12/01/2010 Community Business

La spesa delle famiglie italiane e il fitness – Il ritratto dell’Istat

di Alessandro Lanzani
alanzani@professionefitness.com

I dati Istat appena pubblicati parlano chiaro: il potere d’acquisto degli italiani è calato in un anno dell’1,6%. Il dato è importante per gli imprenditori del fitness, perché deve essere accoppiato con l’aumento della propensione al risparmio; un risparmio non tanto per accumulare provviste finanziarie, ma imposto da uno stato di necessità.
Il mondo del fitness deve guardare questi dati con estrema attenzione, perché la riduzione della capacità di consumo influisce anche sulla priorità attribuita ai consumi: è possibile che un fitness “prodotto voluttuario” possa perdere d’importanza nella classifica delle priorità di famiglie costrette a fare i conti con la mancanza di soldi e, questo è anche peggio, con la mancanza di prospettive certe.
Le persone che possono scegliere di spendere per beni voluttuari stanno diminuendo e questo inevitabilmente si riverbera sul numero dei potenziali clienti fitness. Se l’imprenditore di fitness, invece, propone un servizio di prevenzione e benessere psicofisico, la probabilità che questo servizio sia percepito come importante e psicologicamente confortante e rassicurante in un periodo di incertezze, è molto più alta. Il benessere dà protezione reale, nel senso che mantiene più stabile il livello di salute, ma dà anche protezione psicologica, perché è rassicurante in un momento in cui il futuro appare più incerto e non si percepiscono concreti segni di ripresa.
Nei numeri si cela sempre il rischio dei “due polli”, ovvero che la suddivisione, la contrazione del reddito, non sia uguale e proporzionale per tutti e colpisca più duramente i ceti più deboli. Questo rappresenta un ulteriore problema per i consumi individuali. Detto in maniera un po’ semplicistica: se un ricco diventa più ricco, consuma sempre e solo un abbonamento in palestra, ma se dieci persone della middle class perdono un po’ di reddito e di protezioni sociali, alla prossima scadenza di abbonamento potrebbero presentarsi in palestra solo in tre o quattro, perché le difficoltà e la propensione al risparmio potrebbero far rinunciare le altre al “prodotto” palestra.

Che fare?
Trasformare un prodotto come “l’abbonamento” in un servizio di prevenzione e benessere non è facile, ma è l’unica strada che un imprenditore deve intraprendere per riposizionare positivamente il suo centro. L’alternativa è un’inesorabile battaglia a suon di sconti e promozioni, che porta solo alla chiusura dei club per mancato raggiungimento dell’obiettivo economico. E se è vero che un imprenditore spera che chiuda prima il suo concorrente diretto, esiste anche un’altra possibilità: che chiudano contemporaneamente.
Bisogna dare fiducia agli imprenditori e ai consumatori, ma la fiducia non può prescindere da basi reali e prospettive concrete e praticabili: in caso contrario, si trasforma in un’illusione catastrofica.
Il fitness come stile di vita, il fitness come prevenzione, il fitness al fianco della sanità per contrastare il sedentarismo: questa è l’unica vera opportunità per questo settore.
Occorre anche riposizionare i capitolati di spesa all’interno del club, con investimenti oculati per quanto riguarda la strumentazione e potenziare il servizio di assistenza. Infine, è fondamentale un marketing che ci permetta di presentarci al mondo sanitario con maggior credibilità di quanto sia stato fatto sinora. Dobbiamo essere in grado di garantire a medici e clienti dei protocolli sicuri per quanto riguarda la prevenzione e offrire un ambiente sobrio e accogliente: l’accoglienza, più che da un tour commerciale, nasce da una relazione professionale, costruita giorno per giorno, dagli istruttori e dai personal trainer. Questi ultimi sono destinati a diventare fondamentali nella gestione dell’attività motoria per sostenere l’ignoranza motoria dei sedentari che si accingono a cambiare stile di vita. Sono i personal dei sedentari il motore di questo cambiamento, sia quelli che operano nei centri fitness, che quelli che hanno deciso di aprire dei centri motori di piccole dimensioni, focalizzati sul servizio ai sedentari.
Questo, in poche parole, è il futuro del settore fitness: un settore che non sarà più costituito dagli 8.000 club attivi del 2005, ma che potrà contare su 2/4.000 nuovi centri finalizzati all’attività motoria per tutti, soprattutto per i sedentari. Sono i centri di attività motoria, di fitness metabolico, di attività posturale che stanno aprendo un po’ ovunque e che rappresentano la definitiva evoluzione e maturazione del nostro settore.

 

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