30/10/2009 Allenamento

Il delirio dell’allarme influenza: ora tocca al fitness

di Alessandro Lanzani

Come medico sportivo attendevo questo momento almeno dai primi giorni di agosto, quando è stato lanciato per la prima volta “l’allarme Suina”. Ho atteso per non avere la responsabilità dell’inevitabile inizio del giro mediatico intorno a queste tre parole chiave: Allarme-influenza-palestra. Ma ora penso che possa essere utile, soprattutto agli imprenditori delle palestre, una valutazione sul tema. Il primo articolo non si è fatto attendere e con un buon pezzo a cura di Marco Rivellini, giornalista di Repubblica edizione Roma, informa dei provvedimenti e delle norme igieniche che la catena Fitness First ha messo in essere con dei cartelli informativi per i soci.
Il pezzo, equilibrato e ragionevole, informa del catalogo di norme igieniche da osservare, apprezza il buon pragmatismo inglese e fortunatamente ha dei toni informativi. Confidiamo che i successivi articoli del circo mediatico (Tg, giornali, internet forum e blog), siano a livello.

Diamo il nostro contributo
Di questa influenza è molto difficile capire, nei numeri e non nelle opinioni, la reale aggressività. Personalmente, ho cercato fonti un po’ più attendibili della stampa generalista, ma gli indici di mortalità della “Suina” non sono di fatto ancora ben definiti. Potrebbe essere un’influenza con il solito tasso di mortalità, che colpisce con l’ineluttabile cinismo selettivo i soggetti più deboli e defedati. Potrebbe variare in forme più aggressive, con incidenze di mortalità più alte. Potrebbe mutare aggressività in corso d’opera. In questa incertezza si sovrascrivono interessi colossali da parte di Big Pharma che, a prescindere da questo caso, ha dimostrato nella recente storia della salute e della prevenzione di utilizzare il marketing a livello strategico e mondiale per generare business, coperto dall’alibi della salute, e estendendo il concetto di malattia e di rischio, utilizzando e corrompendo il rigore scientifico di ampi settori della ricerca medica, soprattutto quella privata e sovvenzionata. I mass media fanno la loro parte, con la relativa scarsa professionalità degli addetti alla comunicazione che non sempre sono in grado di filtrare con rigore giornalistico e metodo scientifico, o almeno razionale, le informazioni che giungono dal mondo “scientifico”. C’è qui poi un’aggravante: che la parola “allarme”, dal punto di vista mediatico, “tira” quasi come il “sesso” e lo “scandalo”. Un bel titolo “allarme qualcosa” è funzionale alla vendita. L’incompetenza politica (è uno standard di qualità) per generare una sovracopertura di “prevenzione” da parte dell’onorevole di turno, che si presta bene a questa operazione per erogare “sicurezza”, magari in buona fede, ma con scarsi livelli di competenza e, quindi, di adeguatezza decisionale.
Tecnicamente, le epidemie si esprimono su alcuni tracciati che proviamo a identificare.
– L’aggressività (che determina poi la mortalità): su questo c’è incertezza.
– La contagiosità (anche qui difficile orientarsi), ma sembra che sia abbastanza alta.
– La promiscuità. Questo è l’aspetto determinante e sottovalutato per una serena e obiettiva valutazione del problema. Le palestre possono essere classificate come comunità. La nostra è una società integrata in cui la mobilità, a differenza che nel passato, genera infinite e incomprimibili occasioni di “comunità” e quindi di promiscuità. Sui cartelli affissi all’ingresso degli spogliatoi di Fitness First si consiglia di “Mantenere una distanza di un metro dal proprio interlocutore”. Ma i ragazzi, a scuola… come fai a gestire un metro di distanza? Sui mezzi di trasporto pubblico (tram, metro, bus, banchine di attesa)… come fai a gestire il metro di distanza? E nei negozi? Ascensori? Marciapiedi? Piscine? Teatri, cinema? Mi fermo perché cominci ad avere ansia e l’ansia non la sai gestire.

La prevenzione si articola su tre punti
1. Farmacologica: i vaccini, e qui mi rimetto alla montagna di informazioni che già il lettore conosce.
2 . Igiene e profilassi: del tutto ragionevole sul singolo, ma assolutamente insufficiente nel caso si realizzi, diciamo in metafora, “la tempesta perfetta”, ovvero alta aggressività + alta contagiosità + ambienti ad alta promiscuità.
3. Cultura e consapevolezza: diciamo che siamo al grado zero. Big pharma, mass media e politica evitano accuratamente di dire che, nel caso che si realizzi una condizione da “big one”, il mondo occidentale è estremamente fragile e del tutto impreparato proprio in virtù di una promiscuità  ingestibile e incontrollabile. Ripeto: ingestibile. La catastrofe determinerebbe molto semplicemente il blocco totale di tutto. Provate a simulare, considerando le infinite comunità di cui facciamo parte: ammesso che ci possano salvare, pensate che le norme di igiene e profilassi siano realizzabili? Praticabili? Efficaci a rallentare? O a prolungare il circuito pandemico con infiniti nuovi focolai?
La nostra società è dominata da informazioni puntiformi che impediscono di valutare il modello nella sua totalità, la sua tenuta in caso di crisi, come la presunta pandemia da Suina o altre calamità. Purtroppo, le catastrofi annunciate vengono spesso enfatizzate come fonte di business aggiunto, piuttosto che di maturazione della società nel suo complesso.

Morale?
A questo giro ormai è tardi per qualsiasi provvedimento strutturale e non palliativo. Il consiglio? Andate ovunque, con la prudenza del caso, cioè utilizzando anche il metro di distanza e il resto. Si sappia, però, che il nostro destino è in mano ad aggressività, contagiosità e promiscuità. Una società che cerca di esorcizzare la morte attraverso il meccanismo Allarme-Paura-Sicurezza è una società mentalmente malata, che genera un più alto numero di disastri. La prevenzione non è un’emergenza, è una delle strutture fondanti di una società moderna promiscua e comunque fragile. Convivere con l’incertezza e il rischio è l’obiettivo. Reintrodurre il concetto di danno latente è indispensabile per generare le risposte quando il danno ancora non si affaccia all’orizzonte.
Andate in palestra come al cinema o al lavoro.
Di doman non v’è certezza chi vuol esser lieto sia.

P.S. E magari cominciamo a pensare che in questo modello sociale qualcosa non funziona e va rinnovato. Ci penseranno comunque i superstiti.

Vai all’articolo citato:
http://roma.repubblica.it/dettaglio/virus-a-in-palestra-distanti-un-metro/1764127

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