17/06/2010 Community Business

Come, dove, cosa – Informazioni utili per aprire un centro Pilates

di Roberto Vianini info@pilatech.com

La soddisfazione del cliente, la migliore premessa per una fidelizzazione spontanea, dipende dall’attenzione con cui il servizio è erogato: la preparazione dei trainer prima di tutto, ma anche la cura degli ambienti, la scelta delle attrezzature e delle modalità di un’offerta che deve poter essere “tagliata su misura” per ogni cliente.

COME ORGANIZZARE UNO SPAZIO DESTINATO AL METODO PILATES?
Dipende da diversi elementi e dagli obiettivi che si intendono perseguire:
– Quanti metri quadri ho a disposizione?
– Qual è lo scopo principale del metodo Pilates nel mio centro? Fitness, preparazione atletica o riabilitazione?
Quante sono le persone che devo trattare nel corso di una giornata?
– Voglio dedicare al metodo Pilates uno spazio esclusivo, oppure voglio abbinarlo a un’offerta differenziata di attività “Body & Mind”?
– Voglio offrire un metodo Pilates completo con trainer certificati e attrezzi professionali o proporlo solo come attività a corpo libero di gruppo, a scopo ricreativo, con un programma divertente?
Io consiglio, in genere, di lasciare spazio sia per gli attrezzi che per il corpo libero, denominato Mat Work, che rappresenta solo una parte, seppure importante, del metodo Pilates.
I corsi di gruppo basati sul metodo Pilates sono sicuramente accattivanti ed efficaci: rappresentano una ventata di novità nella scena del fitness e sono frequentatissimi ovunque. Purtroppo, però, esprimono solo una piccola parte dei potenziali benefici che questa tecnica può offrire.
Tra l’altro, il Mat Work è un programma di esercizi personalizzabili, completo e integrato con il resto del metodo, applicabile a gruppi di 5/6 persone al massimo, mentre gli esercizi scelti per i gruppi più numerosi devono, per forza di cose, essere generici.

GLI ATTREZZI
Universal Reformer
È il nome originale dato da J.H. Pilates al suo attrezzo principale. È composto da un carrello mobile che scorre all’interno di una struttura portante. Il carrello è ancorato con delle molle che, variabili per numero e tensione, ne condizionano la forza elastica di ritorno alla posizione di partenza. Il carrello presenta appoggi per le differenti parti anatomiche; una barra poggia-piedi ne completa la configurazione. Gli esercizi sull’Universal Reformer sono prevalentemente dinamici, con un ampio range di escursione articolare. Permette di lavorare sia con gli arti superiori che inferiori, sempre coinvolgendo il rachide. Meravigliosi gli esercizi di stretching dinamico.
Cadillac
Altro attrezzo fondamentale, deriva dai vecchi lettini fisioterapici usati negli ospedali nel secolo scorso. È un lettino fisso sormontato da una struttura metallica, che permette l’ancoraggio di vari accessori. Usato per esercizi generalmente più statici, per un lavoro isometrico, è molto utile in fisioterapia, specialmente nelle fasi iniziali di trattamento.
Large Barrel, Step Barrel, Small Barrel
Sono cuscini emicilindrici, simili nei principi. Si differenziano per le dimensioni, ma presentano tutti una parte emicilindrica, “Barrel” appunto, su cui eseguire gli esercizi, variando appoggi ed accessori.
Chair
Progenitore degli attrezzi da home-fitness, offre una sorprendente varietà di applicazioni, potendo far lavorare le singole parti del corpo in armoniosa coordinazione tra loro.
Altri attrezzi minori, per dimensioni ma non per importanza, sono il Magic Circle, cui si sono aggiunti le palle posturali, gli elastici e altri accessori. Ognuno di questi attrezzi può essere utilizzato da solo, con uno specifico programma, o come complemento negli esercizi sugli attrezzi maggiori.

CRITERI DI SCELTA DEGLI ATTREZZI
Accantoniamo il concetto dei classici attrezzi da palestra: non esiste un attrezzo del metodo Pilates esclusivo “per gli addominali” o “per i pettorali”, con delle specifiche applicazioni o regioni anatomiche di preferenza. Nel metodo Pilates si lavora sempre con tutto il corpo, anche se si attiva maggiormente, a seconda dell’esercizio, questo o quel distretto. Quando un muscolo lavora come agonista, gli altri agiscono come antagonisti o come fissatori. Questo perché, non “isolando” un muscolo o un’articolazione specifica, il corpo agisce come un tutt’uno e impara a modulare le rispettive azioni in modo da ottenere coordinazione, equilibrio, fluidità nei movimenti e risparmio energetico. Non si lavora “contro” la macchina: l’attrezzo aiuta ad eseguire un esercizio che da soli non sarebbe possibile eseguire. Man mano che il corpo impara, l’esercizio evolve nei gradi di difficoltà e nelle varianti, pretendendo sempre di più fino ad ottenere dei risultati impensabili.
Quanto ottenuto eseguendo gli esercizi sugli attrezzi è  poi utilizzato, ovviamente, nella vita di ogni giorno, perché il corpo ha “imparato” a muoversi senza sprecare energie e in modo armonico.
Per questi motivi, non esiste una configurazione “standard” di uno spazio Pilates, anche se alcuni attrezzi come l’Universal Reformer, la Cadillac e la serie delle Barrel sono considerati, da tutti, indispensabili. Anche il campo di applicazione non è appannaggio specifico: sia nel fitness che in riabilitazione sono utilizzabili tutti gli attrezzi, a discrezione del trainer o del riabilitatore. Negli stadi iniziali di trattamento in FKT, saranno usati più frequentemente i piccoli attrezzi nel corpo libero o la Cadillac. Questo perché, nelle fasi iniziali di trattamento post-traumatico, o pre/post-operatorio, il range di escursione articolare è abitualmente minimo e il carico di lavoro deve essere modulato con estrema attenzione. Pertanto, saranno scelti esercizi con importanti componenti isometriche, rispetto ad esercizi in cui prevale la dinamica. Successivamente, con i progressi e il sollievo dal dolore, un attrezzo come l’Universal Reformer, specialmente per gli arti inferiori, permetterà un recupero funzionale molto rapido ed efficace.
Per la scelta degli attrezzi, il consiglio è quello di riferirsi ad aziende che offrano tutte le garanzie di solidità e affidabilità necessarie per un uso professionale. Un attrezzo pensato e realizzato con soluzioni e materiali di prima qualità, rappresenta la condizione di base per la pratica professionale quotidiana: solidità, stabilità, efficienza e sicurezza non possono che essere il risultato di lunghe ricerche e test. Attrezzi ibridi offerti per l’home-fitness non sono, a mio avviso, consigliabili per un uso continuativo in un centro o palestra.
La direttiva europea 2001/95/EC è già da tempo stata recepita dallo Stato Italiano ed è legge da anni. Questa normativa impone alle palestre e a chiunque si rivolga alla clientela per ragioni professionali, di utilizzare attrezzature conformi alle normative di sicurezza vigenti in ambito europeo; un aspetto importante soprattutto nel momento in cui, a causa di un incidente, dovessero essere interpellate le Compagnie Assicurative.
Altra questione da considerare è quello dell’assistenza: potersi avvalere di un servizio di assistenza puntuale è importante per mantenere alti gli standard di sicurezza e affidabilità dei macchinari e per non incorrere in “fermi macchina” molto onerosi nella gestione di un centro.

LO SPAZIO PILATES
Considerando unicamente la “sala attrezzi”, in genere non è necessario uno spazio molto ampio, in quanto i locali reception, servizi e spogliatoi possono essere condivisi con le altre attività presenti nel centro. Solitamente, possono bastare circa 50-60 mq, uno spazio che divideremo tra macchine e spazio aperto per il corpo libero. Generalmente, la configurazione media di un’area che possa soddisfare 7-8 clienti/ora nell’ambito di un programma di personal training, prevede: due Universal Reformer, una Cadillac, una Large Barrel, una o più Step Barrel, e un numero da 5 a 10 Magic Circle, emicilindri di varie dimensioni, palle di gomma ecc. L’investimento richiesto per l’acquisto di queste attrezzature si aggira fra i 13.000 e i 15.000 euro. In una struttura così costituita, vedrei al lavoro almeno due insegnanti certificati, sia per il numero di clienti presenti sia per le possibili differenti personali competenze.
All’interno del centro, è essenziale un’ubicazione dello spazio dedicato al metodo Pilates in una zona dove il relax fisico e mentale siano realmente possibili:
– l’illuminazione dell’ambiente deve essere curata, calda, diffusa e mai diretta (il cliente è spesso sdraiato con gli occhi rivolti al soffitto);
– è da evitare l’impatto acustico con le altre attività presenti nel centro. Un sottofondo musicale rilassante contribuisce molto al raggiungimento del relax psico-fisico.
Nel caso in cui lo spazio a disposizione sia da condividere con altre discipline, è possibile utilizzare attrezzi “leggeri” o “stackable”, ovvero impilabili o pieghevoli, che permettono di liberare agevolmente lo spazio a terra.

IL TREND NEL FITNESS
Nei centri fitness, in genere, sono introdotti i corsi di Pilates a corpo libero per offrire un metodo nuovo, divertente, di “moda” e soddisfare così la curiosità del cliente senza dover investire ingenti capitali. Dopo questa prima fase, si assiste a un duplice fenomeno: da una parte il cliente, sentendo i primi benefici del metodo, si fidelizza e chiede di poter accedere a corsi personalizzati per incrementare i risultati; dall’altra il manager del centro, inizialmente scettico sui risultati economici dell’esperimento, si convince e non solo incrementa tali corsi, ma trova anche spazio per creare un programma Pilates in personal training con attrezzi.
L’obiettivo del cliente di livello medio-alto, come è senz’altro il cliente Pilates, è sì quello ricreativo e di socializzazione, ma sicuramente anche, da cliente esigente, quello di un trattamento personalizzato che porti a dei risultati di benessere ed estetici tangibili.

Roberto Vianini
Medico, specialista in Chirurgia Generale, ha lavorato in ospedali italiani e all’estero per oltre 20 anni. Collaboratore di ONG, ha operato come chirurgo in varie missioni umanitarie in Asia e in Africa. Nella sua professione ha praticato anche metodiche ricostruttive, protesiche e riabilitative. Co-fondatore dello Studio Pilates di Milano, che ha gestito con Anna Maria Cova per anni, ha iniziato a produrre attrezzatura professionale per il metodo Pilates fin dal 1997. Nel 2002 ha costituito e da allora dirige la Pilatech Srl.

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