07/03/2011 Allenamento

Il nuoto antalgico

Il nuoto antalgico tende a educare l’utente, permettendogli di nuotare attraverso esercizi a lui più indicati, eliminando dal suo repertorio eventuali esercizi non adeguati.
di Andrea Altomare

Spesso i medici generici invitano i propri pazienti a frequentare la piscina o a iscriversi a un corso di nuoto per prevenire o curare una sofferenza lombalgica. Tuttavia, una volta recatosi in piscina, l’utente si deve adeguare alle proposte natatorie aspecifiche della scuola nuoto, volte evidentemente a soddisfare le esigenze di un gruppo. Per questo gli si propongono alcuni esercizi natatori non adatti al suo problema, e molto spesso addirittura controindicati. Il nuoto “antalgico” tende a educare l’utente stesso permettendogli di nuotare attraverso esercizi a lui più indicati, eliminando dal suo repertorio eventuali esercizi non adeguati.
NOZIONI ELEMENTARI E SEMPLICI ESERCIZI
Prima di far eseguire esercizi di nuoto “antalgico” ritengo importante e fondamentale ricordare che il soggetto dovrebbe cominciare a frequentare la piscina quando il suo stato infiammatorio è passato, e quindi non si trova in una situazione di sofferenza acuta. Alla persona che soffre di lombalgia (per cause diverse) devono essere proposti esercizi di acquaticità e ambientamento, di avviamento al nuoto e di nuoto elementare mirati al suo bisogno personale: molti esercizi standard devono essere modificati in modo da svolgere anche un’azione antalgica in acqua. Questi esercizi fanno sì che il soggetto possa nuotare in modo più dinamico beneficiando del piacere di un’attività più sportiva rinforzando così anche il suo aspetto psicologico nei confronti dell’ambiente piscina, eseguendo alcuni “stili” proposti esclusivamente per il suo stato fisico, senza compromettere ulteriormente la sua patologia. Esistono poi una serie di esercizi natatori che un soggetto sofferente di lombalgia non deve mai eseguire: gli esercizi combinati natatori errati.
ESERCIZI NATATORI ERRATI E CORRETTI
Scivolamento in avanti con galleggiante.
La partenza in scivolamento in avanti con la tavoletta, eseguito con il movimento del tronco e successivo affondo in acqua, oltre a una contrazione muscolare “lombare“ determina anche una negativa propulsione in avanti. Inoltre, è bene considerare che in acqua qualsiasi esercizio proposto deve essere eseguito con armonia da parte del soggetto, valutando il suo livello di tensione e di paura. Lo scivolamento in avanti va eseguito partendo da una posizione “base”: arti inferiori piegati (se ci troviamo in acqua bassa), arti inferiori semi piegati o estesi (se siamo in acqua di media altezza), immergendo successivamente il viso in acqua, lasciandosi così andare in avanti spingendo con le gambe e scivolando.
Ritorno alla posizione iniziale dopo lo scivolamento con galleggiante. Il capo non deve essere messo in iperestensione, inarcando così la colonna lombare e cercando di appoggiare i piedi a terra in qualche modo. Si raccolgono prima gli arti inferiori flessi al petto, poi si effettua l’appoggio dei piedi a terra (possibilmente con tutta la pianta), e in ultimo si esegue la flessione dorsale del capo (uscita del capo in acqua), mantenendo, se possibile, le spalle sotto l’acqua.
Scivolamento in avanti senza l’uso di un galleggiante. La modalità correta è la stessa del precedente. Ciò che cambia è il ritorno alla posizione di base: in questo caso l’utente dovrà flettere le gambe, portare le ginocchia al petto e contemporaneamente portare gli arti superiori (che si trovano in allungamento avanti) verso il basso-dietro, eseguendo una spinta dell’acqua con le mani. Successivamente potrà appoggiare i piedi a terra (sempre in appoggio totale) e infine flettere dorsalmente il capo (fuori dall’acqua). Non bisogna lasciare che l’utente si metta in piedi in qualche “modo”, in quanto per poter fare ciò eseguirà quasi sicuramente movimenti non controllati e coordinati di tipo traumatico per lo stato della sua schiena.
Battuta delle gambe a stile libero senza uso di galleggiante. Durante l’esecuzione di questo esercizio il soggetto non deve assumere una posizione troppo inarcata a livello lombare. Questo avviene, nella maggior parte dei casi, quando il soggetto non ha un buon galleggiamento positivo e cerca di rimanere con il corpo in superficie in modo forzato. Cosa dobbiamo fare in questo caso? Dobbiamo invitare il nostro utente a non rimanere per forza con le mani e i piedi in superficie, ma cercare di eseguire lo scivolamento in avanti in modo più rilassato rispetto al proprio galleggiamento naturale, lasciando che le mani e i piedi affondino quanto basta per sentirsi abbandonati nell’acqua. In questo modo il nostro utente dovrà assumere una posizione di avanzamento più frenata, in quanto dovrà vincere una maggiore resistenza dell’acqua, ma sicuramente la sua schiena ne trarrà beneficio, evitando contrazioni muscolari e compressioni a livello lombare.
Battuta di gambe a stile libero, con inspirazione ed espirazione frontale; con o senza l’uso di un galleggiante. L’inspirazione frontale, con l’uso o meno di un galleggiante, durante l’esecuzione della battuta a stile libero non va mai eseguita, perché durante la fase inspiratoria il tratto lombare tende a inarcarsi eccessivamente (iperlordosi), dando origine a contratture muscolari. Infatti, per poter continuare a battere le gambe a stile libero durante l’inspirazione, il nostro utente estende verso dietro il capo e con le mani cerca di “appoggiarsi“ sulla superficie dell’acqua per emergere maggiormente. per questo dobbiamo far eseguire la respirazione laterale senza l’uso di galleggiante, in modo da mantenere il capo sempre in acqua.
Battuta di gambe a stile libero alla sbarra o al bordo vasca e inspirazione frontale. Come per il precedente, l’inspirazione va eseguita lateralmente.
Scivolamento sul dorso con battuta di gambe. Nella battuta delle gambe a dorso è opportuno verificare la capacità del nostro utente di utilizzare con efficacia gli arti inferiori, oltre che il suo livello di galleggiamento naturale, per evitare un eccessivo sforzo muscolare a livello lombare nel tentativo di avanzare più velocemente e di portare i piedi in superficie. Per far fronte a ciò può essere proposta la battuta della gambe a dorso con uso di un galleggiante posto alla nuca, sostenuto con le mani. Nel tornare in posizione seduta di partenza, è opportuno che il nostro utente fletta maggiormente il capo e il corpo in avanti, portando le ginocchia verso il torace, espirando in acqua e infine allungando le braccia in avanti.
Movimento della gambe a rana in avanti o sul dorso Il movimento della gambe a rana in avanti va eseguito senza l’uso del galleggiante e con il capo in acqua; per respirare è opportuno che fermarsi in posizione seduta, con la modalità corretta sopra descritta (vedi scivolamento in avanti). Nel movimento delle gambe sul dorso a rana, l’utente non deve assumere una posizione di decubito supino (a pancia in su), ma una posizione semiseduta, con il corpo posto in diagonale rispetto alla superficie dell’acqua.
Dorso. Nella nuotata a dorso bisogna controllare che durante la bracciata il corpo non assuma una posizione errata di inarcamento vertebrale. Questo può avvenire per compensare l’incapacità coordinativa della battuta delle gambe e un galleggiamento di tipo negativo (con le gambe che cadono velocemente verso il basso). In questo caso è opportuno che l’esecuzione del dorso avvenga in una posizione più seduta rispetto alla posizione classica, ovvero con il capo maggiormente flesso in avanti, con le gambe che si muovono al di sotto della superficie dell’acqua e il bacino più in basso rispetto alla posizione dei piedi in movimento.
Rana. La nuotata a rana è da evitare completamente nella sua esecuzione classica. Tuttavia possiamo prendere in considerazione la possibilità di sostituire la respirazione frontale con una respirazione laterale e relativa bracciata a stile libero, che avverrà dopo l’esecuzione della gambata a rana; successivamente si potrà eseguire la bracciata a rana, alternando così una bracciata a stile libero con inspirazione laterale e una bracciata a rana con espirazione in acqua in coordinazione con il movimento delle gambe a rana.

ESERCIZI NATATORI DA EVITARE COMPLETAMENTE
La battuta di gambe a delfino è un esercizio da evitare completamente, sia eseguito sul dorso che in avanti, sia con l’uso di un galleggiante che senza.
Esecuzione dello stile a delfino, in qualsiasi modo.
Esecuzione della bracciata a stile libero, delfino o rana, con l’uso di un galleggiante stretto tra le gambe.

INDICAZIONI GENERALI
L’operatore dovrebbe conoscere l’origine del problema ed eventuali modalità di cura a cui la persona è sottoposta, oltre che i suoi riferimenti medici. È importante valutare l’acquaticità della persona a cui vogliamo insegnare l’Acquantalgica, in modo da individuare eventuali paure e tensioni nei confronti dell’acqua. Inoltre, sarà importante capire quanto la persona trattata sia disposta non soltanto a eseguire esercizi mirati alla cura, ma anche a imparare a muoversi in acqua in modo corretto, sviluppando nuove capacità natatorie. Questo ci consentirà di programmare una scheda di lavoro adeguata alle sue necessità e aspettative, che proponga gli esercizi più adatti, utilizzando l’acqua bassa o l’acqua di media altezza, con o senza il capo in acqua, con o senza l’utilizzo di piccoli attrezzi, proponendo esercizi in spostamento o natatori antalgici. Dopo almeno dieci lezioni si potranno valutare i risultati raggiunti e le eventuali difficoltà.

Andrea Altomare
Insegnante di educazione fisica, istruttore di nuoto e assistente bagnanti FIN, istruttore di nuoto per i disabili HSA Italia, operatore per disabili FISD, ha partecipato a seminari e convegni riguardanti la motricità per disabili e per anziani anche non autosufficienti. Attualmente è il responsabile del servizio di idrochinesiterapia presso la Cooperativa Servizi Riabilitazione. Grazie alla sua esperienza è ideatore e promotore dell’Acquantalgica, il metodo di ginnastica in acqua per la prevenzione e la cura delle algie lombari.

Per il pdf dell’articlo clicca qui

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