04/06/2009 Riabilitazione

La massoterapia nelle lesioni dei tessuti molli. Considerazioni generali

La micro-traumatologia muscolare, e la conseguente disfunzione più o meno invalidante di un distretto anatomico, è frequente nelle dinamiche quotidiane di un individuo. Il soggetto che esegue una ricca varietà di movimenti, assume degli atteggiamenti posturali i più naturali e fisiologici e riposa a sufficienza, è in grado di affrontare e di risolvere queste microtensioni spontaneamente, senza l’intervento di soggetti esterni. Altrettanto frequente è il caso di soggetti che svolgono attività lavorativa di tipo ripetitivo, o atleti sottoposti a carichi progressivamente crescenti: l’area sotto stress viene usurata, provocando una serie di micro-lesioni e di tensioni secondarie di tipo protettivo a carico della muscolatura agonista, che a sua volta sollecita la muscolatura antagonista ad aggiustarsi di conseguenza. Se in un primo momento le formazioni cicatriziali sono di fondamentale importanza per riparare il danno tessutale, le retrazioni, spesso di tipo antalgico, che si mantengono per giorni, settimane o mesi, impediscono una buona permeabilità vascolare e, di conseguenza, viene compromesso l’apporto di ossigeno e di sostanze nutritive alle fibre muscolari. L’ipotrofia che ne consegue fa perdere elasticità al tessuto connettivale di sostegno, condizionando la mobilità distrettuale e in generale gli atteggiamenti posturali. Nell’atleta la forza ottimale di un muscolo non può essere ottenuta senza ricercare l’allungamento e la flessibilità del suo antagonista; situazioni aderenziali o ipertoniche di un distretto muscolare si riflettono necessariamente sul suo opposto. Lo sbilanciamento della muscolatura agonista-antagonista è spesso artefice di patologie discali, infiammatorie tendinee, muscolo-distrattive, altera inoltre la normale biomeccanica articolare condizionando negativamente la performance del gesto sportivo. L’approccio riabilitativo raramente si esplica isolatamente sul muscolo interessato alla disfunzione: molto più di frequente è necessario valutare l’intera area anatomo-funzionale e trattarla utilizzando in sinergia le varie tecniche fisioterapiche.

LA DIAGNOSI
Una buona conoscenza dell’anatomia e dei meccanismi mediante i quali i diversi tessuti rispondono alle lesioni, deve essere sempre accompagnata da un’accurata anamnesi dell’atleta per comprendere la dinamica del danno. L’esame fisico va effettuato rispettando cronologicamente le fasi di ispezione, palpazione e valutazione dei movimenti attivi e passivi. L’ispezione inizia nel momento in cui l’atleta entra camminando nello studio o nel centro. L’età, il sesso, le caratteristiche fisiche, il tipo di sport praticato, sono elementi altrettanto importanti quanto la dinamica del trauma e le eventuali recidive, raccomandandogli di richiamare alla mente il maggior numero di dettagli possibile. L’esame palpatorio è fondamentale nella valutazione della massa muscolare e della configurazione ossea, nell’ispezione di zone tumefatte, arrossate, contuse, o soggette a spasmo muscolare; è importante per individuare i punti dolenti e la loro profondità, se sottocutanea, muscolare, legamentosa, tendinea o ossea. La diagnosi di lesioni muscolari può essere confermata facendo compiere dei movimenti contro resistenza, stimolando così l’insorgenza del dolore nell’area in cui è stato riscontrato alla palpazione. Con la palpazione può essere individuato qualsiasi ispessimento o massa. Un tessuto cicatriziale cronico può essere avvertito al tatto sotto forma di noduli, mentre un ematoma intramuscolare causa la comparsa di una vasta area di indurimento. Un senso di sfregamento può essere apprezzato sulle aree di tenosinovite o di peritendinite: in questo caso l’atleta avverte una sensazione di scricchiolio.
L’ampiezza o l’eventule difficoltà nel compiere i movimenti sia attivi che passivi rappresenta un fattore significativo per la diagnosi, così come il grado di rigidità o di flessibilità articolare. La massoterapia applicata alle lesioni dei tessuti molli sarà essenziale al recupero e al riequilibrio di un efficiente gesto sportivo, specialmente se accompagnata alle metodiche di massaggio tradizionale (svedese, connettivale, miofasciale), così come sfruttando, in particolari occasioni, le tecniche di allungamento muscolare analitico (Anderson) o neuromuscolare (PNF, CRAC).

LA TECNICA
Il massaggio dei tessuti molli in presenza di una lesione si pratica applicando una pressione all’interno del tessuto in questione, mentre simultaneamente si stirano le fibre in modo da seguire il loro allineamento anatomico. Una pressione appropriata deve essere mantenuta mentre il tessuto viene mosso o scollato dal sottostante, grazie, ai movimenti del terapista o del soggetto stesso. Il lavoro di allungamento e di movimento localizzato è funzionale per la separazione delle fibre o dei gruppi muscolari attigui, vincolati da formazioni cicatriziali. Questa particolare tecnica si applica sempre dopo avere inizialmente riscaldato e vascolarizzato l’area grazie alle manualità del massaggio svedese: questo permette un approccio più agevole al tessuto adeso, specialmente se profondo. Il punto da premere deve essere raggiunto con cura e progressivamente mantenuto, mentre la parte viene stirata attivamente dall’atleta o passivamente dal terapista. La direzione e l’angolo d’applicazione della pressione dovranno essere trasversali, se si vogliono separare gruppi muscolari adiacenti, mentre saranno perpendicolari se si lavora sul ventre di un singolo muscolo. Se si lavora in prossimità di una porzione ossea, la direzione della spinta deve essere opposta rispetto alla superficie ossea per evitare contusioni o ematomi. Al mantenimento della pressione può essere sommata una forma di frizione sulla parte trattata.

MODALITÀ D’ESECUZIONE
Esistono tre modalità per eseguire il massaggio dei tessuti molli:
Passivo

Esempio di trattamento dei muscoli ischiocrurali in modalità passiva.

 

Attivo

 Esempio di trattamento dei muscoli ischiocrurali in modalità attiva.

Sotto carico

 Esempio di trattamento dei muscoli ischiocrurali in contrazione eccentrica (modalità sotto carico)


Mentre nelle modalità attiva e sotto carico è il soggetto che esegue i movimenti della porzione muscolare trattata, nella modalità passiva è il terapista che si muove sul muscolo: in tal modo si ottiene un buon rilassamento generale e per questo motivo deve essere effettuato nella prima parte del trattamento. La modalità attiva permette di concentrare il lavoro sulla porzione fibrosa del muscolo: grazie ai movimenti indotti dal soggetto è possibile rompere i ponti fibrotici sottostanti il punto di pressione. Questa modalità è ben accettata dall’atleta, specialmente se la parte è particolarmente dolente: coinvolto direttamente è in grado di controllare il proprio disagi
o. Applicando una forza contro-resistente al muscolo antagonista, durante il massaggio in
modalità attiva, è possibile aumentarne l’efficacia decontratturante grazie al noto p
rincipio di inibizione reciproca. 

Esempio di trattamento degli ischiocrurali contro resistenza.

La modalità sotto-carico è l’ultima applicazione in un programma di trattamento massoterapico. Si esegue prevalentemente sugli arti inferiori in stazione eretta, in stato di contrazione eccentrica.

ATTREZZI DEL MESTIERE
Le porzioni anatomiche utilizzate dal terapista, come strumenti per il massaggio, sono: i pollici, le dita lunghe, le nocche delle mani, gli avambracci, i gomiti. Le superfici muscolari più larghe devono essere inizialmente distese utilizzando gli avambracci, prima di applicare le pressioni digitali nei punti retratti. Le pressioni profonde devono essere applicate utilizzando una postura, da parte del terapista, che minimizzi lo sforzo. Determinate pressioni possono essere aumentate grazie all’utilizzo di entrambe le mani, o del peso del corpo, evitando possibilmente di perdere la sensibilità palpatoria.

Trattamento specifico su un tendine

 

Trattamento specifico su un tendine con rinforzo della mano opposta.

In alcuni casi il trattamento può essere condotto attraverso gli indumenti,
là dove l’attività svolta è esposta a fattori metereologici avversi.

SUGGERIMENTI UTILI
• Ricercare i punti di pressione lentamente e in maniera precisa, evitando di stringere i tessuti.
• Armonizzare la pressione in funzione alla respirazione del soggetto, guadagnando in profondità durante l’espirazione. Quando si lavora un’area particolarmente congestionata, aspettare anche due o tre espirazioni prima di raggiungere la pressione utile e funzionale allo scopo.
• Inizialmente far eseguire al soggetto dei movimenti di allungamento passivo, seguiti da movimenti attivi, rassicurandolo che il gesto è stato compiuto correttamente.
• Evitare di rimanere troppo a lungo in un punto.
• Restare sempre in contatto verbale con l’atleta.

di Roberto Dagani

Roberto Dagani: dottore in Scienze Motorie, massofisioterapista e massaggiatore sportivo svolge attività ambulatoriale libero professionale. Terapista personale di atleti olimpionici della nazionale italiana di nuoto e di triathlon, collabora con diverse società sportive a carattere locale. Relatore in occasione di stages e corsi di aggiornamento sul massaggio sportivo, è anche autore di articoli su riviste specialistiche.
Massaggio sportivo. Alea edizioni 2002
Il testo, corredato da 80 foto e da 30 tavole anatomiche, propone, con una veste chiara e intuitiva, delle tecniche manuali, dinamiche e sicure, per il trattamento efficace della micro-traumatologia dei tessuti molli nello sportivo. I capitoli a carattere puramente pratico sono preceduti da una descrizione sulla conformazione dei tessuti connettivi e le interazioni tra il danno tessutale, l’infiammazione, e gli eventi riparativi. Si accenna anche all’influenza che interventi esterni come la fisioterapia o i farmaci possono avere nell’approccio riabilitativo.

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