15/06/2010 Allenamento

Problema ernia – L’attività in palestra può contribuire al manifestarsi di un’ernia o, al contrario, favorirne la guarigione

di Alessandro Lanzani alanzani@professionefitness.com

Innanzitutto cos’è un’ernia? Si tratta di una dislocazione anatomica dalla propria sede naturale verso un’altra. È un fatto anomalo con conseguenze patologiche. In particolare si possono verificare compressioni sui tessuti circostanti cui l’ernia tende a rubare spazio; è il caso delle ernie del disco che comprimono le radici emergenti del nervo sciatico. Oppure si possono realizzare turbe circolatorie come nel caso delle ernie intestinali in cui la compressione può anche impedire il passaggio del contenuto intestinale con un vero e proprio blocco. Infine si possono verificare problemi meccanici di mancato scorrimento e di aumentato attrito come nel caso delle ernie muscolari. Possiamo classificare tre tipi di ernie che possono interessare il lavoro in palestra: muscolari, discali e viscerali.

ERNIE MUSCOLARI
Si manifestano quando la membrana che ricopre un muscolo (perimisio) si lacera e il muscolo, non più contenuto, protrude all’esterno con problemi di attrito e di difficile scorrimento. La contrazione muscolare è dolorosa soprattutto se la lacerazione supera piccole dimensioni. La causa più frequente è rappresentata dai traumi diretti che interrompono la continuità del muscolo e della membrana che lo riveste. In genere è necessario un periodo di riposo di alcune settimane e nei casi più gravi un intervento chirurgico di sutura della membrana. Le ernie muscolari possono colpire qualsiasi muscolo traumatizzato, ma in realtà i casi più frequenti sono a livello del quadricipite, del tricipite della sura, del sartorio e del bicipite femorale.

ERNIE DISCALI
Sono le espulsioni dalla propria sede del disco intervertebrale. Si dividono a seconda della gravità in ernie protruse (in questo caso il bordo del disco, l’anello fibroso, è ancora integro), ernie espulse (con rottura dell’anello fibroso e fuoriuscita del nucleo polposo) ed ernie migrate quando il materiale espulso viene progressivamente allontanato dalla sede di uscita. Microtraumi ripetuti oppure gravi traumi unici, una biomeccanica sfavorevole dovuta all’alterazione delle curve fisiologiche, alterazioni tissutali a livello dell’anello fibroso e alterazioni artrosiche della parte scheletrica sono tutti elementi che possono determinare l’insorgere di un’ernia del disco. Ma soprattutto l’imposizione di un sovraccarico diretto sulla colonna vertebrale: la pressione aumenta a livello del disco e se supera la tenuta delle fibre dell’anello fibroso di contenzione si ha l’espulsione dell’ernia. Non si tratta di essere protetti da un buon mantello muscolare, ma di superare i limiti della resistenza di un tessuto biologico. Talvolta questo può accadere in palestra; e una volta che l’ernia è stata espulsa, l’eventuale continua applicazione di carichi e sovraccarichi può determinare la migrazione del materiale erniato. Ma l’attività di palestra può essere di grande ausilio per chi ha subìto un intervento chirurgico di asportazione di un’ernia, o chi semplicemente soffre di una protrusione dell’anello. Si tratta di stabilizzare la colonna aumentando il tono-trofismo muscolare del tronco, potenziando addominali, paravertebrali e obliqui con un lavoro di intensità graduale e progressiva e associato a una respirazione corretta che escluda l’aumento della pressione endotoracica ed endoaddominale. Il fine è quello di evitare l’infiammazione locale delle radici emergenti del nervo sciatico a livello delle ultime vertebre lombari; infatti il problema maggiore dell’ernia del disco è proprio la compressione delle strutture nervose emergenti in prossimità del disco.

ERNIE VISCERALI
In questo caso un’ansa dell’intestino si impegna in una zona di minore resistenza della parete addominale. Alcune zone sono punti anatomici specifici comuni a tutti gli individui, come ad esempio il canale inguinale; altre volte esistono zone più deboli individuali come a livello ombelicale o paraombelicale. La questione fondamentale è tipicamente biomeccanica: un aumento della pressione endoaddominale favorisce il passaggio dell’ansa intestinale nella zona debole. Quando l’ernia si è instaurata ha una lenta tendenza a ingrossarsi: in questi casi l’attività fisica in palestra deve rimanere sotto controllo medico. In generale possiamo dire che sono sconsigliati gli sforzi intensi e particolare importanza ha la respirazione, evitando di eseguire una specie di manovra di Valsalva quando si eseguono gli esercizi. La manovra di Valsalva è quel tentativo di espirazione forzata a bocca e naso chiusi che si esegue in apnea per compensare durante le immersioni. Anche quando si fa uno sforzo intenso, con una contrazione massimale e generalizzata di tutta la muscolatura, si può realizzare qualcosa di simile a una manovra di Valsalva se si impedisce all’aria di uscire liberamente dalla gola. In pratica quando all’esercizio massimale è associato quel gemito un po’ rauco è segno che si sta ostacolando l’uscita dell’aria dal torace. Questo è comunque inutile, scorretto e pericoloso proprio in relazione al graduale e progressivo sfiancamento di zone di minore resistenza della parete addominale. Una respirazione coerente è necessaria anche e soprattutto in tutti i soggetti che sono stati trattati chirurgicamente per un’ernia addominale. Una particolare varietà di ernia addominale è quella che si realizza quando i due retti addominali non sono chiusi perfettamente dalla linea alba, una formazione fibrosa nastriforme che li unisce. Questo difetto di unione è abbastanza frequente e risente negativamente degli aumenti di volume dell’addome come nella gravidanza o nell’obesità; se si presenta anche in età giovanile, col passare degli anni tende ad aumentare e in questo caso è assolutamente da evitare il sovrappeso, pena anche lo sventramento. Inoltre il difetto anteriore della parete addominale è indice di una ridotta stabilizzazione attiva realizzata dagli addominali e questo può rappresentare una concausa per le lombalgie. In caso di gravidanza un piccolo difetto di unione lungo la linea mediana degli addominali non deve preoccupare, a condizione che nel periodo successivo al parto si realizzi un’appropriata ginnastica per recuperare il tono e il trofismo muscolare. La ginnastica di potenziamento della muscolatura addominale è indicata, a condizione che vengano osservate scrupolosamente le semplici regole della corretta respirazione: bisogna espirare durante la fase di accorciamento del muscolo e inspirare durante l’allungamento, facendo uscire liberamente l’aria e senza alcuna forzatura. Inoltre è opportuno allenare i muscoli addominali in una posizione di accorciamento, evitando esercizi che prevedano un allungamento massimale degli addominali in iperestensione. In genere si hanno miglioramenti notevoli soprattutto per la riduzione del volume addominale che è la causa prima della separazione dei retti. È indicato anche l’allenamento degli obliqui e del quadrato dei lombi in un’ottica di uniformità di resistenza di tutta la parete addominale. Valgono le stesse precauzioni respiratorie che anzi devono essere estese a tutti gli esercizi.

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