02/02/2010 Community Business

Personal trainer: la professione di oggi, le prospettive di domani

di Anna Sacchi sacchi.anna@gmail.com

Guardando oggi la fitness industry italiana possiamo individuare alcuni fenomeni distintivi, inequivocabili segni di cambiamento:
– la crescita del numero di centri fitness, che ha saturato le nostre città e la domanda delle corrispettive utenze, preannunciando un’inevitabile decrescita;
– la necessità di collaborazione tra il personale tecnico-sportivo e la comunità medico-scientifica sempre più sentita;
– la necessità, da parte del fitness-imprenditore, di avvalersi di uno staff tecnico sempre più qualificato, con un know-how all’altezza delle circostanze e che fronteggi l’aumento di “patologie complesse”(vedi Sindrome Metabolica)
– di contro, permane una certa confusione in tema di salute e, di conseguenza, una giustificata sfiducia, da parte dell’utenza, nell’inquadrare la figura tecnica del Personal Trainer.
Tale disorientamento, che influisce in maniera predominante nella scelta del cliente di affidarsi o meno al servizio di personal training, è parimenti sentito nel settore professionale, nel quale ancora non si può giovare di una definizione chiara e specifica di ruoli, mansioni e competenze che ne caratterizzino la figura professionale.

CHI È IL PERSONAL TRAINER
Come molti altri fenomeni del fitness, la figura del “Preparatore Personale” arriva in Italia dagli USA, e si diffonde numericamente, con più o meno fortuna sul territorio, negli ultimi 20-25 anni.
Quattro sono i cardini che definiscono la figura del Personal Trainer (PT): le caratteristiche tecnico-culturali, le caratteristiche personali, quelle psicologiche e quelle energetiche.
Caratteristiche tecniche e personali.
S’intendono le capacità tattico-pratiche, ovverosia ciò che il PT sa fare dal punto di vista propedeutico-didattico e sportivo, nonché l’adattabilità alle situazioni contingenti (leggi: i vari clienti). Il sapersi muovere correttamente sottintende una buona conoscenza teorica che deve sfiorare la traumatologia sportiva e la medicina dello sport, entrare bene nella fisiologia umana e uscire ancor meglio nella dialettica delle spiegazioni, trasformando queste scienze “complesse” in concetti facilmente assimilabili per l’utenza. Il carattere, il comportamento e l’emotività fanno invece parte delle caratteristiche personali, costituendo il fondamento del successo di un lavoro in cui, essendo one-to-one, tali elementi s’intrecciano e interfacciano con i medesimi dell’utente.
Componenti psicologiche ed energetiche.
Se nel bene o nel male teoria e pratica sono alla portata di tutti, è nel campo psicologico-energetico che si gioca la differenza nella qualità del lavoro erogata e percepita.
Tra le componenti psicologiche occorre considerare il background esperienziale e psicologico del PT, la sua rielaborazione del vissuto in funzione dei suoi desideri e obiettivi lavorativi, del presente e del futuro. Ecco che allora diventa fondamentale possedere grinta, capacità di motivazione, empatia, carisma, autorevolezza e “intra-lettura”, ovvero l’abilità a “leggere attraverso” il cliente, capirne velocemente i desideri nascosti, entrare nelle sue dinamiche fisiche e mentali, per ribaltarne eventualmente il tono negativo e ottimizzarle al meglio verso i risultati. Si può dire che questo è il fulcro di tutto il lavoro. Spesso i PT si trovano a lavorare con clienti dalle grandi problematiche fisiche-estetiche (soprappeso, obesità) o psicologiche (distorsione della propria immagine, anoressia…), e credere di modificarne positivamente l’aspetto e i comportamenti solo con dell’esercizio fisico, senza entrare “nei loro cervelli e nel loro cuore”, porta al fallimento sicuro.
L’aspetto energetico è stato finora spesso erroneamente trascurato. Nel senso più fisico del termine occorre “conservare” le energie (e imparare come farlo), soprattutto se il planning prevede un cliente dopo l’altro; un bravo PT dovrebbe conoscere il proprio limite, capire, cioè, quando il suo livello energetico si abbassa e la qualità del servizio erogato tende a diminuire. Da un punto di vista più intangibile, il PT dovrebbe emanare sempre energia positiva, il che si traduce in una serie di dettagli: lo sguardo luminoso, uno stato di serenità percepibile, una predisposizione al sorriso e un atteggiamento corporeo aperto, disponibile all’assistenza e all’ascolto (anche emozionale). Quest’attitudine è sicuramente indice di un “canale aperto”, cioè libero, sensibile e senza interferenze, verso il cliente; tale situazione predispone a un rapporto più limpido, che consente al PT di recepire in modo più preciso l’utente che ha di fronte. Se vogliamo, ogni ora di lavoro che il PT svolge costituisce una sorta di allenamento per comprendere come funzionano le dinamiche energetiche nei rapporti con l’utenza; più il PT migliora la sua capacità di percepire e positivizzare la componente energetica del cliente, più i risultati saranno potenziati, soprattutto man mano che il soggetto si renderà consapevole di tali aspetti.  Per far questo, il PT possiede da sempre gli stessi strumenti: attrezzi, esercizi, serie e ripetizioni; è il modo in cui saranno proposti questi contenuti che farà la differenza, che determinerà nel cliente una graduale e spontanea predisposizione a modificare veramente il suo stile di vita.

IL PT COME IMPRENDITORE
Il PT è un libero professionista che può lavorare da solo o appoggiarsi ai centri fitness, di cui usufruisce delle strutture e della clientela. Ovviamente, il primo caso presuppone innanzitutto la conoscenza della realtà locale in cui opera, l’individuazione dell’utenza-target a cui rivolgersi e, successivamente, lo studio dei mezzi e metodi comunicativi per farsi pubblicità. Questa è una fase cruciale, che determina il successo o meno delle fasi successive. Tralasciando i mezzi consueti come volantini e biglietti da visita, oggi il miglior modo per trovare lavoro resta internet, attraverso la costruzione di un proprio sito, che offra anche opportunità di pacchetti clienti tramite il contatto diretto o i forum. Le opportunità di lavoro dei PT nei centri fitness sono chiaramente più immediate.
Le modalità del rapporto con i centri fitness, soprattutto nelle città dove esistono club di grandi e medie dimensioni, sono differenti. Ne analizziamo due:
– PT esterno alla struttura, con cliente esterno o iscritto;
– PT interno alla struttura, con cliente esterno o iscritto.

Nel primo caso, il PT lavora presso il centro come “professionista esterno”, versando una quota esigua di accesso alla struttura: in pratica, per ogni ora di lavoro svolto, una parte va alla palestra. Se il cliente è esterno, cioè non socio della palestra, è tenuto a versare la quota di ingresso giornaliero al club, oltre alla quota oraria al suo PT; se invece il cliente è iscritto al centro in questione, si accorda con il suo PT per il compenso orario o il pacchetto lezioni. Il PT è completamente svincolato dalla struttura, e si accorda solo con il cliente per il compenso.
Nel caso in cui il PT sia interno alla struttura e faccia parte dello staff, per usufruire della sala attrezzi con i clienti interni paga una quota mensile al centro come noleggio sala; dopodichè è libero di decidere il suo prezzario con l’utenza. In molte palestre, e sostengo sia la gestione che funziona meglio, ciascun PT ha i propri clienti e il proprio pacchetto ore, che viene riempito dal booking della reception in modo che il PT possa lavorare senza ore buche e senza la preoccupazione di “procacciarsi” i clienti. In questo caso, il compenso del PT è fisso e stabilito su base oraria dall’azienda-palestra, senza possibilità di variazione. I PT costituiscono un vero e proprio staff interno di dipendenti, alla stregua degli istruttori.

CONCLUSIONI
In funzione delle caratteristiche sopra enunciate, la figura del PT deve necessariamente acquisire più autorevolezza nel panorama delle palestre italiane; ma per ottenere questo obiettivo, è necessario che intraprenda una scelta di continuo e costante auto-miglioramento in tutte le sue capacità, poiché è responsabile, come principale motore d’innesco, dell’intero processo di cambiamento del cliente. Analizzando l’andamento di alcuni fenomeni della nostra società (sedentarietà, aumento di patologie “del benessere”, problematiche motorie dovute all’ipocinesia…), la figura del PT potrebbe assumere una posizione centrale. Le prospettive si vedono, ma per coglierle sarà necessario operare un cambiamento importante: il Tecnico Sportivo dovrà trasformarsi sempre più spesso in Tecnico della Salute, una figura professionale con una cultura più vasta, che si occupi a tutto tondo del benessere della persona.

Anna Sacchi
 Laureata in Scienze Motorie, lavora da 10 anni nelle più importanti palestre milanesi come fitness trainer. Segue dal 2003 numerosi clienti come personal trainer, occupandosi non solo dell’allenamento ma anche del loro benessere psicofisico, esigenza che l’ha spinta a specializzarsi sempre più nelle tecniche di allungamento e rilassamento. Nell’ultimo anno si è occupata di consulenza, dell’insegnamento dell’Educazione Fisica a scuola e della ginnastica specifica per la terza età.

 

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