29/03/2010 Allenamento

Il corso di difesa personale: un percorso di educazione alla sicurezza

di Enrico Pasquini enrico.pasquini1974@libero.it

Il concetto di “difesa personale”, come componente della più ampia sicurezza personale, non riguarda solo l’acquisizione di un bagaglio tecnico per poter reagire fisicamente a una violenza, ma lo possiamo definire come un atteggiamento mentale di prudenza e buonsenso nel valutare e affrontare la realtà in cui viviamo, imparando a cogliere i potenziali pericoli e attuare adeguate soluzioni per risolverli; dove, tra le contromisure attuabili, il ricorso alla forza fisica deve essere l’ultima delle scelte possibili, ma per la quale però dobbiamo essere determinati e preparati psicologicamente, fisicamente e tecnicamente. La migliore difesa è quella che ci permette di risolvere la situazione problematica senza ricorrere alla forza fisica; lo indicava già, nel IV secolo a.C., il generale cinese Sun Tzu nel suo celebre trattato di strategia militare “L’arte della guerra”: “sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità”. Dobbiamo avere sempre presente che un combattimento evitato è meglio di un combattimento vinto: anche se alla fine dello scontro otteniamo una vittoria, sarà sempre un danno, perché comunque avremo perso tempo ed energie e accumulato un grande stress emotivo; inoltre, anche vincendo possiamo riportare ferite, ci possono essere vendette future, ripercussioni legali e, non ultimo, il rimorso per aver causato lesioni gravi. Ne vale la pena solo se in pericolo è proprio la vita, nostra o dei nostri cari, oppure temiamo danni fisici o psicologici permanenti: o tutto o niente, non ci sono mezze misure, evitare sempre lo scontro  fisico, ma quando siamo veramente costretti, esplodere con tutta la determinazione, la rabbia, la forza e la tecnica di cui disponiamo, per mettere k.o. l’aggressore: l’intento non è di combattere, ma di porre subito fine allo scontro, limitare i danni e scappare. Alla luce di tutto questo, pensiamo che un corso di difesa personale serio, debba strutturarsi sui seguenti punti:
1. prevenzione
2. tipologie di aggressore e modalità di aggressione
3. preparazione psicologica e gestione delle reazioni psicofisiche alla paura
4. strategie di dissuasione e de-escalation
5. preparazione fisica e tecniche di combattimento efficaci, semplici e istintive.

PREVENZIONE
Siamo assolutamente convinti che la prevenzione sia la migliore e più efficace strategia di autodifesa: da sola può aiutare a risolvere il 90% delle situazioni a rischio! Prevenzione è educazione alla responsabilità personale: individuare ed evitare le situazioni di pericolo, imparando ad acquisire capacità di osservazione, consapevolezza nei confronti di ciò che ci circonda sapendo leggere il contesto in cui ci troviamo; avere un “livello di guardia” adeguato alle situazioni, e nella quotidianità essere sempre in uno stato mentale di attenzione rilassata, di vigilanza serena, nella quale sappiamo dove ci troviamo e chi abbiamo vicino, senza però vivere in uno stato paranoico; evitare comportamenti che possano metterci in pericolo; non assumere il “ruolo di vittima”, perché come nel mondo animale, l’aggressore sceglie le proprie vittime, quasi sempre persone che percepisce come facili obiettivi: la regola base è diventare un bersaglio difficile, duro, pericoloso da affrontare.

TIPOLOGIE DI AGGRESSORE E MODALITÀ DI AGGRESSIONE
Esistono molti tipi di aggressori e molte forme di aggressione: conoscerli e saperli individuare per tempo è determinante per fermare la violenza sul nascere o, nell’ipotesi peggiore, per avere la meglio in un inevitabile scontro fisico. Ogni aggressore usa un “rituale” diverso prima di arrivare alla violenza, e riconoscerlo per la potenziale vittima è determinante per non lasciarsi sorprendere: infatti, quale che sia il rituale, l’arma della sorpresa procurerà una paralisi adrenalinica nella vittima e la sua conseguente incapacità di reazione. Poiché all’inizio tenterà un approccio, utilizzando dialogo e linguaggio corporeo (per capire se la vittima è facile oppure capace di reagire, per farle abbassare la “guardia” e distrarla con l’inganno) la tematica della “comunicazione” offre gli strumenti fondamentali per decifrare sul nascere una possibile aggressione. La comunicazione non verbale si divide in “comunicazione paraverbale” e “comunicazione corporea”: la prima è l’insieme di pause, intonazioni, volumi, ritmi del discorso che danno espressione e significato alla comunicazione verbale; la seconda riguarda la mimica, lo sguardo, la gestualità, la postura e il modo di camminare, la prossemica (distanza interpersonale), che fanno “parlare” il corpo e che manifestano in modo involontario gli stati mentali e le vere intenzioni di una persona (tensione, ansia, aggressività). Quando non c’è congruenza tra comunicazione verbale e non verbale, è a quest’ultima che diamo retta.

PREPARAZIONE PSICOLOGICA E GESTIONE DELLE REAZIONI PSICOFISICHE ALLA PAURA

Provare paura è fisiologico, è un’emozione primaria che si attiva quando il cervello percepisce un pericolo; l’incosciente non ha paura, il coraggioso prova paura, ma reagisce ugualmente, non rimane bloccato e usa le energie prodotte dalla paura. Ciò è talmente importante, che nessuna tecnica è veramente efficace se non è accompagnata da un’adeguata preparazione mentale, dal controllo emotivo della paura, perché ne saremmo paralizzati e non avremmo lucidità e controllo del corpo. Dobbiamo, quindi, imparare a riconoscere i sintomi fisiologici causati dalla paura, conoscere le nostre reazioni e allenarsi ad affrontarle, per trasformare l’adrenalina (rilasciata nel sangue con la percezione di un pericolo) da peggior nemica a migliore amica: è un ormone che serve a preparare l’organismo all’azione, dona più forza, resistenza alla fatica e anestetizza il dolore. La paura dobbiamo riconoscerla e accettarla senza che ci paralizzi nei momenti di tensione da pre-aggressione. Per questo è importante conoscere noi stessi e le nostre reazioni fisiche e psichiche; aumentare la fiducia in noi stessi sotto l’aspetto fisico e mentale, allenandoci in “drammatizzazioni” in scenari verosimili ed esercizi ad alto contenuto di stress, imparare tecniche di rilassamento per “insegnare” al proprio corpo ad auto-calmarsi.

STRATEGIE DI DISSUASIONE E DE-ESCALATION
La maggior parte delle aggressioni avviene seguendo un percorso di “escalation” verbale e fisica, che è alimentata dai nostri atteggiamenti e comportamenti. Il tentativo di “de-escalation” (negoziare, essere concilianti ma non passivi, con un atteggiamento assertivo, nel quale si riconoscono le ragioni altrui, ma non rinunciando alle proprie, con decisione e fermezza) può e deve essere praticato fino a quando il combattimento non è imminente, e l’aggressore non è entrato nella nostra distanza di sicurezza, circa un metro/un metro e mezzo (quella che si ottiene stendendo orizzontalmente una gamba davanti a noi, a “distanza di calcio”). Da questo momento possiamo soltanto agire, secondo i casi, o con tecniche dissuasive più forti ed energiche, o colpendo prima dell’aggressore nel momento in cui inizia ad attaccare, non lasciando terminare la sua azione offensiva: comunque, il primo obiettivo deve essere quello di mantenere la distanza fisica di sicurezza. Si comprende quanto sia importante riconoscere gli elementi rituali che precedono un’azione aggressiva, per reagire e bloccare l’escalation nelle sue fasi iniziali. La tecnica di de-escalation ha due scopi principali: convincere l’aggressore che non abbiamo intenzione di colpire, ma che siamo pronti a farlo se lui ci costringe, con un atteggiamento sereno ma determinato. Questo deve essere un messaggio non verbale comunicato soprattutto dalla postura del corpo, che non deve essere aggressiva, deve sembrare conciliante, ma permettere, in caso di bisogno, una reazione esplosiva “dal niente”.

PREPARAZIONE FISICA E TECNICHE DI COMBATTIMENTO EFFICACI, SEMPLICI E ISTINTIVE
Se purtroppo ci troviamo in quel 10% di situazioni a rischio per risolvere le quali non sono stati sufficienti gli atteggiamenti di prevenzione precedentemente analizzati, siamo in quello stato mentale di “codice rosso” (consapevolezza di un pericolo reale) che costringe a reagire: fuggire (sempre, se c’è la possibilità) o combattere (con tutta la determinazione, l’aggressività, la forza che abbiamo, e la nostra amica adrenalina ci aiuterà). Dato che quasi sempre gli aggressori usano l’inganno per arrivare all’atto violento e sorprendere la vittima, dobbiamo imparare a usare la stessa arma: assecondarlo, fargli credere che alla fine non reagiremo, distrarlo (per esempio con una domanda che comporti un minimo di sforzo mentale per rispondere), e nell’attimo di sua disattenzione, fuggire (se è ancora possibile) oppure colpire ripetutamente: mai sferrare un solo colpo, perché può non bastare. Lo scambio di colpi in un combattimento da strada (dove non ci sono regole) dura, nella stragrande maggioranza dei casi, al massimo 3 o 4 secondi, e chi colpisce per primo quasi sempre vince lo scontro. È fondamentale assestare il primo colpo ed è importante, nel caso ci fossero testimoni, che nella fase precedente di dissuasione si indietreggi una o due volte, e si dica chiaramente a voce alta che non si ha intenzione di scontrarsi; se l’aggredita è una donna deve far capire a chi è intorno che non è assolutamente consenziente nei confronti dell’aggressore e che sta subendo una violenza (già questo lo farà desistere). I fattori determinanti nel colpire sono: la sorpresa; la precisione nel raggiungere un bersaglio vitale che possa incapacitarlo fisicamente e psicologicamente consentendoci di fuggire; la velocità; la potenza; la resistenza per colpire ripetutamente; l’uso della distanza (essere sempre nella posizione migliore per difendersi e attaccare). A questo punto è importante la tecnica: i colpi di mano (pugno, palmo, taglio, fendente con le dita), di avambraccio, di gomito, di ginocchio, le testate, i calci (che nella difesa personale sono assolutamente da preferire massimo ad altezza inguine); come concatenare i colpi e parare quelli dell’avversario; come difendersi dagli strangolamenti e dalle prese, come si lotta al suolo per riconquistare velocemente la posizione eretta. Occorre un allenamento costante perché tutte le tecniche siano efficaci, semplici, immediate e istintive e perché siano eseguite con rapidità, forza, precisione, equilibrio, senso della distanza e scelta di tempo. È fondamentale anche una buona preparazione fisica, basato sullo sviluppo della forza esplosiva, e sulla resistenza della forza.

Enrico Pasquini

Istruttore di difesa personale, praticante di arti marziali e sistemi di combattimento, maestro di recitazione e attore. Esercita presso il Chianti Country Club di Impruneta (FI).

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