11/03/2010 Riabilitazione

Trattamento Miofasciale – Una tecnica di allungamento muscolare che non si effettua sul cliente, ma insieme al cliente  

di Roberto Dagani

I processi dinamici attraverso i quali la mente e il corpo interagiscono, influenzandosi vicendevolmente, sono tuttora ampiamente discussi e affrontati all’interno di diverse filosofie e discipline come l’integrazione bio-energetica, il Rolfing e l’osteopatia. L’accreditamento nel mondo medico scientifico della visione unitaria del disturbo, visto come disallineamento dell’omeostasi nella rete di relazioni che i diversi sistemi organici e apparati svolgono costantemente tra loro, ha posto in risalto la funzione di interconnessione del sistema fasciale e di potenziale facilitazione degli adattamenti meccanici, nervosi e psicofisiologici della terapia miofasciale.
La pervasività del tessuto fasciale e la sua globalità funzionale, in un sistema socio-sanitario orientato verso la specializzazione settoriale nei diversi sistemi organici, sono sempre state trascurate, relegando il tessuto connettivale fibroso a mera struttura di contenimento viscerale e muscolo-scheletrico. La terapia miofasciale racchiude in sé una grande varietà di tecniche correntemente utilizzate che spaziano dalla manipolazione dei tessuti molli all’allungamento muscolare prolungato. La caratteristica di ogni trattamento miofasciale è il tentativo di rendere partecipe il soggetto, tramite la verbalizzazione, alle sensazioni palpatorie percepite dall’operatore, per determinare la direzione, la forza e la durata dell’allungamento e per facilitare il massimo rilassamento dei tessuti tesi o retratti.

LINEE GUIDA
È una tecnica di allungamento muscolare che prevede la partecipazione attiva da parte del paziente nel determinare la direzione, la durata e l’intensità dell’applicazione manuale del terapista. L’approccio miofasciale non si effettua sul paziente, ma insieme al paziente, stimolando in ultima analisi l’apprendimento di tecniche di autocorrezione. Le sedute di trattamento non devono seguire un rigido protocollo terapeutico pianificato unilateralmente dal terapista, ma si devono aggiustare in funzione alle risposte trasmesse dal corpo del paziente e dalle sensazioni verbalizzate dallo stesso. Si deve istruire il paziente a sentire e focalizzare razionalmente le sensazioni del suo corpo per dirigere la mano del terapista e assecondarne i movimenti. Quando paziente e terapista raggiungono un buon livello di conoscenza, fiducia e affiatamento, è difficile capire chi dirige e chi esegue le manovre correttive all’interno di una sessione di trattamento.
La terapia miofasciale non è finalizzata a ridisegnare l’allineamento del corpo seguendo un modello predeterminato di equilibrio: la priorità è comprendere se le posture e gli aggiustamenti assunti dal corpo sono i più economici e appropriati per una buona mobilità articolare, o non siano il frutto di dolori o restrizioni che ne limitano i movimenti. L’allungamento si applica a quei tessuti la cui tensione è eccessiva e protratta nel tempo, requisiti questi sufficienti per instaurare addensamento fibroso, retrazioni e conseguente perdita di fluidità nei movimenti. Le tecniche di allungamento sportivo comunemente usate, come lo stretching attivo, sono efficaci nell’incrementare l’allungamento globale degli elementi contrattili del muscolo, ma il rivestimento fasciale può non essere coinvolto dalle sollecitazioni applicate, specialmente se le posture vengono mantenute poco, se si effettuano piccoli rimbalzi o se la respirazione non è specifica. Come un elastico vecchio, la fascia si distenderà solo nei punti dove già possiede una buona capacità deformabile, ma le singole unità miofasciali retratte e congestionate rimarranno tali.

Un processo di cambiamento consapevole
Il processo attraverso il quale il corpo assume un allineamento posturale meglio integrato in rapporto alla gravità richiede una presa di coscienza da parte del paziente del proprio schema corporeo: la verbalizzazione e il feedback tra paziente e terapista sono ingredienti indispensabili per raggiungere una buona rappresentazione cosciente. Questo lavoro di discriminazione percettiva apre un ventaglio di possibilità per nuove strutturazioni posturali, suscettibili di accomodamenti multipli. È innegabile che il trattamento miofasciale nelle sedute iniziali mette in disordine l’omeostasi del paziente, in quanto trasmette al sistema nervoso centrale, attraverso i corpuscoli del Golgi e i fusi neuromuscolari, informazioni cinestesiche che possono risultare poco familiari. Il lavoro svolto sulle fasce è anche un lavoro di rieducazione neuromuscolare che ha come obiettivo l’accettazione e il mantenimento di una postura più efficiente. La legge di facilitazione neuromuscolare afferma che quando un’informazione nervosa passa attraverso un set di neuroni, escludendone altri, in seguito tenderà a percorrere la stessa via: la ripetitività, nelle sedute successive, degli stimoli indotti dal terapista ha la funzione, in accordo con tale enunciato, di rinforzare la percezione e la risposta del paziente. Le teorie sull’apprendimento motorio svelano che il modo più veloce ed efficace per affinare un gesto è di prenderne coscienza con uno sforzo introspettivo: lo scambio continuo di informazioni tra paziente e terapista sulle sensazioni percepite durante il trattamento ha questa finalità.

Integrazione bio-energetica,
Rolfing e osteopatia
 Un po’ di storia

 L’integrazione bio-energetica è una forma di psicoterapia che si occupa della salute e dell’infermità emotiva dal punto di vista dell’unità psicosomatica. La luminosità del viso, lo sguardo, il tono della voce esprimono i sentimenti di una persona e la caratterizzano, così come la posizione delle spalle e della testa o una certa lentezza o fluidità di movimenti permettono il riconoscimento di una persona anche a distanza. I traumi fisici, così come quelli di natura emotiva, tendono a irrigidire i tessuti muscolari e quando ciò avviene il corpo tende ad abbandonare lo stato di allineamento e di vitalità, per passare a una condizione di inflessibilità complessiva e di squilibrio strutturale. Ida Rolf, biochimica e fisiologa americana, ha ideato un sistema di manipolazioni muscolari e di massaggi profondi al fine di liberare le tensioni dei muscoli e l’addensamento del tessuto fasciale: il Rolfing o “integrazione strutturale” cerca di accrescere la salute e la vitalità, di alleviare lo stress e la tensione. Poiché il lavoro di massaggio è profondo, spesso il paziente prova durante il processo un notevole senso di liberazione emotiva, come se ogni parte del corpo immagazzinasse uno stato d’animo ben preciso. L’osteopatia tenta di svelare le correlazioni tra i diversi sistemi, neurologico, biomeccanico, vascolare, immunitario, emozionale e psichico, all’interno di un unico sistema che è la persona che riconosciamo come individuo. Il metodo osteopatico si avvale di tecniche di approccio manuale per il ripristino omeostatico tra i diversi sistemi.

 Il termine generico “allungamento miofasciale” è costantemente utilizzato da diverse figure professionali che si occupano di terapie manuali, ognuna delle quali dà un’interpretazione individuale al trattamento che può procurare una certa confusione. La fascia vista come insieme tessutale, in cui tutto è connesso, tutto è in continuità come un’unica entità funzionale, è stata descritta dagli osteopati, ma è solo agli inizi degli anni ‘40 che Janet Travell, dottoressa americana specializzata nella cura delle sindromi dolorose neuromuscolari, coniò per la prima volta il termine “rilassamento miofasciale” nella sua discussione sul trattamento delle sindromi dolorose somatiche grazie alla stimolazione dei punti Trigger. Dagli anni ‘60 e ‘70 la comunità medico-scientifica internazionale riconosce la terminologia Myofascial Trigger Points e il ruolo svolto dalla stimolazione di tali punti nella risoluzione di diverse patologie dolorose in sede muscolo-scheletrica. Nel 1983 Travell e Simons pubblicano la prima edizione del famoso trattato “Myofascial Pain and Dysfunction: the Trigger Point Manual”.  Attualmente i trattamenti miofasciali, così come tutte le diverse tecniche di mobilizzazione dei tessuti molli, sono in continua evoluzione e affinamento, grazie alle continue scoperte nel campo della neurologia applicata alla chinesiologia e alla fisiologia muscolare.
 



Trattamento miofasciale per lo sportivo

21.00EUR
Autore: Roberto Dagani
Pag: 128

Il manuale espone in maniera chiara ed esaustiva le tecniche manuali per il detensionamento miofasciale ad indirizzo sportivo. L’ampia documentazione iconografica chiarisce ogni dettaglio di posizionamento ed intensità del massaggio.

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