10/05/2009 Costume e società

La medicina ufficiale a favore dell’attività motoria

Ormai è un fiume  in piena il flusso di informazioni a favore della pratica dell’attività motoria come prevenzione. Domenica 10 maggio il Corriere Salute ha dedicato l’ennesima pagina sull’opportunità di fare attività fisica per prevenire e curare le malattie occidentali.
Il pezzo a cura di Mabel Bocchi ha approfondito i temi cardiologici con Bruno Carù, cardiologo sportivo di fama mondiale: attività fisica misurata in dosi e frequenze, intensità basse e commisurate al livello di compromissione.
Il professor Carù sottolinea l’importanza della frequenza degli “allenamenti”: potremmo dire sul tempo motorio. Il tempo da dedicare all’attività motoria deve essere distribuito su più giorni della settimana e deve essere di almeno mezzora a volta. L’evidenza di un’azione terapeutica nei confronti dell’ipertensione arteriosa è stata documentata in decine di studi internazionali e anche nei trapiantati di cuore ci si avvale dell’attività nel recupero post intervento. Talvolta sono indicati anche i pesi, sì i tanto bistrattati pesi.
L’articolo ci ha fatto molto piacere non solo perché Carù è stato il professore di cardiologia dello Sport durante gli anni della mia specializzazione in Medicina dello Sport e di cui ho avuto l’onore di essere alunno, ma anche perché il contenuto dell’articolo conferma le linee guida di cui da anni siamo promotori nel mondo del fitness.

I mass media e  gli imprenditori del fitness
Il punto è che la stampa generalista da tempo sta promuovendo l’attività motoria come prevenzione sociale e, nonostante il successo anche commerciale di tutte le iniziative promosse nei centri fitness verso questa direzione, sembra proprio che a essere in ritardo siano proprio i centri fitness nel loro insieme. Probabilmente troppo occupati a verificare gli aspetti finanziari, gli imprenditori del settore si sono fermati alla costruzione di un’impresa incentrata più sul noleggio delle macchine che sull’erogazione di servizi differenziati come può essere quello di fitness preventivo, metabolico.
Il mercato della prevenzione è enorme, approvato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, risulta essere a basso costo per la collettività rispetto ai tradizionali costi sanitari e ad alta efficacia dal punto di vista del benessere; nonostante ciò gli imprenditori rischiano di perdere questo treno.
Il Corriere, Repubblica, i periodici  e gli specializzati ormai sembrano gli uffici stampa del fitness preventivo.

Ma …c’è più di un ma….
La stampa non dice di andare in palestra dice di fare attività fisica. E’diverso!
I centri fitness non riescono a presentarsi al pubblico come centri affidabili di avviamento motorio, nonostante i protocolli e le linee guida siano abbastanza semplici.
I titolari rischiano la beffa, milioni di persone si metteranno in movimento andando in bicicletta, correndo sugli argini dei fiumi  o nei parchi senza passare per la palestra.
I giornali aiutano, fanno la loro parte consigliando di fare movimento ma, mentre i centri fitness paradossalmente vorrebbero quei clienti non sanno come servirli.Non sanno il come. Ma il come c’è, esiste e sono i nuovi protocolli e le nuove linee guida del fitness metabolico.
I personal trainer dovrebbero completare la loro formazione  per imparare a trattare al meglio
quelle classi di sedentari, troppo fragili per essere considerati atleti e allenati con i metodi mutuati dalla preparazione atletica. Rimettere in moto i diabetici e  “ciccioni” è un’altra cosa, serve avere nuovi protocolli e un nuovo approccio mentale e relazionale. Ci vuole formazione e cultura perché quello che si rischia è di vedere le palestre vuote, personal disoccupati mentre quindici milioni di metabolici sbuffettando se ne andranno a caracollare al parco, soltanto al parco.

Forse è il caso di darsi una mossa, non vi pare?


Alessandro Lanzani

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