙ GRASSI
Il federalismo della sanità pubblica conferma, anche in questa edizione del Rapporto, una netta divisione del Paese, fra le Regioni del nord Italia con performance positive e quelle del sud Italia, che devono colmare ritardi strutturali e gestionali enormi. I cattivi stili di vita, invece, accomunano tutta la popolazione, a cominciare da uno dei fattori di rischio più “pesanti”: i chili di troppo. Dal confronto dei dati raccolti nelle precedenti indagini (anni 2002, 2003 e 2005, Rapporti Osservasalute 2005-2007), emerge che la percentuale di persone in soprappeso è cresciuta progressivamente, passando dal 33,5% (rapporto 2005) al 33,6% (rapporto 2006), per salire ancora al 34,6% fino al dato attuale del 35%; lo stesso trend ha seguito l’obesità (8,5%, 9%, 9,9% e 10,2%). L’Italia, dunque, si appesantisce sempre di più, con una maggior “responsabilità” per il sesso forte: la percentuale di uomini in soprappeso (43,8%) è quasi il doppio di quella delle donne (26,8%). Le regioni del Sud presentano la prevalenza più alta di persone che in sovrappeso (Basilicata 40,4%, Campania 39,8%, Sicilia 38,2%, Calabria 37,9%) e obese (Sicilia 10,9%, Basilicata 12%, Puglia 11,7% e Campania 11,2%), rispetto alle regioni settentrionali (Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia). In riferimento ai dati riportati nel Rapporto Osservasalute 2007, si osserva tuttavia una tendenza in leggero aumento anche per le regioni del Nord, sia per quanto riguarda il soprappeso che l’obesità.
Il sovrappeso e l’obesità sono una concausa presente in tutte le diverse espressioni della sindrome metabolica: ipertensione, ipercolesterolemia, diabete di secondo tipo. Il calo ponderale allunga statisticamente la vita e ne migliora la qualità. La strada è sempre quella: diminuzione dell’apporto calorico e aumento dei consumi energetici attraverso un’attività fisica proporzionata alle reali condizioni di partenza. Ma vediamo cosa dice Osserva Salute in merito alla pratica sportiva.

LO SPORT IN ITALIA RESTA “SCONOSCIUTO”
Ancora troppo sedentari gli italiani: in discesa il numero di sportivi in Italia, infatti se nel Rapporto 2007 relativo al 2005 solo il 20,9% della popolazione ha dichiarato di praticare in modo continuativo uno o più sport nel tempo libero, il rapporto quest’anno indica che a farlo è il 20,5% degli italiani. Come nel 2005, anche nel 2006 resta il 10,3% degli italiani che dice di praticarlo in modo saltuario, mentre gli individui che non svolgono alcuna attività sportiva sono il 41,1%. I dati stratificati per classe di età, mostrano, inoltre, che sono i giovani a svolgere attività sportiva in maniera costante, in particolare tra i 6 e i 24 anni. Come già rilevato nel Rapporto Osservasalute 2007, è confermata una importante dicotomia geografica con le regioni meridionali in cui la prevalenza di coloro che dichiarano di svolgere attività fisica in maniera continuativa è nettamente inferiore (Campania 15,1%, Puglia 15,2%, Calabria 12,9%, Sicilia 14,3%) rispetto al Nord (PA di Bolzano 39,9%, Valle d’Aosta 27,7%, Veneto 25,8% e Lombardia 24,3%).

In questa situazione il fitness, inteso come settore economico dei servizi, ha un’occasione storica per candidarsi partner ideale per la prevenzione primaria. La Sanità Ufficiale sta acquisendo consapevolezza che, oltre che misurare la situazione (test diagnostici,) occorre fare qualcosa per migliorare i parametri. Questo può avvenire solo in luoghi dove i cittadini siano educati con semplicità, serenità e serietà di contenuti, a rimettersi in movimento: una vera e propria operazione di alfabetizzazione motoria. Il ruolo degli operatori motori è proprio questo: aiutare le persone sedentarie da anni alla ripresa dell’attività fisica, strutturando una seria relazione professionale. I richiami ai corretti stili di vita da soli non bastano, anzi: i dati tendenziali sembrano confermare che c’è una diminuzione dell’attività motoria generale, nonostante gli appelli di questo ultimo periodo.
Il settore professionale del fitness ha un’occasione imperdibile davanti a se: vedremo se la saprà cogliere.

Per scaricare il PDF del Rapporto Osservasalute 2008, clicca qui

ALESSANDRO LANZANI
Medico specialista in medicina dello sport e in ortopedia, è direttore della Scuola di Professione Fitness, che dal 1986 ha formato migliaia di istruttori e personal trainer con i propri corsi, master e stage di formazione e aggiornamento professionale. Da anni promotore dei contenuti relativi al fitness metabolico tramite corsi e convegni scientifici su tutto il territorio nazionale, è autore di numerose pubblicazioni e libri di formazione e supporto professionale.

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