28/02/2011 Allenamento

Sindrome cervicale del manager stressato

tratto da Casi clinici in palestra quinta serie di Davide Fogliadini e Alessandro Lanzani

ANAMNESI E STORIA CLINICA
Massimo M. è un manager cinquantenne con importanti responsabilità professionali; lavora e viaggia molto. È tormentato da frequenti episodi di cervicalgia di origine miotensiva, che oltre al dolore si manifesta con vertigini e nausea. Il medico consiglia una radiografia che rileva: “parziale raddrizzamento della lordosi fisiologica cervicale di possibile significato antalgico. Parziale riduzione degli spazi compresi tra C5-C6 e C6-C7, accompagnata da iniziale irregolarità del lume del forame di coniugazione compreso tra C5-C6 e C6-C7. Si osservano sia a destra che a sinistra delle piccole formazione osteofitiche che protrudono nei forami stessi. Aggiungiamo per completezza che il soggetto è notevolmente sovrappeso e iperteso.

DESCRIZIONE DELLA PATOLOGIA
Ci siamo presi una piccola licenza letteraria: la cosiddetta “sindrome del manager stressato” in realtà non esiste; esiste invece un preciso quadro sintomatologico che, anche non descrivendo una patologia vera e propria, si caratterizza per disturbi oggettivi, a volte seri, che compromettono la qualità di vita della persona colpita. Il tratto cervicale è alterato nella sua morfologia, presentandosi rettificato. Lo stato di tensione permanente esercitato dalla muscolatura profonda e superficiale del collo e delle spalle, unito all’ipertono dei muscoli scaleni e sternocleidomastoidei, accessori della respirazione, può portare a infiammazione, dolore e artrosi precoce della zona cervicale. Un quadro miotensivo è comunque reversibile. Altro discorso meritano la riduzione degli spazi discali e gli osteofiti: questi ultimi in particolare, con la loro “intrusione” nel lume dei forami intervertebrali scatenano le fasi acute. Il forame intervertebrale è costituito dall’articolazione di una vertebra con la sottostante: è di forma rotondeggiante e permette bilateralmente l’uscita del nervo che emerge dal midollo spinale. Si intuisce facilmente quanto possa essere irritativa una “spina” ossea che entra in contatto con una struttura sensibile come un nervo. La riduzione degli spazi interdiscali peggiora la situazione.

I CONCETTI CHIAVE RIFERITI AL CASO
La perdita di ammortizzazione a livello delle ultime vertebre cervicali è dovuta alla riduzione degli spazi interdiscali dal punto di vista descrittivo. Dal punto di vista funzionale, dipende invece dalla perdita della curva: la lordosi cervicale. Sappiamo che un deficit di questa importante funzione innesca il fenomeno artrosico, che in questo caso interessa una zona delicata come i forami di coniugazione. Lo stato miotensivo cronico non è che il sintomo delle cause prima sottolineate, così come la “deformazione” della zona cervicale, sottoposta a tensioni anomale. Infatti, la colonna vertebrale di Massimo, almeno nel primo tratto, è di 10-15 anni più vecchia dell’effettiva età biologica. Si sono sommati, per arrivare a questo invecchiamento precoce, molti fattori. Ne ricordiamo i più importanti: la mancanza di attività fisica, il sovrappeso, lo stress psico-fisico.

INFORMAZIONI NECESSARIE PER TRATTARE IL CASO
Il consueto E.O.M. mette in luce due anomalie posturali molto interessanti per definire la mappatura delle retrazioni muscolari: sul piano frontale il soggetto presenta la testa leggermente flessa e ruotata verso destra: si risale facilmente a uno stato di contrattura del trapezio omolaterale, e precisamente dei suoi fasci superiori. Anche lo sternocleidomastoideo controlaterale si presenta retratto, incordato. La visione rispetto al piano sagittale ci conferma una rettificazione della lordosi cervicale. Dal punto di vista funzionale, abbiamo una limitata rotazione della testa, in particolare sul lato destro; a conferma di quanto osservato precedentemente.
La circonduzione nei due sensi è discreta, ma viene eseguita con dolore ai trapezi.

OBIETTIVI
Fare uscire il soggetto dal tunnel del dolore e della limitazione funzionale è primario. Non avendo una patologia specifica, il lavoro da svolgere in palestra assume la massima importanza. In primis è necessario riequilibrare le tensioni muscolari di Massimo, attraverso un serio protocollo di intervento che agisca anche su di un piano più profondo: quello emotivo.
Mantenere sotto controllo l’ipertensione e far dimagrire Massimo è altrettanto importante.

COME REALIZZARLI
Strutturare una tabella che contempli una quota importante di lavoro aerobico, con l’obiettivo di innescare la lipolisi e soprattutto abbassare la pressione arteriosa. In questo caso particolare si propone una seduta aerobica non inferiore ai 30 minuti, con una percentuale del 50-60% rispetto alla f.c. max. Educare la persona all’utilizzo di un cardiofrequenzimetro è professionale e rientra in una logica di prevenzione, la nuova frontiera del fitness del 21° secolo.
La restante quota va equamente divisa tra un’attività di blanda tonificazione (preferibile il corpo libero) e di razionale allungamento muscolare. Saranno interessati, ovviamente, i muscoli cronicamente contratti. L’effetto decontratturante dello stretching verrà potenziato se si affiancheranno delle terapie manuali come la massoterapia, ovviamente eseguite da un professionista del settore e con il parere positivo del medico.

ESERCIZI CONSIGLIATI
In una situazione di sovrappeso come questa, limitare il carico articolare è primario; la cyclette ci sembra la scelta più ragionevole; il tappeto può essere utilizzato privilegiando la camminata e la camminata in salita piuttosto che la corsa. Questa è una precauzione che vale per tutte le persone in forte sovrappeso. L’inclinazione del tappeto deve essere limitata a qualche qualche grado: ricordiamo che il lavoro è forza per spostamento e nei soggetti in sovrappeso aumenta di molto spostando il proprio peso anche per pochi gradi di inclinazione.
Esercizi con macchine, manubri e bilancieri: in questo caso, più che la tipologia di esercizio conta il sovraccarico imposto: in linea generale, l’aumento della pressione arteriosa è direttamente proporzionale allo sforzo compiuto; perciò è preferibile impostare un lavoro a circuito, che contempli esercizi a basso carico e un alto numero di ripetizioni. Alternare con movimenti di tonificazione per addominali e arti inferiori a carico naturale è vivamente consigliato.
Allungamento muscolare: da preferire gli esercizi di stretching per i trapezi, per gli scaleni e per gli sternocleidomastoidei.
Tecniche di rilassamento: almeno 5 minuti di respirazioni lente e profonde dà un grande aiuto nel rilassare emotivamente il soggetto. Se possibile, indirizzate il vostro allievo alla frequentazione di sedute di yoga.

ESERCIZI SCONSIGLIATI
Step ed ergometro: è tollerata una blanda camminata, la corsa va riservata a una situazione compensata dal punto di vista del dolore e della miotensione.
Squat e presse: coerentemente con la logica di risparmio articolare e controllo pressorio, vi invitiamo a non fare eseguire questi esercizi o in alternativa con carichi minimi o a corpo libero.
Alzate laterali e tirate al mento: le prime si possono anche fare, avendo cura che il soggetto realizzi soltanto i primi 50/60° di abduzione laterale; i fasci superiori dei trapezi non devono essere coinvolti. A maggior ragione, nel secondo esercizio, che stimola in maniera potente i muscoli sopracitati. Più che il movimento in sé, è fondamentale l’intensità del carico, che deve essere modesta.

CONTROLLO DEGLI OBIETTIVI
Motivare il nostro allievo a un controllo regolare della pressione è consigliato in modo da tarare esattamente lo sforzo proposto. Almeno ogni due settimane verificare i progressi in termini di dimagrimento. Attraverso la valutazione chinesiologica controllare il recupero del R.O.M. del tratto cervicale, riscontro positivo di un rilassamento muscolare. Insomma, se Massimo dimagrirà, sarà meno stressato e senza dolore nella zona cervicale potremo parlare di successo motorio!
In queste sindromi è fondamentale la relazione che si riesce ad instaurare con il soggetto. Una relazione di accoglienza e di partecipazione, che renda gradevole e piacevole l’attività fisica e generi relax nel farla: una relazione professionale che privilegi l’aspetto umano a volte dà risultati maggiori che un tecnicismo esasperato.

Fig. 1 Radiografia rachide cervicale: proiezione laterale. La lordosi cervicale è praticamente scomparsa, le vertebre sono allineate, rettificate  con perdita di ammortizzazione

 

Fig. 2 Radiografia rachide cervicale; proiezione anteriore. Si apprezza una deviazione laterale della colonna.

Tratto da:
Casi clinici in palestra quinta serie
di Davide Fogliadini e Alessandro Lanzani
Alea Edizioni 2005
pag. 128 – euro 21
Per ulteriori informazioni vai alla scheda!

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