10/03/2009 Community Business

Falsi medici nelle palestre.Tre denunce, sequestrata un centro fitness. – A Parma e nel parmense controlli a tappeto dei Nas sull’esercizio abusivo delle professioni sanitarie. Ispezioni in 20 diverse attività.

La cronaca è chiara. I controlli dei Nas dei carabinieri praticati in Emilia hanno generato tali riscontri da emettere denunce nei confronti di tre istruttori per esercizio abusivo della professione medica. Infine, sempre in seguito alle indagini mirate dei Nas, un centro fitness nella provincia di Parma è stato sequestrato penalmente. La struttura aveva un valore di 500.000 euro.
La notizia è riportata sia dalla cronaca locale del quotidiano Repubblica sia dalla Gazzatta di Parma.
Nel merito degli articoli si evince che sono state contestate alle tre persone attività di diagnosi, anamnesi e terapia. Sia in ambito medico che in ambito fisioterapico.
Naturalmente seguiremo gli eventuali sviluppi di questo fatto. Per ora vale la pena di commentare una situazione più generale sulla quale va fatta chiarezza.

Il panorama delle attività svolte nei centri fitness, benessere e wellness è sempre più vasto con iniziative non sempre di facile interpretazione. Per gli operatori in buona fede che non hanno intenzione di cadere nell’abuso della professione medica, può essere opportuno seguire alcune lineee guida per evitare di incappare nel reato.
Criteri comportamentali per evitare di sconfinare in pratiche  mediche non consentite.
1) evitare di porre diagnosi anche se il cliente spesso fa domande che richiedono un giudizio diagnostico. La diagnosi è una competenza medica. Sulle schede ad esempio è opportuno scrivere: il socio riferisce …artrosi del ginocchio, piuttosto che il socio …”ha”.. il diabete. Questo perché se da una parte l’istruttore si deve fidare di quanto gli viene riferito dall’altra non può collegare informazioni tra loro generando una diagnosi.
2) La raccolta delle informazioni per generare un progetto di allenamento è di fatto una richiesta di informazioni ne più ne meno come l’anamnesi medica. Si tratta in questo caso di un’”anamnesi motoria” e non medica. Quello che cambia è la finalità. Da una parte è evidente che per proporre un programma di allenamento bisogna conoscere “qualcosa” della persona in modo che il programma sia commisurato alle motivazioni e alle reali possibilità del soggetto. Quindi è legittimo e opportuno fare domande anche di carattere inevitabilmente sanitario in senso lato. Ad esempio chiedere se un soggetto ha avuto traumi, fratture o lussazioni è importante per modificare tabella ed esercizi. Ma questo non è fare una diagnosi: la diagnosi è già stata fatta dal medico, l’istruttore si cautela soltanto, nell’ambito della sua professionalità, che il soggetto non abbia delle controindicazioni motorie già ampiamente classificate dal know how professionale del mondo del fitness. Una racolta di informazioni strettamente legate alla gestione motoria del soggetto è auspicabile. Fondamentale è attenersi scrupolosamente alle diagnosi riferite dal medico e ad eventuali indicazioni prescrittive.
3) I consigli alimentari sono ammessi quando si configurano sotto forma di consigli di stili alimentari congrui. Ad esempio poco alcol, pochi grassi animali, molta frutta e verdura. Diete chiuse con dosi, quantità e ripartizione nel tempo sono diete e sono di pertinenza medica. Un aggravante è la compilazione di diete personalizzate e nominali con la distribuzione delle quantità dei cibi pasto per pasto durante la settimana. Un ulteriore aggravante consiste nel percepire del denaro per questo tipo di prestazione medica.
4) Le misure e i test che si fanno sui frequentatori di centri fitness devono escludere il rilevamento di patologie e possono essere finalizzate solo alla verifica dei progressi raggiunti in termini di qualità motorie: forza, resistenza, mobilità e coordinazione.In altre parole  non sifanno test medici ma test motori.Esempio : si può misurare un quadricipite per valutare lìipertorofia muscolare. Non si può misurare la pressione arteriosa con relativo giudizio sul valore riscontrato.
5) Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità segnalano con chiarezza i limiti al di sotto dei quali occorre stare per evitare che soggetti affetti da patologie da sedentarismo (diabete di secondo tipo, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, obesità). Occorre stare al di sotto di questi limiti per non dare rischio acuto in soggetti che vengono in palestra per rispondere con il cambiamento degli stili di vita ad un rischio cronico generato dal sedentarismo. Il sedentarismo si pone come una patologia sociale “curabile” con uno stile di vita motorio. L’operatore motorio su questo non solo non fa diagnosi ma si preoccupa di raccogliere il massimo di informazioni per rispettare le indicazioni del mondo sanitario che attraverso la Medicina dello Sport e del movimento genera linee guida in continuo aggiornamento.
5) L’istruttore non dà terapie farmacologiche di nessun tipo.
6) Il centro non ha farmaci o presidi teraputici al proprio interno se non i kit inclusi nelle cassette di pronto soccorso presenti in qualsiasi ambiente pubblico e di lavoro.

Su  questo argomento ovviamente torneremo per ulteriori approfondimenti.
Alessandro lanzani
Medico Specialista in Medicina dello Sport
alanzani@professionefitness.com

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