18/06/2009 Allenamento

La misurazione della mobilità composta

Nell’ambito della valutazione dell’efficienza dell’apparato locomotore, uno dei problemi riguarda la quantificazione dei range di mobilità articolare e di flessibilità muscolo-tendinea, verificabili per mezzo di test attendibili e di facile riproducibilità. Mentre risulta semplice comprendere che per analizzare tutti i range di un movimento di una determinata articolazione, in linea teorica si deve fare riferimento ai molteplici piani e assi di movimento, al contrario diventa estremamente difficile analizzare il movimento direttamente sul campo di allenamento con strumenti di misura quantitativi che hanno buona precisione e costi contenuti.
Attualmente, il metodo più indicato, ma ancora costoso, prevede il posizionamento di markers su segmenti articolari e in seguito rilevabili da una telecamera collegata ad un computer. Essi permettono la registrazione della posizione del segmento interessato e di collocarlo nello spazio tridimensionale, ciò permette di quantificare, immediatamente, le ampiezze in gradi, dei movimenti articolari.
Un’altra soluzione, meno precisa, di ordine qualitativo, si realizza dando un giudizio scritto su protocolli preordinati circa la funzionalità dell’articolazione oggetto di studio, rapportandola ad una scala di valori personali. Essa è elaborata sfruttando l’esperienza pregressa del tecnico e in seguito confrontata con i dati teorici dei differenti gradi di mobilità articolare del corpo umano1 (tabella 1). In modo analogo si procede quando si esamina la mobilità articolare della parte lesa e si confronta con la contro-laterale sana al fine di ripristinare l’efficienza persa in seguito ad un insulto traumatico e successiva riabilitazione.

Pur riconoscendo l’efficacia operativa di un tale metodo di valutazione, da un punto di vista scientifico risulta impreciso, non fornendo dati oggettivi che permettano a tutti coloro che si occupano del problema di poter disporre di dati probanti inoppugnabili.
Per quanto riguarda la flessibilità muscolo-tendinea il problema è stato risolto definendo con precisione la posizione muscolo articolare dove verificare la misura. Si procede con un test analitico, seppur non rappresentativo delle molteplici possibilità di allungamento muscolare, ma predittivo dello stato di funzionamento generale delle articolazioni e della capacità di elongazione mio-tendinea dei distretti muscolari specifici presi in considerazione. La maggior parte delle misure di flessibilità sono
orientate ad eseguire archi di movimento predefiniti o a effettuare direzioni rettilinee da seguire ricercando il massimo allungamento. Tale semplificazione ha reso i test di facile esecuzione
ed eseguibili in modo preciso da più operatori, sia in laboratorio, che sul campo. Questo ha permesso ai tecnici del settore di raccogliere e valutare dati numerici attendibili, potendo confrontare un individuo sia in modo trasversale, cioè in rapporto a valori percentili ricavati da una popolazione tipo presa a campione, sia in modo longitudinale, cioè confrontando lo stesso individuo nel tempo, prima e dopo un programma di allenamento individualizzato.

Ritenendo i test quantitativi (a differenza di quelli qualitativi) meno condizionati dalle interpretazioni personali, ricordiamo che le misure della flessibilità muscolo-tendinea sono realizzate tramite due fasi: dapprima il soggetto parte da una posizione naturale ed esegue l’esercizio grazie alla mobilità articolare concessa dalle articolazioni e dalla flessibilità muscolo-tendinea del segmento corporeo preso in esame. Poi si opera in modo più specifico sulla componente muscolo-tendinea e si ricerca il massimo allungamento in modo autonomo.

Mezzi e metodi per la misurazione della flessibilità muscolo-tendinea

I seguenti cinque test di valutazione della flessibilità muscolotendinea sono ritenuti fondamentali.

1 – Il test di flessibilità nell’abduzione degli arti inferiori da seduto.
2 – Il test di flessibilità del busto dalla stazione eretta.
3 – Il test di flessibilità del busto dalla stazione seduta.
4 – Il test di flessibilità delle spalle da decubito prono
5 – Il test di flessibilità del busto in estensione da decubito. Prono.

Sono vincolanti i seguenti punti:

sia mantenuto costante l’orario delle prove, al fine di evitare interferenze determinate dalla variazione della flessibilità durante la giornata;
siano evitate, almeno due giorni prima dei test, esercitazioni che possano determinare affaticamento muscolare e dolori a scoppio ritardato, compromettendo la capacità di allungamento dei distretti muscolari presi in esame;
sia effettuato il test a freddo, in modo lento e graduale, potendo così evidenziare la naturale capacità di allungamento statico, dell’unità muscolo-tendinea nelle normali condizioni di riposo e non viziata dalle procedure di riscaldamento.

a. test di flessibilità nell’abduzione degli arti  inferiori da seduto

Il soggetto siede su un apposito sedile di forma rettangolare alto 9 cm da terra, largo 41 cm e lungo 110 cm. All’estremità, su uno dei due lati corti, si trova il centro di rotazione di un goniometro: evidenziato da un montante di venti centimetri al quale il soggetto deve aderire con il pube. Il goniometro è munito di due lunghi bracci, simili a quelli di un compasso, alti 7 cm da terra, larghi 14,50 cm e lunghi 65 cm, dove il soggetto deve posizionare gli arti inferiori tenuti in estensione. Grazie a due alette laterali bloccanti, il soggetto può abdurre le gambe aprendo così il goniometro, a tal fine è richiesto un movimento lento e continuo in modo da escludere il riflesso da stiramento

(Figura 15). Un operatore vigila che il test sia eseguito correttamente mentre un secondo tecnico prende nota del valore sull’apposita scala graduata; sono consigliate tre prove, con un tempo di recupero tra di esse di circa un minuto e infine si terrà buona e quindi registrata, la miglior prestazione.


b. test della flessibilità del busto dalla stazione eretta (ts-Fmt-Se)


Il test consiste nel far salire il soggetto a piedi scalzi su un cubo di legno alto 50 centimetri, nel centro di uno dei suoi lati verticali è stata applicata una scala centimetrata con la posizione dello zero a livello del piano di appoggio dei piedi (asta graduata con escursione compresa tra –20 e +40 cm). Dopo aver fatto salire il soggetto sul cubo, ed effettuato il posizionamento dei piedi scalzi uniti e a filo dello spigolo del cubo, allineati sulla linea di mezzeria in corrispondenza della scala centimetrata,
viene chiesta al soggetto una flessione del busto in avanti. Il movimento deve essere lento e progressivo al fine di evitare l’attivazione dei fusi neuromuscolari, ma senza soluzioni di continuità fino al raggiungimento della massima flessibilità muscolo-tendinea, mantenendo le ginocchia in estensione e il capo flesso avanti. Con le mani sovrapposte ed utilizzando la punta delle dita medie, come indicatore scorrevole per la scala centimetrata è raggiunta la massima flessibilità muscolo tendinea sulla scala centimetrata (Figura 16).

Un operatore vigila che il test sia eseguito correttamente, vengono effettuate tre prove, con un tempo di recupero tra di esse di circa un minuto e registrata la migliore.

c.test di flessibilità del busto dalla stazione seduta (ts-Fmt-Ss)

In questa valutazione lo strumento è simile al precedente, con le seguenti nuove misure: altezza 30 cm, profondità 40 cm, e larghezza 50 cm. A differenza di prima, il soggetto viene fatto sedere a terra con le gambe in estensione ed i piedi uniti scalzi in appoggio sulla pedana, che ora appare ruotata con un angolo di 90°. A livello dell’appoggio dei piedi si evidenzia lo zero della scala centimetrata (asta graduata con escursione compresa tra – 20 e + 30 cm), che ora risulta essere parallela rispetto al pavimento. Le modalità esecutive di questo secondo test sono le medesime di quelle descritte precedentemente

d.test di flessibilità delle spalle da decubito prono

Il soggetto è fatto sdraiare in decubito prono su un tappeto. La fronte deve essere a contatto con il tappeto, le braccia in estensione in avanti impugnano alla larghezza delle spalle una bacchetta di diametro di 2 cm, le gambe sono bloccate da un fermo (ad esempio si può utilizzare l’ultimo grado di una spalliera) (Figura n°18).


 Il soggetto è invitato a sollevare le braccia senza staccare la fronte da terra e senza flettere i polsi.

E’ misurata con un metro rigido la distanza tra il pavimento e la parte bassa della bacchetta. Un operatore vigila che il test sia eseguito correttamente, mentre un secondo tecnico prende nota del valore ottenuto. Sono eseguite tre prove, con un tempo di recupero tra loro di circa un minuto e registrata la migliore.

e. test di flessibilità del busto in estensione da decubito prono

Il soggetto è fatto sdraiare in decubito prono su un tappeto, come nel test precedente, e invitato, mantenendo le mani alla nuca ed il capo in estensione, ad effettuare un arco dorsale, senza sollevare le creste iliache. E’ misurata con un metro di legno la distanza tra il tappeto e il mento del soggetto (Figura 19). Un operatore vigila che il test sia eseguito correttamente, mentre un secondo tecnico prende nota del valore ottenuto.
Sono eseguite tre prove, con un tempo di recupero tra loro di circa un minuto e registrata la migliore.

di Massimiliano Gollin

MASSIMILIANO GOLLIN

Laureato in Scienze e Tecniche dell’Attività Fisica e Sportiva presso la Facoltà di Scienze dello Sport dell’Università Claude Bernard di Lione e in Scienze Motorie presso l’Università di Torino, ha conseguito la specializzazione in Kinesiologia Preventiva e Rieducativa presso l’ISEF di Torino e successivamente in Scienze e Tecniche dello Sport e dell’Allenamento presso la Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Motorie, SUISM, Università degli Studi Università di Torino. Docente presso la Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Motorie, SUISM, Università degli Studi di Torino e presso la Scuola dello Sport di Roma. Svolge attività di consulenza per allenatori e preparatori fisici nell’ambito del ri-atletismo e fitness, triathlon, sollevamento pesi, sci, ciclismo, maratona, scherma. Responsabile presso il Centro Ricerche Scienze Motorie, dell’Unità di Allenamento e Perfor-mance, SUISM, Università degli studi di Torino.
È giornalista pubblicista.

Estratto da L’allenamento della mobilità dell’apparato locomotore

Il fitness 2.0 ha bisogno di nuovi libri che riaggiornino il sapere dei personal trainer, dei laureati in scienze motorie e degli operatori di settore. La mobilità non è solo stretching ma il prerequisito per generare allenamento in soggetti sportivi e sedentari. Il nuovo testo di Massimiliano Gollin assolve proprio a questa funzione: dare gli strumenti ai personal trainer per fornire servizi più efficaci e corretti dal punto di vista scientifico.La fidelizzazione non nasce solo da una relazione confidenziale e simpatica con i propri clienti ma anche e soprattutto da un solido impianto tecnico che sa fornire le giuste soluzioni a tutti i clienti. “L’allenamento della mobilità dell’apparato locomotore” assolve  pienamente a questa funzione. 

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