31/01/2011 Allenamento

Ortoressia – L’ossessione per i cibi sani

di Walter La Gatta w.lagatta@psicolinea.it

Quella per il cibo è un’ossessione che ha preso piede di recente nelle abitudini delle persone, in seguito alla massiccia produzione di pubblicazioni riguardo la nutriceutica e le qualità intrinseche del cibo genuino, a volte eccessivamente esaltato nelle sue capacità di prevenire malattie e a volte perfino di curarle. Puntualmente, queste pubblicazioni sono state poi riprese dai giornali e dalle riviste che si occupano di moda e bellezza, che hanno restituito informazioni spesso superficiali e svilite del loro valore scientifico.
L’Ortoressia Nervosa è una tendenza, un’abitudine, o addirittura un vizio, quello del salutismo estremo, che può portare la persona a soffrire di stress, sensi di colpa, depressione, ansia e fobie. Essa significa letteralmente “ossessione per il mangiare cibi sani”, da ‘orto’ (sano, giusto), ‘orexis’ (appetito) e ‘nervosa’ (nel senso di ‘patologica’). In questo caso, questa nuova indicazione di patologia nasce da un’autodiagnosi, quella del Dottor Steven Bratman. Il medico, specializzatosi in medicina alternativa, era diventato egli stesso un maniaco dell’alimentazione, al punto che consumava i propri pasti nel silenzio più assoluto, si alzava da tavola quando il suo stomaco non era ancora sazio, non mangiava una verdura se questa era stata colta da più di quindici minuti e masticava il boccone di cibo, prima di ingerirlo, per più di cinquanta volte. Mangiare del formaggio pastorizzato poteva farlo sentire male al punto di temere di contrarre una polmonite, se non addirittura il cancro.


I SOGGETTI ORTORESSICI


Non che il concetto di preservare la salute attraverso la dieta sia sbagliato: sono le estremizzazioni che portano a risultati contrari a quelli che si vogliono ottenere, se non altro perché ci si salva da certe malattie organiche, ma ci si ammala sempre più di stress e di fobie. Per gli ossessionati dall’idea del mangiar sano la qualità del cibo conta assai più della quantità, tanto che la ricerca e la preparazione del cibo occupa un ruolo determinante della loro giornata. Questi soggetti non sono interessati al gusto di ciò che mangiano, agli aromi, ai profumi o ai cattivi odori, si disinteressano totalmente del modo in cui il loro cibo viene servito nel piatto: l’unica cosa che conta è sapere che quel determinato cibo può fare bene, evitare le malattie, dargli forza ed energia per affrontare la vita, un po’ come Braccio di Ferro e i suoi spinaci. I cibi maggiormente scelti da questi soggetti per nutrirsi sono vegetali crudi e cereali, o cibi macrobiotici. Possono esserci poi altre ossessioni che portano, per esempio, a evitare l’utilizzo di stoviglie (piatti, pentole, posate) contaminate dalle ‘vibrazioni’ della carne, oppure considerate tossiche, come quelle di alluminio o di plastica, oppure a chiedere un piatto di insalata con foglie non tagliate, per non far perdere alla verdura le sue qualità nutritive, o escludere dalla propria dieta anche i latticini e le uova. Un altro segnale di ortoressia è la conoscenza precisa di tutte le etichette dei cibi in vendita al supermercato: questi soggetti conoscono a memoria i componenti nutritivi di ogni genere di prodotto, per cui sanno benissimo, in termini assoluti e in percentuale, quanti grassi saturi e insaturi contiene quel determinato prodotto, il suo valore calorico, i carboidrati ecc.
 
PROBLEMATICHE SOCIALI

Le interazioni sociali di questo tipo di pazienti non sono mai troppe e non sono mai buone: in genere sono soggetti piuttosto orgogliosi di sé e della cura che hanno per il proprio corpo, e vivono una sorta di complesso di superiorità nei confronti degli altri, che li porta ad allontanarsi da tutti, con pensieri sempre meno espressi apertamente, sempre più marcati da aspetti paranoici. Con il progredire dell’ortoressia, le sensazioni interiori provate sono quelle di sentirsi sani, puliti dentro, raggiungendo in molti casi anche livelli di esaltazione spirituale mentre, al contrario, cadere nell’alimentazione “normale” fa sentire questi “mistici del cibo” estremamente colpevoli, una colpa che dal punto di vista somatico si manifesta con violenti mal di testa, nausea, vomito. Per l’ortoressico l’unico rimedio, dopo essere caduti di fronte a una tentazione, è praticare un atto di penitenza, che può consistere nell’adozione di una dieta ancora più rigida, o di pratiche che consentono l’evacuazione rapida del cibo “contaminato”.

QUALI POSSIBILI SOLUZIONI

Non è facile far uscire un paziente da questa ossessione, da questa mistica del cibo sano, perché ci troviamo di fronte a una dipendenza, un po’ come avviene per il tossicoldipendente o l’alcolista. Il caso è anche simile a quello del soggetto anoressico, anch’esso convinto di aver raggiunto alti traguardi grazie ai suoi continui digiuni. Deve essere interrotto il circolo vizioso che porta l’ortoressico a programmare il pasto, ad acquistare personalmente il cibo e a cucinarlo secondo determinate teorie: cercare di limitare questa o quella attività, delegando ad altri la responsabilità della propria alimentazione, almeno un giorno alla settimana, può essere l’inizio di un’autoterapia. L’importante è concedersi una sorta di “licenza di mangiare tutto” almeno qualche volta, in giorni stabiliti, in modo poi di non sentirsi in colpa. La madre di tutte le possibili terapie rimane però la psicoterapia, che possa portare il paziente a curare quello che è il suo vero problema : l’irragionevole desiderio di essere immortale.

Walter La Gatta

Laureato in psicologia, indirizzo applicativo, e in sociologia, è esperto in  psicologia clinica, psicologia del Lavoro e psicologia scolastica. Svolge la libera professione di psicologo-psicoterapeuta individuale e di coppia.  È direttore scientifico del sito internet www.clinicadellatimidezza.it e consulente per il  sito www.psicolinea.it.

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