19/04/2011 Community Business

Fibo: what’s news?

                 

di Mia Dell’Agnello mia@professionefitness.com

Con una crescita del 9,2 per cento nel numero di visitatori (58.100) e del 3,7 per cento di espositori (560) si è chiusa la ventiseiesima edizione del Fibo, il salone internazionale leader del fitness, wellness & health.

 

HEALTH
Entrando nel primo padiglione espositivo, sono sufficienti pochi passi per capire dove stia girando il vento. Nel primo stand a sinistra, grandissimo, dell’azienda tedesca Proxomed, campeggia uno stendardo 7 metri per 5 dove si leggono due sole parole: medical fitness. Volti lo sguardo a destra e trovi Cosmed, l’azienda italiana per la diagnostica sportiva di alto livello. Niente di nuovo, in questo caso, dal momento che Cosmed è sempre stata lì.  La novità è che, forse per la prima volta, non emerge per la particolarità dei prodotti esposti, che risultano all’occhio molto più coerenti con quelli vicini. Aggirandosi nei padiglioni del training equipment il richiamo al medicale è quasi persecutorio: Physiological Workout, Balanced Training, Medical Check, Fitness Therapy, Performance Terapy. I nomi sottendono promesse e impegni chiari, anche se non è sempre altrettanto chiaro come possano essere realizzati con le attrezzature proposte. Quel che è certo, se non altro, è che gli uffici marketing di tante aziende hanno scelto questa direzione, che vogliamo considerare un buon punto di partenza. L’organizzazione fieristica ha anticipato questa tendenza, proponendo per il terzo anno il padiglione dedicato FiboMed, ma la realtà è andata ben oltre, costringendo ad adottare una segnaletica specifica per indicare tutte le attrezzature in qualche modo attinenti al medicale e distribuite negli altri padiglioni: il simbolo di FiboMed interessava circa il 40% del training equipment in esposizione. Considerato questo nuovo assetto, direi che il settore specificatamente dedicato è risultato piuttosto deludente, largamente occupato da incerte proposte per il “wellness faidate”.
Lo sviluppo nel settore della promozione della salute ha portato in fiera una nuova qualità di visitatori professionali: oltre il 20 per cento di essi ha dichiarato di lavorare in una clinica di fisioterapia, un centro di riabilitazione o in studi medici. Forse questo spiega la vastità di offerte che hanno a che fare con la diagnostica, sempre più raffinata e complessa, che abbiamo guardato, in realtà, con una certa preoccupazione: non vorremmo che questa “checkup-mania” fosse dettata dalle esigenze delle aziende medicali di aprirsi nuovi mercati, piuttosto che dalle reali esigenze di un settore professionale in via di trasformazione.

FITNESS
Per quanto riguarda le attrezzature fitness, notiamo un’altra tendenza, che in qualche modo può essere accostata alla precedente, ed è il ritorno in pompa magna della carrucola. Finalmente liberata dalla costrizione di assetti prestabiliti, prolunga la sua presenza oltre il pacco pesi e si dota di maniglie per rapportarsi essa stessa, direttamente, con l’utilizzatore. Technogym presenta in anteprima per l’Europa la sua nuova serie di isotoniche, caratterizzate dall’elegante design a cui ormai siamo abituati. Ma anche altre aziende propongono, a volte rispolverate, attrezzature in cui la carrucola è la vera protagonista, simbolo di libertà di movimento, che rispetta l’unicità del singolo soggetto rispondendo in modo fisiologicamente corretto alla realizzazione del movimento. Tanto che a guardare queste macchine ci si chiede: ma a che serve, allora, la macchina? Qual è il senso di produrre attrezzature sempre più raffinate – e costose – ricercando sempre più la massima libertà espressiva? Non basterebbero forse un elastico e una spalliera? Ci sono cose, alle volte, che sfuggono alla nostra comprensione, ma se esistono, un senso devono averlo, per forza.
D’altra parte notiamo anche la tenace resistenza di aziende – molte – che propongono ancora le serie di isotoniche classiche, monolitiche, difficilmente differenziabili sia come estetica che come materiali e biomeccanica. Fra queste ci piace citarne una, che propone senz’altro qualcosa di nuovo. Si tratta della spagnola Telju, attiva dal 1985, che farà a breve il suo ingresso in Italia grazie all’intraprendenza di un gruppo di proprietari di centri fitness che, grazie a molti anni di esperienza, hanno visto in queste attrezzature delle nuove potenzialità. In realtà, l’attrezzatura in sé non è che il duplicato di tante altre, come dicevamo; quello che è diverso è il servizio offerto, che a loro piace chiamare “Ikea style”. Non che le macchine arrivino smontate, sia chiaro: la parte “faidate" riguarda solo la manutenzione successiva. Avendo sperimentato sulla propria pelle quanto sia costoso, e a volte incredibilmente lento, il servizio tecnico di supporto fornito dalle case madri e avendo verificato personalmente quanto siano meccanicamente semplici le attrezzature, hanno pensato a una gestione del servizio di manutenzione direttamente a opera dell’acquirente. Ti si rompe un pezzo? Non c’è problema: lo ordini e nel giro di 24 ore ti arriva, direttamente dalla Spagna (dove è fabbricato) con tanto di manuale di istruzioni su CD Rom, dove ti spiegano passo passo come smontare e rimontare l’attrezzo. Un gioco da bambini, dicono loro. E se proprio non ce la fai, c’è comunque il servizio di assistenza standard pronto a venire in tuo aiuto. Risultato? Prezzi abbattuti e tempi ridotti all’osso. L’Ikea style è anche nel costo di acquisto di queste macchine, che si presentano con un listino inferiore del 30-40% rispetto a quello di altre aziende.
Ci sono poi delle tendenze ormai affermate, che riguardano in modo specifico solo il mercato tedesco: la più marcata è sicuramente rappresentata dalle pedane vibranti, una metodologia di allenamento che in Italia non ha avuto lo stesso, straordinario, successo riportato in Germania. Qui al Fibo sono tantissime le aziende che ancora propongono le vibrazioni nel fitness training, prima fra tutte Power Plate, che presenta quest’anno una nuova attrezzatura: una bike vibrante che amplifica in modo esponenziale la fatica della pedalata. Un vero mostro di cattiveria.

MADE IN ITALY
La superficie espositiva delle aziende italiane presenti al Fibo è quest’anno praticamente raddoppiata rispetto all’anno precedente e noi crediamo che questo valore sia destinato a crescere. Gli espositori si sono dichiarati molto soddisfatti sia per il numero che per la qualità dei visitatori, tutti di target professionale, con un’alta predisposizione all’acquisto. Molti i visitatori italiani che si sono dati appuntamento qui in Germania, rinunciando agli eventi nazionali del settore. Il carattere internazionale della fiera consente alle aziende da una parte di aprire i propri canali di vendita oltre i confini, contattando distributori per nuovi paesi, e dall’altra di individuare prodotti innovativi da distribuire in Italia con le proprie reti di vendita. L’estero, lo ricordiamo, rappresenta, per molte aziende italiane, una fetta importantissima del proprio fatturato, soprattutto in questi anni di contrazione e ridimensionamento del mercato nazionale. Il made in Italy, fortunatamente, piace ancora molto, non solo in Europa, ma soprattutto nei paesi emergenti che da anni hanno individuato il Fibo come la propria fiera di riferimento. Ce lo conferma Eros Corolli, dell’azienda Fit Interiors specializzata nel settore dell’arredamento per spogliatoi di palestre, centri fitness e wellness, golf club e impianti sportivi, un “veterano” del Fibo che ha trovato, anche quest’anno, grandissima soddisfazione. Stessa soddisfazione, ma con sorpresa, per Alessandro Pontani, Product Manager Queenax: "Siamo al Fibo per la prima volta e siamo entusiasti! Il nostro obiettivo era quello di ottenere contatti internazionali per sviluppare il mercato del nostro prodotto, ma siamo andati ben oltre le aspettative, soprattutto con clienti provenienti dal Medio Oriente (Dubai, Qatar, Libano), e naturalmente da tutta Europa. Verremo sicuramente anche nel 2012".
Il successo del made in Italy è stato confermato anche dal Fibo Innovation Award, il premio assegnato ogni anno al miglior prodotto di tre categorie: training equipment, promozione della salute e design high-tech. Due dei tre riconoscimenti sono stati conferiti ad aziende italiane. La "chiave mywellness" di Technogym è stata giudicata un dispositivo eccellente nella promozione della salute: si tratta di un piccolo oggetto (con un funzionamento molto simile a quello del contapassi), che misura l’attività fisica giornaliera e incoraggia l’allievo ad aumentare la pratica motoria quotidiana, non strettamente connessa con l’esercizio fisico in palestra.

 

Alberto Bortolotti di TechnoGym
con il Prof. Dr. Ingo Froböse

L’azienda Lamiflex si è aggiudicata il premio per la categoria design, presentando la bike con una sola ruota “Ciclotte”, un oggetto che decisamente rompe con la progettazione tradizionale, orientata soprattutto agli aspetti funzionali delle attrezzature fitness.

Luca Bonfanti di Lamiflex
con Olaf Tomscheit

CONCLUSIONI
Il Fibo val bene una gita, e non solo per le aziende. Il pubblico professionale non può mancare a questo appuntamento, magari facendo un salto in giornata, se di più non si può. Sì, perché grazie alle tariffe aeree low cost e alla disponibilità di orari che coprono praticamente l’arco dell’intera giornata, andare a Essen non è più così impegnativo. Se a questo si sommano la pregevole organizzazione teutonica e un sistema d’infrastrutture assolutamente invidiabile, il risultato non può che essere positivo: l’appuntamento è per il prossimo anno, dal 19 al 22 aprile.

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