19/10/2010 Riabilitazione

Massoterapia e rachide cervicale

di Roberto Dagani

La micro-traumatologia muscolare, e la conseguente disfunzione più o meno invalidante di un distretto anatomico, è frequente nelle dinamiche quotidiane di un individuo. Il soggetto che esegue una ricca varietà di movimenti, assume degli atteggiamenti posturali naturali e fisiologici e riposa a sufficienza, è in grado di affrontare e di risolvere le microtensioni spontaneamente, senza l’intervento di soggetti esterni. Altrettanto frequente è il caso di soggetti che svolgono attività lavorativa di tipo ripetitivo, o atleti sottoposti a carichi progressivamente crescenti: l’area sotto stress viene usurata, provocando una serie di micro-lesioni e di tensioni secondarie di tipo protettivo a carico della muscolatura agonista, che a sua volta sollecita la muscolatura antagonista ad aggiustarsi di conseguenza. Se in un primo momento le formazioni cicatriziali sono di fondamentale importanza per riparare il danno tessutale, le retrazioni, spesso di tipo antalgico, che si mantengono per giorni, settimane o mesi, impediscono una buona permeabilità vascolare e, di conseguenza, viene compromesso l’apporto di ossigeno e di sostanze nutritive alle fibre muscolari. L’ipotrofia che ne consegue fa perdere elasticità al tessuto connettivale di sostegno, condizionando la mobilità distrettuale e in generale gli atteggiamenti posturali.

IL MASSAGGIO DEI TESSUTI MOLLI
L’approccio riabilitativo raramente si esplica isolatamente sul muscolo interessato alla disfunzione: molto più di frequente è necessario valutare l’intera area anatomo-funzionale e trattarla utilizzando in sinergia le varie tecniche fisioterapiche. La massoterapia applicata alle lesioni dei tessuti molli sarà essenziale al recupero e al riequilibrio di un efficiente gesto sportivo, specialmente se accompagnata alle metodiche di massaggio tradizionale (svedese, connettivale, miofasciale), così come sfruttando, in particolari occasioni, le tecniche di allungamento muscolare analitico (Anderson) o neuromuscolare (PNF, CRAC). Il massaggio dei tessuti molli in presenza di una lesione si pratica applicando una pressione all’interno del tessuto in questione, mentre simultaneamente si stirano le fibre in modo da seguire il loro allineamento anatomico. Una pressione appropriata deve essere mantenuta mentre il tessuto viene mosso o scollato dal sottostante, grazie, ai movimenti del terapista o del soggetto stesso. Il lavoro di allungamento e di movimento localizzato è funzionale per la separazione delle fibre o dei gruppi muscolari attigui, vincolati da formazioni cicatriziali. Esistono tre modalità per eseguire il massaggio dei tessuti molli:
passivo, attivo e sotto carico. Mentre nelle modalità attiva e sotto carico è il soggetto che esegue i movimenti della porzione muscolare trattata, nella modalità passiva è il terapista che si muove sul muscolo: in tal modo si ottiene un buon rilassamento generale e per questo motivo deve essere effettuato nella prima parte del trattamento.

IL RACHIDE CERVICALE
La testa rappresenta una leva con il punto d’appoggio in posizione intermedia, la forza peso posta anteriormente e i muscoli nucali che devono a ogni istante controbilanciare questa forza
peso per non far cadere il capo in avanti. Questo spiega le maggiori tensioni a carattere eccentrico della muscolatura estensoria del capo rispetto a quella flessoria. I fattori destabilizzanti di questo delicato equilibrio possono essere di origine occupazionale, da sovraccarico funzionale nello sportivo o traumatico (colpo di frusta); gli scompensi che ne derivano si manifestano con una perdita della lordosi fisiologica (rigidità e rettilineizzazione delle vertebre) o con una iperlordosi. La sintomatologia muscolotensiva si può manifestare con: rigidità articolare, vertigini, mal di testa, formicolii agli arti o mancanza di forza nelle braccia.

MUSCOLI FLESSORI ANTERIORI E LATERALI:


Muscoli flessori anteriori del rachide cervicale: scaleni anteriori, sternocleidomastoideo (SCM), lungo del collo, piccolo e grande retto anteriore, gli ultimi quattro sono anche flessori del capo.

Tavola 5.4
Muscoli rachide cervicale
superficie laterale
(piano superficiale)

 


1 – M. trapezio (fasci discendenti)
2 – M. splenio del capo
3 – M. sternocleidomastoideo
4 – M. elevatore della scapola
5 – M. scaleno medio
6 – M. scaleno inferiore

 

Muscoli flessori laterali del rachide cervicale:  scaleni anteriore, medio e posteriore, splenio del collo, elevatore della scapola, retto laterale, splenio del capo, SCM, trapezio, lunghissimo del capo (sacrospinale); gli ultimi quattro sono anche flessori laterali del capo. Il movimento di flessione anteriore del capo può avvenire se la contrazione dei muscoli citati avviene bilateralmente. Per alcuni muscoli flessori laterali la contrazione unilaterale comporta anche una rotazione del capo.

Tavola 5.5
Muscoli rachide cervicale
superficie laterale
(piano profondo)

 


1 – M. elevatore delal scapola
2 – M. lunghissimo del capo (sacrospinale)
3a – M. scaleno anteriore
3b – M. scaleno medio
3c – M. scaleno posteriore


Trattamento dei flessori anteriori e laterali del rachide cervicale
Con il soggetto è in posizione supina, si alloggia la porzione occipitale del capo nella propria mano; mentre con il pollice della mano opposta si compiono delle frizioni sullo SCM lungo
tutto il suo decorso contemporaneamente si ruota e si flette il capo dalla parte opposta. Allo stesso modo si possono trattare gli scaleni anteriori che decorrono dietro e in profondità rispetto allo SCM per andarsi a inserire sulla prima costola toracica.

trattamento specifico del muscolo SCM in modalità passiva.

 

trattamento m. SCM con l’atleta che porta il capo in rotazione controlaterale (modalità attiva)


MUSCOLI ESTENSORI E ROTATORI
Muscoli estensori del rachide cervicale: elevatore della scapola, splenio cervicale, trapezio, splenio del capo, sacrospinale, retto del capo, grande e piccolo retto posteriore, piccolo obliquo.
Tranne l’elevatore della scapola e lo splenio cervicale gli altri hanno anche una componente estensoria del capo.

Tavola 5.6
Muscoli del rachide
cervicale superficie superiore
(piano profondo)



1 – M. semispinale del capo
2 – M. splenio del capo
3 – M. splenio cervicale
4 – M. elevatore della scapola
5a – M. piccolo roboide
5b – M. grande roboide

 
Muscoli rotatori del rachide cervicale: semispinale cervicale, multifido, scaleno anteriore, splenio cervicale, splenio del capo, SCM, grande obliquo; gli ultimi quattro hanno anche una componente rotatoria del capo.
Trattamento dei muscoli estensori e rotatori del rachide
Il comparto muscolare cervicale è spesso congestionato e retratto, in particolare la componente estensoria per la presenza di un tono posturale permanente che si oppone alla caduta della
testa in avanti. Il trattamento di questa area viene svolto in modalità passiva con l’atleta in decubito supino o in modalità attiva con l’atleta seduto. In modalità passiva si alloggia l’occipite nucale in una mano mentre con le dita, il pollice o le nocche della mano opposta si lavorano i muscoli interessati; contemporaneamente si porta il capo dell’atleta in flessione o rotazione controlaterale.

 trattamento delle fibre discendenti del m. trapezio mentre l’atleta porta il capo in rotazione
controlaterale (modalità attiva)


trattamento profondo delle fibre discendenti del m. trapezio.


In modalità attiva sarà l’atleta che seduto compierà delle flessioni o rotazioni controlaterale rispetto ai muscoli che si stanno lavorando. Quest’ultima modalità è molto efficace per il trattamento dell’elevatore della scapola e per le fibre discendenti del trapezio.

 trattamento delle fibre discendenti m. trapezio con rotazione controlaterale del capo (modalità attiva).

 

 m. trapezio in posizione seduta mentre l’atleta porta il capo in flessione anteriore (modalità attiva).
 

 

Tratto da Massaggio sportivo
21.00EUR
Autore: Roberto Dagani
Alea Edizioni: 2002
Pag: 128

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