09/07/2009 Allenamento

Protrusione discale L5 – S1

di Davide Fogliadini e Alessandro Lanzani

Capita spesso che in palestra si presentino all’attenzione dell’istruttore o del personal trainer dei casi particolari, in cui il soggetto è portatore di patologie che in palestra devono essere affrontate con particolare cautela e solide conoscenze. Il lavoro dell’operatore, in questi casi, senza avere alcuna connotazione riabilitativa, si carica comunque di responsabilità; per questo è importante stabilire un metodo di studio e lavoro che consenta di affrontare con serenità e competenza anche le situazioni più complesse, individuando nel contempo i propri ambiti d’intervento e i limiti operativi.

Anamnesi e storia clinica

Matteo P. ha 23 anni. Presenta una struttura scheletrica esile ed una muscolatura sottile, anche se con un discreto tono: il classico longilineo. Nonostante il peso corporeo contenuto, 65 kg, la mancanza di movimento unitamente a un’attività professionale molto pesante dal punto di vista fisico, fanno sì che il soggetto soffra di reiterati episodi di lombosciatalgia. La risonanza magnetica evidenzia chiaramente, nella scansione eseguita sul piano sagittale, una certa debolezza strutturale dei dischi intervertebrali, e permette di osservare nitidamente una riduzione significativa del loro spessore tra la 5° lombare e la 1° sacrale. Il fatto che i corpi vertebrali non presentino la caratteristica forma “a rocchetto” ci conferma il buono stato della struttura scheletrica e la sua giovinezza. Matteo si avvicina quindi alla palestra con due esigenze: sconfiggere il mal di schiena e costruirsi una struttura maggiormente tono-trofica.

Descrizione della patologia
La netta riduzione dello spazio intersomatico procura una continua sofferenza del disco intervertebrale. Naturalmente questo stato è associato a una perdita importante di quelle qualità ammortizzanti tipiche della struttura discale. La spiegazione è data, tra l’altro, dall’impossibilità di reidratarsi da parte del nucleo polposo; ricordiamo che si presenta come una piccola sfera  gelatinosa posta al centro dell’anello fibroso. In condizioni di fisiologica pressione si presenterebbe perfettamente sferica, assolvendo al meglio il suo compito. In questo caso, neanche il riposo notturno (momento durante il quale la colonna vertebrale si riallunga permettendo ai dischi intervertebrali di “ricaricarsi d’acqua”) ne ripristina la sfericità. Il risultato? Un’irritazione del nervo sciatico che provoca dolore intenso, ipofunzionalità dell’arto inferiore e, qualche volta, la perdita di sensibilità cutanea.

Informazioni necessarie per trattare il caso
Anche se il referto che accompagna la R.M. è chiaro, un E.O.M eseguito con scrupolosa attenzione arricchisce il quadro di ulteriori, preziose informazioni che permetteranno al tecnico di sala di risolvere positivamente il caso. La valutazione posturale eseguita sul piano sagittale evidenzia una marcata iperlordosi del tratto lombare; questo atteggiamento scheletrico viene confermato da un ipertono dei muscoli flessori dell’anca. Posteriormente si apprezza una situazione simile a carico dei paravertebrali. Inoltre, l’addome di Matteo si presenta prominente, in apparente antitesi con la sua magrezza: l’ipotono dei suoi muscoli addominali ne è la causa. Una ridotta flessione del dorso permette di constatare con certezza una retrazione della muscolatura posteriore della coscia, gli ischiocrurali. Un provabile compenso di tipo antalgico, cioè uno spasmo cronico dei muscoli adottato per ridurre la sensazione dolorifica. Sul piano frontale non emergono particolari asimmetrie muscolo-sceletriche.

Obiettivi
Come sempre le problematiche legate al tratto lombare di questo tipo giovano moltissimo di una “cintura muscolare addominale “ efficiente: in quali termini? Sia dal punto di vista del tono, che dell’elasticità. Un equilibrio di questi aspetti mantiene la mobilità articolare, vitale per il nostro soggetto. Il suo leggero sottopeso sposta il lavoro verso l’ipertrofia, perlomeno con una quota pari al 30% della totalità. Strategia compatibile con il quadro clinico, a condizione che la scelta degli esercizi sia sensata.

Come realizzarli
Un allenamento efficace deve essere caratterizzato dalla stimolazione equilibrata delle fisiologiche qualità motorie: resistenza-forza-mobilità articolare. In questo caso specifico ci troviamo tra le mani un giovane atleta potenzialmente orientato verso le prime due. La sua patologia deve necessariamente privilegiare la terza. Consigliamo un’impostazione di questo tipo: 20 minuti di attività aerobica, 15 di “ipertrofia intelligente” e 25 divisi tra una razionale tonificazione della cintura addominale e il suo allungamento

Esercizi consigliati
– Ciclette: il sacro si articola al bacino grazie alle articolazioni sacro-ilache; questo simulatore aerobico permette di compiere una vera e propria ginnastica articolare di questa zona. Variare spesso l’altezza del sellino.
– Addominali in scarico: come in altre patologie simili, è necessario ricreare un equilibrio tra tono muscolare e compressione vertebrale.  Selezionare quegli esercizi come i crunches con gli arti inferiori in scarico sulla panca e tutte le loro varianti più soft.
– Paravertebrali: la scelta è sufficientemente ampia da permettere una proposta variata e abbastanza divertente. Iniziare con esercizi semplici per verificare la risposta della struttura e proseguire con movimenti più intensi e complessi. Classicamente, tutti gli esercizi sono da fare in decubito prono.
– Autoallungamento: una quota importante dell’allenamento va dedicata allo stretching; proporre un’attività posturale e di mobilizzazione da alternare all’interno della stessa seduta.

Esercizi sconsigliati
– Ergometro, step e in particolar modo la corsa: ribadire l’effetto compressivo di questo gesto atletico potrebbe sembrare superfluo… Il tapis roulant è utilizzabile a bassa velocità, senza aumentare troppo la pendenza, per non innescare contratture muscolari di compenso nella zona lombare.
– Squat con bilanciere, stacchi da terra: no comment! Ammessi piegamenti sulle gambe a carico naturale.
– Iperestensioni su panca. Nella fase passiva provocano una situazione di carico vertebrale eccessiva. Sono da preferire nettamente gli esercizi a terra, molto più razionali.

Controllo degli obiettivi
Il primo mesociclo dovrebbe essere caratterizzato da una puntuale verifica, almeno bisettimanale. Vanno osservati con la massima attenzione i progressi del tono della cintura addominale-paravertebrale e della flessione dorsale, indice di un rilassamento della muscolatura posteriore della coscia. Successivamente si possono diradare i controlli ogni 10 giorni. Lavorando con un soggetto giovane è importante mantenere alta l’attenzione e l’entusiasmo circa i risultati. Con razionalità, variare il più possibile la routine d’allenamento.

Alla TAC si evidenziano particolari interessanti. Il tratto lombare è analizzato in una proiezione laterale.


A: nucleo polposo.


B: anello fibroso.


L4: quarta vertebra lombare.


L5: Quinta vertebra lombare.


S1: prima vertebra sacrale


La freccia tra L5 e S1 indica la protrusione posteriore dell’anello fibroso che lascia quindi un’impronta sul midollo spinale.


La parte anteriore del corpo è a sinistra; quella posteriore: la schiena è a destra.

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