18/05/2009 Community Business

Rimini wellness, quale futuro? Il fitness 2.0!

E anche questa volta è andata! Rimini wellness consolida la sua posizione come fiera  del fitness di riferimento nel panorama nazionale.
L’evento ha tenuto nonostante i venti di crisi e visto che centinaia di persone ci hanno chiesto per i viali della fiera: “cosa c’è di nuovo ?” vediamo di abbozzare una risposta e un commento.

NOVITA’ TECNOLOGICHE
Nel professionale essenzialmente 4:   
Technogym completa il catalogo dei propri prodotti con l’aggiunta dello spinning. Molto belle le bike, almeno a noi è piaciuta la linea aerodinamica e il design. Presentato anche Vario, il nuovo ibrido tra stepper e cross trainer.
Matrix propone lo spinning per gli arti superiori, lo spunto è interessante e merita  attenzione conoscitiva da parte dei titolari. Bisognerà vedere oltre alla presenza carismatica di Jonny G. come verrà presentato l’attrezzo con particolare riferimento alle coreografie e alle modalità d’uso.
Precor si presenta con una linea di eccellenza: competitiva nella meccanica e nel design. Un’occasione per differenziarsi nella qualità.
Panatta si presenta con la linea progettata da Pininfarina: come tutte le cose innovative deve piacere, sicuramente è originale e di design.

IL FUN
La solita bolgia umana cui siamo abituati da 20 anni rappresenta fonte di orgoglio e di soddisfazione per gli organizzatori. Giustamente. Sembra essere calata un po’ la qualità media sia dei partecipanti che degli eventi. Qualche proposta rappresenta più una bizzarria motoria che la  reale possibilità di soddisfare i clienti del mondo fitness. Nelle discipline  che gli organizzatori chiamano “fun” compaiono comunque novità di vario genere.
Personalmente nutro qualche dubbio sulla praticabilità di massa di strumenti a metà tra i trapezi da circo e le altalene. Estremamente eleganti a vedersi quando fatti da ginnasti di provata efficienza fisica. Qualche incertezza sulla praticabilità dei normali clienti di palestra. Rappresentano una nicchia di interesse su cui bisogna lavorare ancora un po’. Conferma del mitico step e di tutti i tappeti inclinati per il walking.  Pilates confermato in tutte le sue varianti da un grande interesse del pubblico.

LOGISTICA
4 giorni sono troppi per le aziende e per il pubblico non professionale. Giovedì la partecipazione del pubblico è stata davvero modesta. Il giovedì va annullato e accorpato al venerdi. In altre parole tre giorni sono più che sufficienti. Non è cosi per gli organizzatori che devono rispondere al criterio delle presenze alberghiere sul territorio. Chi ne paga le conseguenze sono gli operatori che pagano un giorno in più di permanenza a Rimini. Vedremo l’anno prossimo.
I parcheggi all’uscita sono micidiali, il collo di bottiglia che si forma all’uscita per il controllo della gabella/pedaggio è inaccettabile. Non all’altezza della mitica capacità organizzativa romagnola. L’architetto che ha progettato le uscite dovrebbe essere condannato a fare la stessa fila tutte le sere insieme agli operatori che bivaccano in attesa dello sdoganamento.Vedremo l’anno prossimo.
Internet cafè. Francamente tre computer connessi sono un po’ pochini. Meglio sarebbe stato sblindare la wireless zone nei  padiglioni come sta avvenendo in tutte le fiere del mondo. Considerando la dimensione della fiera e il pubblico coinvolto si poteva fare qualcosa di più. Vedremo il prossimo anno.

QUALE FUTURO? IL FITNESS 2.0.!
Con questa fiera possiamo considerare portato a piena maturazione il fitness/wellness 1.0.
Ovvero il ferro tecnologico è stato portato ormai  piena maturazione.
Il fitness/wellness 2.0  è tutto da inventare.
La direzione è quella della prevenzione, della rieducazione motoria,  e del servizio alla persona.
Occorre coinvolgere i sedentari, le istituzioni e il mondo della medicina. Occorre aprirsi ad una nuova comunicazione sia tecnica che generalista. Sia nazionale che locale.
E’ la nuova sfida che chiama all’appello aziende e uomini. Vale per la singola palestra, per il sistema Italia, Europa e Mondo. Vedremo se il settore saprà superare le logiche aziendaliste che fin qui hanno fatto la storia anche di successo del fitness. Ma da qui in avanti è un’altra musica.
Forse è arrivato il momento delle aggregazioni, spinte certamente anche dalla crisi interna al settore e generale. Forse è il momento in  cui i titolari di centri fitness devono rendersi conto che il loro fitness 2.0 consiste nel trasformarsi da noleggiatori di macchine in erogatori di servizi alla persona a valore aggiunto.
Forse è il momento in cui le varie scuole, scuolette e scuoline di formazione si presentino al pubblico con standard qualitativi leggermente superiori a quelli attuali. Il diplomifico fai da te, micro o macro che sia, deve finire. Alcune proposte formative oscillano tra la truffa e la circonvenzione d’incapace. I titolari di centri fitness poi devono fare un passo indietro sull’autoreferenzialità e un passo avanti sull’associazionismo. E’ anche vero che il panorama associativo sembra vivere un momento di stanca. Non si può basare una proposta associativa  sulle agevolazioni fiscali. Quali sono le proposte delle associazioni dei centri fitness in merito allo sviluppo dei servizi? Alla garanzia di qualità del personale? Alla chiarezza delle proposte?
Non mi sembra che ci sia in giro uno straccio di idea di politica del fitness da parte degli operatori: una strategia di rapporti istituzionali con la sanità, con le amministrazioni e con la comunicazione generalista. Per costruire dei nuovi flussi di clienti in palestra occorre investire tempo e  soldi e avere una soprattutto avere una visione. Il titolare medio sembra dire al collega “ vai avanti tu che a me viene da ridere”  tutti  si scambiano l’invito. Il treno sta partendo e tutti stanno a discutere su chi deve comprare il biglietto. Facile: ognuno deve comprare il suo.

 Alessandro Lanzani

 

 

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