10/07/2009 Costume e società

Si parla di prevenzione ma si spende in medicazione

Et voilà cari amici di fitness! È uscito oggi (9 luglio 2009) il rapporto annuale dell’Agenzia Italiana del Farmaco che analizza la spesa dei farmaci in Italia. I numeri raccontano quello che sta succedendo: mentre a parole si fa un gran parlare di prevenzione sanitaria con il miglioramento degli stili di vita, nei fatti continuiamo a consumare più farmaci e a spendere più soldi, sia pubblici che privati, per le medicine. E mentre le case farmaceutiche fanno il loro mestiere, il mondo istituzionale e politico non sa prendere provvedimenti efficaci per aumentare la quantità e la qualità della vita delle persone con un modello sostenibile. Allo stesso tempo, il settore del fitness (ma siamo davvero un settore o una somma casuale di noleggiatori di macchine fitness?) tace come se fosse in coma farmacologico (Sic!). Eppure dovremmo essere i più interessati e abbiamo anche dei buoni argomenti. Ma andiamo per gradi. Questo è l’abstract del sito dell’agenzia Italiana del farmaco (www.agenziafarmaco.it); in blu riportiamo le note dell’autore.

Nel 2008 il mercato farmaceutico totale, comprensivo della prescrizione territoriale e di quella erogata attraverso le strutture pubbliche (ASL, Aziende Ospedaliere, Policlinici Universitari ecc.) è stato pari a circa 24,4 miliardi di euro, di cui il 75% rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). In media, per ogni cittadino italiano, la spesa per farmaci è stata di circa 410 euro con un periodo di trattamento di 537 giorni.
Nota dell’autore. Le statine, ovvero i farmaci per la prevenzione farmacologia cardiovascolare, sono di recente introduzione e in pochi anni hanno contribuito in buona parte a spostare la spesa dai 15 miliardi del 2002-2003 ai 24 di oggi: un impatto di circa 10 miliardi di euro, pari a una cospicua manovra finanziaria. Che si rinnova ogni anno.

I farmaci del sistema cardiovascolare, con oltre 5 miliardi di euro, sono in assoluto i più utilizzati, con una copertura di spesa da parte del SSN di quasi il 93%. Altre categorie terapeutiche di rilievo per la spesa sono: i farmaci gastrointestinali (il 13% della spesa), i farmaci del sistema nervoso centrale (12,1%), gli antimicrobici (11%) e gli antineoplastici (11%). Questi ultimi sono erogati sostanzialmente per intero (99,2% della spesa) a carico del SSN, prevalentemente attraverso le strutture pubbliche. Le categorie maggiormente a carico dei cittadini sono i farmaci dermatologici (per l’88% della spesa), i farmaci genito-urinari e ormoni sessuali (54,5%) e i farmaci dell’apparato muscolo-scheletrico (54,3%).
Nota dell’autore. Senza fare troppo l’analista sembra che se prendiamo più farmaci per la gastrite (+ 13% rispetto al 2007) e per sedarci (+ 12% di farmaci per il sistema nervoso centrale) forse stiamo curando i segni dello stress collettivo. Anche qui l’attività benefica del movimento e degli stili di vita attivi è segnalata a chiare lettere dall’OMS (Organizzazione Mondiale sella Sanità).

La spesa farmaceutica territoriale complessiva, pubblica e privata, nel 2008 è stabile rispetto all’anno precedente, mentre la spesa a carico del SSN è diminuita dell’1% in larga misura a causa di un aumento del ticket (+20%) e di una diminuzione dei prezzi (- 6,9%).
Nota dell’autore. È evidente lo stato spende di meno non perché affida a dei suoi funzionari il governo del fenomeno e la scelta delle priorità, ma perché scarica sul privato la spesa con lo strumento del ticket (una tendenza che si verifica sia con governi di destra che di sinistra).

Il consumo farmaceutico territoriale di classe A-SSN (totalmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale) è aumentato del 4,9% rispetto al 2007: ogni mille abitanti sono state prescritte 924 dosi di farmaco al giorno (erano 580 nel 2000). Attraverso le farmacie pubbliche e private sono stati acquistati nel 2008 complessivamente 1,8 miliardi di confezioni (circa 30 per abitante).
Nota dell’autore. Dal 2000 sono di fatto raddoppiate le dosi giornaliere (da 580 a 924); per cui o prima non ci curavamo affatto, sopravvivendo miracolosamente a noi stessi, oppure ora ci stiamo letteralmente imbottendo di farmaci senza percepire un drastico miglioramento della quantità e qualità della vita. Più ci curiamo farmacologicamente e più ci ammaliamo. Strano, no?

La Regione con il valore più elevato di spesa pubblica per farmaci di classe A-SSN è la Calabria con 277 euro pro capite, mentre il valore più basso si osserva nella Provincia Autonoma di Bolzano con 149 euro.
Nota dell’autore. Siamo sicuri che i calabresi si ammalino di più dei bolzanini? O ci sono delle cause di altra natura? Medici dalla ricetta facile? Marketing farmaceutico più aggressivo ed efficace? Compiacenze a livello amministrativo? Non lo sappiamo, ma questi dati forse dimostrano che, nonostante un clima invidiabile, la presenza del mare, la dieta mediterranea e il pesce azzurro, i calabresi sono più fragili e più cagionevoli… O dobbiamo pensare che i medici calabresi siano più attenti e scrupolosi nel fare diagnosi e prescrivere cure. Oppure non dobbiamo pensare?
Direte voi: “sì, si spende di più in Calabria, ma si campa di più”. Invece no. Da sempre, secondo i dati demografici Istat, la provincia autonoma di Bolzano è al terzo/quarto posto della classifica per regioni (nel 2007 le donne calabresi hanno una speranza di vita di 83,9 anni, mentre quella delle bolzanine è di 85, e scarto analogo è evidenziato per i maschi). E la mortalità infantile? Più del doppio in Calabria rispetto alla provincia di Bolzano: 6 per mille contro 3 per mille. E allora? Non pensiamo, è meglio.

Tutte le categorie terapeutiche, ad eccezione dei farmaci del sistema respiratorio e degli antineoplastici, fanno registrare un incremento delle dosi prescritte rispetto al 2007. Tra quelle a maggior consumo, i farmaci del sistema cardiovascolare aumentano del 5,2%; incrementi nella prescrizione si rilevano anche per i gastrointestinali (+9,2%), per gli ematologici (+4,4%) e per i farmaci del sistema nervoso centrale (+4,7%).
Nota dell’autore. Ma i farmaci cardiovascolari non sono proprio quelli più costosi  e che potrebbero essere risparmiati dall’adozione di nuovi stili di vita motori? Ma la prevenzione farmacologia non è quella che potrebbe essere contenuta dalla prevenzione non medicalizzata con l’adozione di stili di vita motori? Siamo noi, il fantastico “settore del fitness”: ma quanto stiamo facendo per farci riconoscere come interlocutori di prevenzione  motoria? Infine, quando si deciderà il Ministero della Sanità, magari in contatto con quello dello Sport e del Wellfare, a promuovere nei fatti l’attività fisica come fattore che implementa la salute e riduce la spesa farmacologica?

Lunedì pubblicheremo la seconda parte: Stay tuned !
Alessandro Lanzani

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