01/07/2010 Community Business

I numeri delle attività fisico-sportive in Italia e in Europa. – A quando i fatti?

di Mia Dell’Agnello

A marzo di quest’anno è stata pubblicata un’indagine svolta dall’Eurobarometro sulle abitudini sportive dei cittadini europei. L’Italia non ci fa una bella figura, ma non è solo questo il punto. I numeri mettono in evidenza una discrepanza fra i dati raccolti dalla Commissione Europa e quelli pubblicati da istituti nazionali del calibro di Istat, Censis e Coni, che sembrano essere più positivi. Di qui è nata una polemica, che si è rivelata sostanzialmente sterile, perché purtroppo si tratta solo di un vizio di forma, non di sostanza. La sostanza è che, ancora una volta, ci si concentra troppo sui numeri, dimenticando ciò che essi rappresentano.

EUROBAROMETRO
Eurobarometro il servizio della Commissione europea che misura e analizza le tendenze dell’opinione pubblica in tutti gli Stati membri e nei paesi candidati rispetto ad argomenti di primaria importanza, indagati per legiferare al meglio, prendere decisioni e valutare il proprio operato. Eurobarometro si avvale sia di sondaggi d’opinione che di gruppi di discussione ("focus group"); dalle sue rilevazioni sono tratti circa 100 rapporti all’anno (http://ec.europa.eu/public_opinion/index_en.htm). Il sondaggio “Sport e attività fisica” è stato commissionato con l’intento di fornire dati da cui partire per indicare a tutti i paesi membri della comunità europea un orientamento strategico sul ruolo dello sport e dell’attività fisica. L’indagine è stata condotta intervistando 26788 cittadini europei di 27 stati membri rispetto alle loro abitudini sportive, ai luoghi, tempi e modi della pratica sportiva. Ne è uscito un quadro europeo molto diversificato.

LO SPORT IN EUROPA
La diffusione della pratica sportiva. I paesi nordici e i Paesi Bassi, in generale, sono i più fisicamente attivi nell’UE. La classifica di coloro che praticano sport regolarmente (almeno 5 volte la settimana) è capitanata dall’Irlanda 23%, seguita a breve distanza dalla Svezia 22%; all’altra estremità della scala, con un misero 3%, troviamo Bulgaria, Grecia e Italia. Sommando le 3 differenti modalità di pratica sportiva proposte nel questionario (regolarmente, con una certa regolarità e saltuariamente) l’Italia arriva al 45% di praticanti, contro il 73% dell’Irlanda, il 94% della Svezia, ma anche il 66% della Francia. TABELLA1
Il contesto. Molti cittadini dell’Unione Europea preferiscono l’esercizio all’aria aperta all’utilizzo di impianti sportivi al coperto; la maggior parte delle attività praticate si svolge in contesti informali, come i parchi o le strade della città. Tuttavia, centri fitness (11%), club (11%) e centri sportivi (8%) sono abbastanza popolari; in Italia i centri fitness sono utilizzati dal 17% della popolazione sportiva, contro il 31% della Svezia (al primo posto) e il 2% della Francia (fanalino di coda). TABELLA 2
Le motivazioni. La salute è la motivazione principale per cui i cittadini dell’UE praticano esercizio fisico (61%), anche se altri fattori sono significativi, come migliorare il proprio aspetto fisico (24%) o la propria forma (41%), per divertimento (31%) o relax (39%). A livello nazionale, partendo da queste risposte, è facile identificare i paesi dell’Unione europea più attenti alla salute: ancora la Svezia (82%), Cipro (77%), Slovenia (77%) e Danimarca (76%).
La mancanza di tempo è di gran lunga la causa più comune per cui le persone non fanno nessuna attività fisico-sportiva (45%). Gli altri fattori proposti (problemi economici, mancanza di infrastrutture ecc.) sono relativamente insignificanti; il 10% afferma di non avere alcuna motivazione per la propria sedentarietà. In Italia la mancanza di tempo è avvertita dal 50% dei sedentari, seguita dal 15% che non ama la competizione e dal 5% che non ha amici con cui praticare. Generalmente gli intervistati hanno una buona impressione rispetto all’offerta degli impianti sportivi locali, soprattutto, ovviamente, tra gli Stati membri più ricchi nella UE: Paesi Bassi (95%), Danimarca (90%), Finlandia (88%), Germania (87%). Livelli minimi di accordo sono registrati in Bulgaria (39%) e Romania (41%), due Stati membri che hanno aderito all’UE più di recente. In Italia il 70% è soddisfatto degli impianti sportivi a propria disposizione. La mancanza di opportunità non è percepita come un problema. In sei paesi dell’UE, almeno la metà degli intervistati esprime indifferenza allo sport ed esercizio fisico: Bulgaria (57%), Repubblica ceca (55%), Ungheria (55%), Italia (53%), Belgio (50 %) e Spagna (50%).
Le variabili socio-demografiche non sembrano avere un impatto significativo sulla percentuale di persone che svolgono sport regolarmente, anche se tendenzialmente chi ha un più elevato livello di istruzione è più consapevole dello stretto rapporto esistente fra forma fisica e qualità della vita.

CONCLUSIONI DELL’EUROBAROMETRO
L’importanza dello sport e dell’attività fisica è ampiamente accettata in buona parte dell’UE, e questo fornisce sicuramente una buona base per le future attività in questo settore. Nonostante ciò, un quarto degli intervistati dichiara di essere fisicamente inattivo, a dimostrazione del fatto che il legame tra salute e forma fisica non ha ancora ottenuto il riconoscimento dovuto in segmenti importanti della popolazione UE. I risultati dell’indagine mostrano grandi, a volte anche molto grandi, disparità tra gli Stati membri su molte questioni, prima fra tutte il livello di partecipazione allo sport e all’attività fisica. Questo dato indica anche che, nei paesi più arretrati, lo sport e l’attività fisica rappresentano un settore dalle alte potenzialità di sviluppo economico: sarebbe sufficiente identificare e diffondere le buone pratiche tra i diversi Stati membri e le diverse organizzazioni. Geograficamente i paesi più attivi sono complessivamente raggruppati nella parte settentrionale della UE, mentre i meno attivi sono soprattutto i paesi del Sud e i nuovi Stati membri. Questo è molto probabilmente un segno che l’organizzazione delle società, in particolare nella pianificazione dei tempi di lavoro e del tempo libero, svolge un ruolo chiave nel settore della “citizens participation” nello sport e attività fisiche. I risultati del sondaggio suggeriscono quindi che i responsabili politici tengano conto dell’impatto che le diverse politiche sociali hanno sulle opportunità di fare sport o di essere fisicamente attivi, e orientarle di conseguenza.

RAPPORTO SPORT E SOCIETÀ
Presentato nel 2008 da Censis e Coni, il Rapporto è basato sull’indagine multiscopo promossa dall’ISTAT “I cittadini e il tempo libero” del 2006, su un campione di 24000 famiglie, per un totale di circa 54000 individui oggetto di analisi (http://www.censisservizi.com/news.php?id=23). I dati raccolti sono poi stati incrociati con quelli rilevati dai monitoraggi svolti con cadenza periodica dagli Osservatori Statistici del Coni.
La diffusione della pratica sportiva. Poco più del 30% del totale della popolazione ha affermato di aver praticato con continuità o saltuariamente uno o più sport; di questi, il 20.1% lo pratica con continuità, mentre il 10.1% saltuariamente. Circa il 28.4% degli individui residenti nel nostro Paese non pratica nessuna disciplina sportiva, ma svolge comunque attività fisica (passeggiate, escursioni, nuotate, utilizzo della bicicletta ecc.). Una quota rilevante, infine, dichiara di non praticare né sport, né alcuna forma di attività fisica: è il popolo dei sedentari, che rappresenta il 41% del totale della popolazione italiana.
Le motivazioni. Le motivazioni che favoriscono la propensione alla pratica sportiva attengono a due sfere distinte: una di tipo ludico/ricreativo e l’altra strettamente connessa alla cura del proprio corpo, in modo da preservare livelli adeguati di benessere psico fisico. Le ragioni prevalenti per le quali, viceversa, non si pratica sport risultano essere, nell’ordine, la mancanza di tempo libero e l’assenza di interesse.
Il contesto. L’evoluzione dei modelli di pratica fisico-sportiva che ha caratterizzato i comportamenti di consumo degli italiani ha comportato effetti di ricaduta rilevanti anche sulla scelta delle attività praticate. Risulta in questo quadro significativo il forte peso raggiunto dall’insieme delle attività di palestra e il grado di diffusione raggiunto dalle attività sportive all’aria aperta.

PROGETTO COMPASS
Le differenze riscontrabili fra i dati forniti dall’Eurobarometro e i sondaggi nazionali sono da imputare a diversi fattori, il più rilevante dei quali è sicuramente il fattore culturale, legato al significato che in Italia attribuiamo alla parola “sport”. Per superare questo gap, alla fine degli anni ’90 è nato il progetto Compass (Monitoraggio Coordinato della Partecipazione Sportiva – Coordinated Monitoring of Participation in Sports), la cui funzione era proprio quella di armonizzare i dati delle singole nazioni per poterne dare un’interpretazione pan-europea (www.coni.it/fileadmin/template/main/new_coni/…/compass.pdf). In particolare, gli statistici dei Paesi del Sud Europa, abituati a un concetto di sport più ristretto, dovettero prendere atto che i loro criteri erano fortemente penalizzanti rispetto a quelli adottati nei paesi del Nord, e andavano adattati in modo da poter comprendere tutti gli aspetti e le valenze della pratica sportiva, per fornire dati comparabili. La cornice sintetica europea costruita da Compass era concettualmente diversa quella Eurobarometro, perché si proponeva di utilizzare i dati forniti da ogni singolo Paese, il cui valore specifico è insito nella grande ricchezza di dettagli elaborabili. Basti pensare che l’indagine multiscopo Istat si basa su un campione di oltre cinquantamila cittadini, contro i mille per Paese consultati da Eurostat (metodologia Eurobarometro). Il punto nodale è la definizione di sport, riconosciuta da tutti i paesi membri della CE approvata nel 1992 “qualsiasi forma di attività fisica che, attraverso una partecipazione organizzata o non, abbia per obiettivo l’espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica, lo sviluppo delle relazioni sociali o l’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli”. In verità, più che una reale coscienza acquisita da tutti i cittadini europei, questa definizione manifesta un possibile obiettivo comune per tutti i Paesi membri. Nel nostro paese il concetto di sport rimane ancora ristretto rispetto ad altre realtà, tanto che nei sondaggi nazionali si preferisce spesso utilizzare la dicitura “attività fisico-sportive”, declinandone poi alcune variabili (camminare, andare in bicicletta, andare a ballare, fare le scale a piedi…), ovvero tutti i tempi motori su cui organizziamo la nostra quotidianità. Nonostante i passi finora compiuti, la disparità metodologica delle impostazioni nazionali rimane evidentemente ancora alta, tanto da giustificare le diverse percentuali di sportivi praticanti rilevanti dalle diverse fonti. Non si scappa, invece, sulla percentuale di sedentari, confermata da tutte le indagini finora svolte (40%), così come le motivazioni che sottendono la pratica o meno di un’attività sportiva.

CONCLUSIONI
Sinceramente credo che ne abbiamo abbastanza di numeri, indagini e statistiche. Peraltro, vista la quantità offerta, si corre il rischio che, per attirare l’attenzione, si riportino cifre sempre più roboanti e lontane dalla realtà. Credo che sia anche inutile mettersi a confrontare questa o quella voce alla ricerca della percentuale più corrispondente alla realtà, perché sullo sfondo emerge un panorama chiaro e condiviso da tutte le fonti: in Italia c’è una modesta cultura della pratica di attività fisico-sportive, ma anche di attività motorie aspecifiche. Di questo stesso panorama fanno parte altre inconfutabili voci: stiamo aumentando di peso, siamo la nazione con il numero più alto di automobili per abitante e una viabilità ciclistica che sfiora il ridicolo. Riconoscendo l’importanza del valore culturale dell’attività sportiva all’interno di una società, il riferimento alla scuola risulta immediato. Ma anche qui il gap con le altre nazioni europee è imbarazzante, sia confrontando il numero di ore curriculari assegnate alle attività motorie, che la quantità di risorse economiche, così come lo stato dell’edilizia sportiva delle scuole italiane. I numeri sono utili per inquadrare uno status quo, e sono già vecchi rispetto a quello che dovrebbero fotografare: non ci si può fermare lì. Quando sento parlare di “approccio multidisciplinare” al problema obesità rabbrividisco per quello che l’aggettivo “multidisciplinare” potrebbe contenere, rispetto a quello che invece descrive nella realtà: un conciliabolo di medici dalle varie specialità (diabetologo, nutrizionista, cardiologo, psichiatra ecc.) riuniti per cercare di risolvere un problema che evidentemente è pertinente alla medicina solo in minima parte e alla fine del suo corso. Un tavolo multidisciplinare di questo tipo dovrebbe vedere la partecipazione di rappresentanti dei ministeri della pubblica istruzione, infrastrutture, viabilità, politiche sociali, welfare, agricoltura, industria, Coni, enti di promozione sportiva, sindacati… toc toc: dove siete? Ah già: tutti lì, a compilar tabelle…

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