07/07/2010 Allenamento

Scoperta una nuova articolazione a livello della spalla

di Alessandro Lanzani

Quante sono le articolazioni della spalla? Forse sarebbe meglio dire: quante sono le articolazioni del cingolo scapolare? Nella storia dell’anatomia e della biomeccanica si è verificato un vero e proprio "aumento" delle articolazioni del cingolo scapolare. La storia della medicina nel medioevo aveva identificato un’articolazione fondamentale di anatomia descrittiva: l’articolazione scapolo omerale. A questa, si erano successivamente aggiunte altre due articolazioni "minori": la sterno claveare e l’acromion claveare.

L’ANATOMIA FUNZIONALE E LE FALSE ARTICOLAZIONI
Lo studio del movimento della biomeccanica ci ha permesso di affiancare all’anatomia descrittiva anche l’anatomia funzionale. I criteri dell’anatomia funzionale si differenziano da quelli dell’anatomia descrittiva, perché prendono in considerazione non solo il corpo fermo del tavolo anatomico, ma il corpo in movimento nella vita di relazione, compresi i gesti sportivi. Per quanto riguarda l’apparato locomotore, l’anatomia funzionale studia anche il movimento: il concetto di cingolo scapolare è tipico dello studio del movimento. Che necessità c’è di accorpare un gruppo di articolazioni, se non per sottolineare che tutte contribuiscono a determinare il movimento globale dell’arto superiore? La funzione in comune  ha determinato una classificazione in comune.
Allora ci si è resi conto che se è il movimento a determinare la classificazione,  non si può trascurare il grande movimento che si viene a realizzare tra la scapola e la superficie posteriore del torace. Si è quindi introdotto il concetto di falsa articolazione o di articolazione virtuale, in quanto, dal punto di vista anatomico (le facce articolari, la capsula articolare, i legamenti) questa articolazione non esiste; ma il movimento sì, è un movimento non articolare. E siamo arrivati a quattro articolazioni.
Alcuni autori hanno poi cominciato a individuare una quinta "articolazione", sempre a livello della spalla: si tratta di quella zona particolare sotto all’acromion e il legamento coraco acromiale. Per comprendere l’importanza di questo distretto occorre conoscere l’anatomia della cuffia dei rotatori dell’articolazione scapolo omerale e dei meccanismi di contenzione della testa omerale a livello della cavità glenoide della spalla. Se queste parole ti mettono in eccessiva difficoltà ci sono due possibilità: piantarle lì o andarsele a riguardare su un libro di anatomia. Anche in questo caso, l’articolazione sotto-acromiale non è una vera articolazione in senso descrittivo, ma un’articolazione funzionale. Si mette in evidenza come lo scivolamento della testa omerale sotto all’acromion sia un evento particolarmente delicato, facile a incepparsi con attriti eccessivi e relativa infiammazione delle strutture presenti, come la borsa sotto acromiale, oppure la cuffia dei rotatori, la capsula articolare o il tendine del capo lungo del bicipite. Uno squilibrio tra l’azione della cuffia dei rotatori, che "centra" la testa omerale nel suo alloggiamento della scapola, e il deltoide, che ha anche una azione di risalita verso l’alto dell’omero, può generare un conflitto sub acromiale che altro non  è che l’eccessiva pressione della testa omerale sulle strutture sovrastanti. Questa zona ha acquistato importanza ed è stata individuata come articolazione sotto acromiale.

LA SESTA ARTICOLAZIONE
A questo punto dobbiamo introdurre un nuovo concetto: la posizione della scapola nello spazio è fondamentale per determinare la posizione finale dell’arto superiore. La superficie di scorrimento sul torace è stata definito il piano scapolare. E qui iniziano i problemi: infatti  questa non è una superficie piana come il termine "piano scapolare" potrebbe far sperare. È esperienza comune che non tutti i toraci hanno la stessa conformazione: la curva delle coste ha un andamento di difficile descrizione. Volendo approssimare, potremmo dire che esistono toraci larghi e poco profondi antero posteriormente e toraci stretti molto profondi in senso antero posteriore: è chiaro che lo scorrimento delle scapole sui rispettivi piani scapolari sia molto diverso e rappresenti una variabile poco modificabile. Non dobbiamo trascurare che un torace stretto costruisce un piano scapolare inclinato in avanti e quindi saranno leggermente svantaggiati i movimenti di estensione dell’arto. C’è un‘altra variabile importante: si tratta dello stato di flessione o di estensione del torace; detto in altre parole, si tratta della conformazione della cifosi dorsale. La cifosi è una curva fisiologica: se è in eccesso si parla di ipercifosi, se è scomparsa si parla di sindrome della schiena diritta. Lo stato di estensione o di flessione della colonna a livello dorsale ci dà la misura della presenza di una iper, o normo, o ipo-cifosi. Questa situazione anatomica condiziona fortemente il piano scapolare di scorrimento. In una colonna cifotica le scapole sono oblique e inclinate in avanti e il piano frontale si discosta di parecchi gradi dal piano frontale. In una colonna diritta, al contrario, le scapole, nella posizione di riposo, giacciono quasi sullo stesso piano, che è un piano frontale: è in questo caso che si può raggiungere una maggiore  abduzione,  estensione ed extrarotazione dell’arto superiore. Ma attenzione: parte di questo movimento è possibile perché il piano scapolare è diverso da quello di un dorso curvo. Quindi la mobilità dell’arto superiore dipende, soprattutto nei suoi movimenti di massima escursione e di fine corsa, dalla posizione della colonna vertebrale che determina il piano scapolare. Soprattutto in età giovanile un atteggiamento cifotico è modificabile con un allenamento adeguato; il contrario nell’età adulta e senile.
Dal punto di vista muscolare dobbiamo sottolineare l‘importanza del muscolo trapezio. In genere il culturista è interessato alla parte superiore del trapezio, quella che viene esibita anche in gara. In realtà, così come il deltoide è distinto in tre fasci – anteriore centrale e  posteriore – possiamo distinguere in tre fasci funzionali anche il trapezio: il superiore, il centrale e l’inferiore. Il trapezio centrale origina a livello della colonna vertebrale sul tratto dorsale e la sua funzione motoria è quella di trascinare e stabilizzare la scapola verso la colonna vertebrale: un movimento che potremmo definire di adduzione della scapola. Pertanto il movimento della spalla e dell’arto superiore è determinato anche dall’atteggiamento del tratto dorsale della colonna in senso più o meno cifotico.
I muscoli responsabili di questo atteggiamento sono i paravertebrali dorsali e, per quanto riguarda la posizione delle scapole, il trapezio. Infine, è bene ricordare che le curve della colonna sono in reciproco rapporto tra loro per questioni di statica: l’ipercifosi dorsale trova nell’iperlordosi una curva di compenso e  viceversa.
In un approccio globale non dovremmo trascurare un allenamento che tenga conto del tono e del trofismo muscolare degli addominali e dei paravertebrali.

E finalmente siamo arrivati a 6: l’ultima articolazione del cingolo scapolare è il complesso articolare del tratto dorsale della colonna. La cintura d’attacco dell’arto superiore origina con il trapezio centrale a livello della colonna vertebrale.

ALLENAMENTO FUNZIONALE
Vediamo qualche conseguenza pratica di questa impostazione.
Attenzione ai soggetti con atteggiamento cifotico della colonna:  sopportano con più difficoltà l’iperestensione della colonna e, di conseguenza, l’iperestensione dell’arto superiore. In questi soggetti, esercizi come il lento dietro al multypower devono essere eseguiti con particolare attenzione al posizionamento della panca (il più arretrato possibile) in modo da evitare una eccessiva iperestensione degli arti. Per lo stesso motivo, l’impugnatura deve essere larga. Il pull over può essere un esercizio che favorisce la distensione del torace, ma non è adatto in una metodica di allenamento che introduca delle ripetizioni forzate in soggetti cifotici. La pectoral machine di molte aziende costruttrici costringe spesso a un’eccessiva iperestensione nella fase di fine corsa, quindi non è indicata. Questa analisi biomeccanica aggiunge importanza allo stretching come tecnica per migliorare la mobilità dell’apparato locomotore, evitando conflitti nelle zone di movimento che corrispondono ai fine corsa. Inoltre, dovrebbero essere proposti più spesso degli esercizi per rinforzare la muscolatura paravertebrale alta dorsale e non solo quella lombare. Infine, è importante allenare anche il trapezio centrale (aperture laterali con il tronco inclinato in avanti e tutte le varianti), per sfruttare a pieno le possibilità di adduzione scapolare che dipendono da questi fasci e la stabilizzazione della scapola.

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