20/01/2011 Community Business

Evasione Fiscale nel fitness: siamo alle solite

di Luca Mazzotti lucamazz@tiscali.it

È dello scorso dicembre la notizia di una verifica effettuata dalla Guardia di Finanza presso una palestra di Ciriè, in provincia di Torino, che ha portato a un accertamento di evasione fiscale per un importo di circa  800.000 euro. Anzitutto ci tocca dire che le informazioni date sull’argomento dai giornali sono abbastanza approssimative e non del tutto corrette. Purtroppo, quando si parla di fitness con riferimento al comportamento fiscale degli operatori del settore, si dipinge spesso un quadro abbastanza distante da quello reale, da cui si evince l’immagine di una realtà economica dai grandi profitti che usufruisce indebitamente di agevolazioni fiscali. In realtà, la situazione è spesso molto differente. In questo momento storico, i centri fitness che producono risultati economici positivi sono in percentuale molto ridotta e le agevolazioni fiscali previste per il settore sportivo dilettantistico (a cui fa riferimento il mondo del fitness) rappresentano, nella maggior parte dei casi, una necessità per sopravvivere, piuttosto che uno strumento per generare profitti. La situazione generale del settore del fitness in Italia appare, nonostante quello che si sente spesso dire dai mezzi di comunicazione, decisamente critica. Al pur significativo aumento di domanda negli ultimi dieci anni, ha fatto fronte un incremento molto maggiore dell’offerta e un conseguente inasprimento dello scenario competitivo. Spesso i centri fitness sopravvivono grazie agli incassi derivanti dal pagamento anticipato delle quote di abbonamento rispetto all’erogazione del servizio, nascondendo una situazione economica in certi casi disastrosa.


ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE E SOCIETÀ SPORTIVE DILETTANTISTICHE


Per comprendere in che modo sia possibile beneficiare delle agevolazioni previste per il settore del fitness nel pieno rispetto della legge, occorre anzitutto specificare la differenza tra Associazioni e Società. Un’Associazione è composta da una pluralità organizzata di persone che perseguono uno scopo comune: possiamo quindi dire che un’Associazione è rappresentata, come dice la parola stessa, dall’unione di più persone che intendano svolgere un’attività in comune.
Il concetto di società è invece definito dall’art. 2247 c.c. dove si definisce il contratto di società come quel “contratto attraverso il quale due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un’attività economica, con lo scopo di dividerne gli utili”.
Cerchiamo quindi di individuare le differenze tra Associazioni e Società in via generale. Anzitutto, in un’associazione, i contributi versati dagli associati sono a fondo perduto e gli associati che recedono dal vincolo sociale, o che siano esclusi, non possono ottenere la restituzione dei contributi versati, né vantare alcun diritto sul patrimonio dell’associazione (artt. 24 e 37 codice civile). Un altro elemento che caratterizza l’associazione è la sua struttura: si parla a questo proposito di rapporto associativo a struttura aperta, intendendo che, tutti coloro che condividono gli scopi associativi, possono chiedere di far parte dell’associazione senza che ciò comporti una modifica dell’atto costitutivo. Per quanto riguarda invece la lucratività, con l’introduzione della legge 289/2002 (art. 90) e quindi con la nascita delle Società Sportive Dilettantisti-che sotto forma di Società di Capitali, esiste analogia tra Associazioni Sportive e Società Sportive. In deroga all’art. 2247 c.c. sopra citato, sia per le Società Sportive Dilettantistiche che per le Associazioni Sportive Dilettantisti-che, esiste il divieto assoluto di distribuire utili anche in forma indiretta: gli eventuali utili prodotti dovranno pertanto essere reinvestiti nell’attività sociale o associativa.
Nella grande maggioranza dei casi gli accertamenti della Guardia di Finanza hanno riguardato delle vere e proprie imprese mascherate da Associazioni Sportive dilettantistiche, ma gestite a tutti gli effetti secondo logiche commerciali e con l’obiettivo specifico di produrre e distribuire utili in regime di indebita esenzione fiscale.


LE AGEVOLAZIONI PER LO SPORT DILETTANTISTICO IN ITALIA


A partire dal 2003, l’adozione di comportamenti illeciti da parte di operatori del settore che desiderino beneficiare delle importanti agevolazioni previste per il settore sportivo, ma che allo stesso tempo intendano svolgere attività di impresa, è stata resa in buona parte superflua dalla cosiddetta “Legge Pescante”. L’articolo 90 della legge 289 del 2002 infatti, al fine di agevolare lo sviluppo dell’attività sportIva in generale, ha esteso il trattamento fiscale e “contrattuale” previsto per le Associazioni Sportive alle Società Sportive Dilettantistiche. In particolare, il comma 1 dell’art. 90 recita quanto segue: “Le disposizioni della legge 16 dicembre 1991, n. 398, e successive modificazioni, e le altre disposizioni tributarie riguardanti le associazioni sportive dilettantistiche, si applicano anche alle società sportive dilettantistiche costituite in società di capitali senza fine di lucro”. È noto che nel settore del fitness le Associazioni Sportive hanno avuto, soprattutto in passato, grande diffusione, proprio grazie alle agevolazioni fiscali a loro riservate. Spesso le Associazioni, come sopra accennato, sono state create “ad hoc” e gestite come delle vere e proprie aziende, al solo fine di ottenere i vantaggi garantiti dalla legge, ma dimenticando lo scopo e la natura fondamentale dell’associazionismo, ovvero quello di accomunare delle persone nello svolgimento di attività sportIva dilettantistica. Nella gran parte dei casi gli associati dei centri fitness sono assolutamente ignari del loro “status associativo” e pertanto l’Associazione è gestita in assoluta autonomia dagli organi direttivi, ovvero Presiden-te, Segretario, Consiglieri, ove la comunicazione della convocazione dell’assemblea (obbligatoria per legge), se non addirittura omessa, viene effettuata in modo da renderla praticamente inaccessibile da parte degli associati.
La grande novità introdotta dalla L. 289/2002 art. 90 è stata quindi quella di creare una nuova forma societaria, la Società SportIva Dilettantistica a responsabilità limitata (o anche Società per Azioni), che possiede delle caratteristiche che potremmo definire “ibride”: da un lato si tratta a tutti gli effetti di una Società di capitali, e dall’altro, essendo vietata la distribuzione di utili anche in forma indiretta, si avvicina agli enti no-profit. In ogni caso questa novità ha rappresentato per alcuni operatori del settore un’interessante opportunità per beneficiare di agevolazioni significative, senza dover ricorrere a “stratagemmi “ o “sotterfugi” per mascherare la propria attività di impresa con una Associazione Sportiva Dilettantistica.
Ecco un elenco riassuntivo delle agevolazioni previste dalla legge per le Associazioni Sportive (e conseguentemente alle Società Sportive Dilettantistiche).
Non assoggettabilità a Iva dei corrispettivi per le prestazioni istituzionali erogate da parte di Associazioni Sportive Dilettantisti-che nei confronti di Soci, Associati o Partecipanti o dei tesserati delle rispettive organizzazioni nazionali (art. 4 comma 4, legge sull’IVA10     D.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972); estesa quindi alle Srl sport. Dil.
Detassazione dei redditi prodotti. Per le Società Sportive Dilettantistiche a r.l. (nell’ambito dell’attività istituzionale) i redditi non sono quindi tassabili ai fini Ires, lo sono solo ai fini Irap.
– Le Società Sportive dil. a r.l. e le Associazioni Sportive Dilettantistiche possono svolgere attività commerciale, non inerente direttamente ai fini istituzionali, come per esempio vendita di Merchandising (abbigliamento sportivo, gadgets, servizi non collegati all’attività sportIva istituzionale quali servizi estetici, massaggi o servizi legati al benessere e al relax come saune, bagni turchi, idromassaggi e thermarium in generale).
– I proventi derivanti dall’attività commerciale sono soggetti a Iva.
– È possibile, nel caso di svolgimento di attività commerciale (ovvero non collegata direttamente ai fini sportivi istituzionali), aderire all’opzione per il regime fiscale agevolato previsto dalla legge 398/1991, che prevede il calcolo forfetario del reddito ai fini Ires nella misura del 3% sul totale dei ricavi commerciali.
– Il regime fiscale agevolato per l’attività commerciale svolta (cosiddetto regime forfetario) prevede il versamento dell’Iva a debito forfetariamente nella misura del 50% sul valore totale, senza possibilità di effettuare detrazioni di Iva a credito sugli acquisti. L’Iva sugli acquisti diviene pertanto, come nell’ambito dell’attività istituzionale, un costo indetraibile.
– L’attività commerciale svolta non deve superare il limite di  250.000 euro annui per poter beneficiare del regime agevolato forfetario.
Agevolazioni fiscali relative ai contratti posti in essere con i collaboratori. In particolare tali agevolazioni, a partire dalla riforma del Diritto Societario (l. 289 2002), sono estese dagli sportivi dilettanti (in generale istruttori) ai contratti di collaborazione coordinata e continuatIva di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche. Nello specifico, segnaliamo le fasce di reddito di riferimento.
1. Sono esclusi dal reddito imponibile ai fini Irpef i rimborsi, i compensi e le indennità per un importo non superiore a 7.500 euro annui (art. 67 t.u.i.r.).
2. Superati i 7.500 e fino a un importo di 28.158,28 euro, si applica una ritenuta a titolo d’imposta pari al primo scaglione di reddito, pari al 23% più l’addizionale regionale pari a 0,9%, mentre nessuna ritenuta dovrà essere applicata a titolo di addizionale comunale e provinciale.
3. Superati i 28.158,28 euro complessivi, si applica una ritenuta a titolo di acconto pari al primo scaglione di reddito più le addizionali Irpef.
– Per quanto riguarda i contributi previdenziali, il settore sportivo rientra sotto la giurisdizione dell’Enpals e senza addentrarci in dettagli un poco complicati, è in corso da tempo una sorta di contenzioso tra Coni ed Enpals in merito alla assoggettabilità dei redditi sportivi alla contribuzione previdenziale e il tema non è ancora stato completamente chiarito.


ONERI PER BENEFICIARE DELLE AGEVOLAZIONI


Per poter beneficiare delle agevolazioni previste dalla legge riassunte qui sopra occorre rispettare alcuni vincoli formali e sostanziali a cui abbiamo già accennato. Anzitutto la stesura dell’Atto Costitutivo e dello Statuto deve contenere alcuni requisiti essenziali, tra i quali soprattutto la Denominazione (per le Società deve essere Società SportIva Dilettantistica a responsabilità limitata) e l’indicazione specifica della non lucratività, ovvero il divieto di distribuire utili. Altro aspetto fondamentale per ottenere il riconoscimento dello status di “associazione o società sportiva dilettantistica” e, quindi, per poter usufruire delle agevolazioni fiscali, è l’iscrizione nell’apposito Registro nazionale tenuto dal Coni. L’iscrizione al Registro delle Associazioni e delle Società Sportive si effettua attraverso una procedura che prevede l’affiliazione a una Federazione SportIva o a un Ente di Promozione Sportiva, che verificati i requisiti formali necessari, consente successivamente l’iscrizione al Registro. Oltre a questo, a partire dal 2010 sussiste l’obbligo, per le società e per le associazioni sportive, di inviare un modello (modello EAS) all’Agenzia delle Entrate. Recentissimamente l’Agenzia ha spostato il termine dell’invio del modello suddetto al mese di marzo 2011. Come sopra accennato, tra gli oneri più importanti a cui sono soggette le Società SportIva Dilettantistica a responsabilità limitata c’è sicuramente il divieto di distribuire utili anche in forma indiretta. Le Società Sportive possono comunque produrre degli utili, ma questi devono tassativamente essere trattenuti all’interno della Società e quindi verosimilmente reinvestiti nell’attività. Inoltre, in caso di scioglimento della Società, l’eventuale residuo patrimoniale che dovesse emergere dovrà tassativamente essere devoluto al Coni direttamente o tramite Enti di promozione Sportiva o ancora Associazioni Sportive o Società Sportive Dilettantistiche affiliate al CONI stesso.


CONCLUSIONI


In base a quanto abbiamo detto, lo svolgimento di attività di tipo imprenditoriale attraverso la creazione di Associazioni Sportive Dilettantistiche gestite come delle vere e proprie imprese è un procedimento assolutamente da evitare. Anzitutto è contrario alla legge, che prevede che le agevolazioni siano concesse solo a chi svolge effettivamente attività sportiva in forma associata. Oltre a ciò, la guida dell’Associazione spetta agli associati, che quindi possono sostituire gli organi direttivi esautorando l’imprenditore, di fatto, dalla gestione dell’Associazione. Nettamente differente è il discorso che riguarda le Società di Capitali sotto forma di Società sportive Dilettantistiche. Nello specifico le Società Sportive Dilettantistiche a responsabilità limitata, rispettando il vincolo del divieto della distribuzione di utili, offrono la possibilità di gestire una centro fitness o wellness beneficiando di tutte le agevolazioni consentite dalla legge per le Associazioni, garantendo allo stesso tempo ai soci che prestassero la loro attività professionale all’interno della Società, di percepire un compenso a patto che questo rientri in determinati parametri. La realtà della Società sportiva Dilettantistica a responsabilità limitata sembra quindi adattarsi ottimamente a quelle strutture di dimensioni medio-piccole, con le quali l’imprenditore desideri percepire dei compensi per sé e magari per i componenti della propria famiglia attraverso la gestione di una forma societaria che promuova lo sport e l’attività sportiva beneficiando di interessanti agevolazioni fiscali.

Luca Mazzotti

Dottore commercialista, ha lavorato per diversi anni nel campo del marketing e della
comunicazione aziendale, specializzandosi nel settore del fitness e benessere.
Recentemente, nella sua attività di consulente, ha sviluppato importanti competenze di tipo amministrativo e fiscale operando come professionista all’interno dello Studio Commercialista Moranduzzo & Partners

 

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