20/06/2011 Allenamento

Protocollo chinesiologico nelle lombalgie – Linee guida

di Claudio Corno
tratto da “Mal di schiena” Alea Edizioni

La persona colpita da lombalgia deve essere aiutata a gestire responsabilmente la sua disfunzione e a prevenire eventuali ricadute future. Componenti essenziali del programma sono l’educazione della colonna e l’allenamento, che mirano al mantenimento da parte del soggetto di un allineamento efficiente della colonna, così da disporre di una base d’appoggio sicura e da sviluppare un’abilità coerente nello stabilizzare il rachide, durante le attività della vita giornaliera. L’educazione di una persona lombalgica è finalizzata a influenzarne anche i processi mentali, modificandone la coscienza cinestesica in modo da comprendere quali atteggiamenti occorra rimpiazzare con altri più efficienti.

OBIETTIVI
Obiettivo dell’intervento chinesiologico è la riduzione della sintomatologia dolorosa in modo significativo o la sua scomparsa. Il movimento e l’ergonomia sono gli elementi determinanti nel trattamento delle rachialgie: la tonificazione permette l’utilizzo del rachide riducendone gli stress da sforzo e l’educazione motoria, anche utilizzando i principi della scuola della schiena – Back School – permette di ridurre o eliminare gli eventi traumatici. Il metodo, in fase acuta e sub acuta, mira all’interruzione del ciclo ischemico, che si manifesta in seguito alla contrattura muscolare dovuta al dolore, e al recupero della postura corretta persa nel tentativo di limitare il dolore alterando involontariamente l’atteggiamento (posture antalgiche che possono provocare, tra l’altro, riduzione della curva fisiologica lombare e atteggiamento scoliotico antalgico). Queste posture alterate creano a loro volta dei compensi, anche a distanza dalla sede della lesione, poiché in questo riflesso antalgico giocano un ruolo preponderante le catene muscolari. Il metodo tende alla riduzione del dolore nelle sue due componenti fisiologico e psico-comportamentale, ricercando sia la decontrazione muscolare tramite movimenti microcinetici, che la compleance con la persona interessata, in modo da favorirne il rilassamento psichico e trarre così il maggior beneficio possibile dalla seduta di lavoro.
È necessario compiere i movimenti limitati sia nel tempo che nello spazio, avendo come limite d’escursione articolare la comparsa della sensazione di fastidio, così da eliminare stress e stanchezza. Gli esercizi devono essere eseguiti inizialmente in posizione di rilassamento dello psoas (decubito supino, cosce verticali e le gambe appoggiate su di uno sgabello parallele al terreno), per passare, successivamente, a quelli in posizione seduta e in piedi. In particolare, in fase acuta, da supini, si deve ottenere una fragilizzazione della zona lombare interessata dal dolore, senza richiedere l’interessamento dei muscoli direttamente coinvolti, servendosi dell’intervento degli arti superiori o inferiori che, agendo come leve, provocano uno slivellamento del bacino e di conseguenza la flessione lombare; questa, a sua volta, evoca lavoro in quel distretto, determinando una maggiore capillarizzazione muscolare che, in assenza di una reale attività della muscolatura, favorisce sia il lavaggio “wash out” del muscolo con la “pulizia” delle miofibrille “dai rifiuti” prodotti della contrazione isometrica, che un apporto nutritivo dello stesso, con conseguente riduzione del dolore.

COME PROCEDERE
La metodica si compone sostanzialmente di sette punti:
1. il movimento non deve mai, in nessun caso, evocare fastidio;
2. ricercare le posizioni antalgiche;
3. alleviare il dolore del soggetto utilizzando micromovimenti atti a interrompere il ciclo ischemico, creando “wash out” nel muscolo;
4. stilare un piano di lavoro individualizzato;
5. infondere fiducia e sicurezza nel soggetto, evitando soprattutto che s’instauri in lui la paura del movimento o chinesifobia, e stimolandone volontà e costanza; la “guarigione” dipende in buona parte dal soggetto, il chinesiologo offre solo i mezzi più idonei e adeguati per raggiungere l’obiettivo;
6. rieducare la postura, attraverso la presa di coscienza delle posizioni corrette, ricalibrando gli schemi corporei, in quanto occorre cancellare i vecchi automatismi, i vecchi ed errati schemi motori, sostituendoli con quelli nuovi e meno dolorosi;     
7. utilizzo prima, durante e dopo le sedute, dei principi dettati dalla scuola della schiena; il soggetto deve essere partecipe, attento “agli insegnamenti”, per trasformare un gesto cosciente in uno automatico, informandolo sui gesti e sulle posizioni che deve assolutamente evitare per non procurarsi dolore, e insegnandogli come compiere gli stessi atti, che precedentemente gli erano nocivi e dolorosi, mantenendo le zone dolenti in posizione di protezione (posizioni antalgiche), mettendolo così in condizione di lottare con successo contro le eventuali recidive.

PIANO DI LAVORO
Il piano di lavoro deve essere attentamente studiato e stilato tenendo conto dell’anamnesi motoria della persona, degli obiettivi da raggiungere e della patologia di cui è affetta. Deve essere:
– individualizzato;
– semplice e comprensibile;
– graduato nelle sue difficoltà;
– comprendere almeno 10 esercizi della durata di cinque minuti l’uno per standardizzare la lezione;
– seguire una progressione tenendo conto dell’evoluzione del soggetto;
– durare almeno 10-12 lezioni (ma modificabile ogni qual volta sia necessario), in quanto l’esercizio è eseguito in modo corretto solo dopo tre o quattro lezioni e i muscoli e le articolazioni ricevono un miglior beneficio da un lavoro ripetuto sempre nelle stesse posizioni.
La rieducazione posturale prevede:
– la presa di coscienza del proprio corpo nelle posizioni supino, seduto, eretto;
– la ricerca delle disarmonie statiche e dinamiche;
– l’interiorizzazione della nuova postura acquisita.
Le disarmonie statiche possono essere percepite attraverso:
– contatti (pavimento, pareti, montante della spalliera, bacchetta, palline);
– correzioni manuali (tramite la mano dell’operatore);
– davanti allo specchio (visiva).
Le disarmonie dinamiche (in cammino, nella corsa) possono essere percepite attraverso:
– correzione (analitica e globale) da posizioni in scarico a quelle in carico;
– integrazione neuromotoria;
– inserimento graduale della postura corretta negli esercizi dinamici;
– adattamento delle posture corrette nel corso dei gesti correnti della vita quotidiana (domestica, scolastica, lavorativa).
La progressione segue, di solito, un iter standard che prevede una prima osservazione davanti allo specchio a tre facce o, meglio, riprendendo il soggetto con una telecamera posizionata posteriormente; una seconda osservazione facendolo camminare avanti e indietro senza nessun riferimento, sempre di fronte alla telecamera o agli specchi, per vedere se ha mantenuto la postura corretta durante il cammino.

PRINCIPI GENERALI DI UNA SEDUTA
In assenza di controindicazioni mediche, si interverrà con la ginnastica rieducativa. Nella seduta è necessario:
– trattare della correlazione tra le normali attività quotidiane e le posture corrette a esse inerenti, evidenziando tutti i movimenti più idonei (e le tecniche per attuarli) a favorire il riadattamento a un sistema di vita funzionale;
– attuare tecniche preventive o di rieducazione secondo le condizioni fisiche del soggetto, una riprogrammazione neuromuscolare che comporti, inizialmente, il riconoscimento dei rapporti intercorrenti tra i vari segmenti corporei, tramite l’intervento della sensibilità neuromuscolare, appresa grazie all’utilizzo di esercizi che stimolino la sensazione e la conoscenza del proprio corpo;
– il recupero volontario di una postura corretta, tramite esercizi che garantiscano un tono muscolare adeguato al suo mantenimento;
ricerca di un automatismo in virtù del quale, in ogni momento della giornata, i movimenti appresi siano regolarmente applicati.
Le sedute devono avere una cadenza bi o trisettimanale in quanto la ripetizione dell’esercizio, con la conseguente presa di coscienza, esercita la memoria neuromuscolare.
Gli esercizi devono essere spiegati accuratamente e appresi così da poterli compiere correttamente anche a casa. Possono essere suddivisi in:
esercizi di rilassamento (in palestra si entra stanchi e stressati e si esce riposati e rilassati); comportano, in particolare, una modalità d’autocontrollo e di comportamento, che deve essere appresa con costanza e stabilità dal soggetto, tanto da trasformare, in seguito, l’impegno volontario in automatismo dell’abitudine;
esercizi respiratori, complementari a quelli di rilassamento, per acquisire una maggiore consapevolezza dei meccanismi che regolano la respirazione, con le sue componenti toracica e addominale; normalmente un respiro rallentato e più profondo favorisce uno stato generale di rilassamento nervoso e muscolare;
esercizi di mobilizzazione, per ottenere un progressivo stiramento di varie formazioni muscolari, utili a mantenere un’adeguata lunghezza delle strutture posteriori della colonna lombare, contrastando l’iperlordosi, favorita dal loro accorciamento e per indurre il rilasciamento delle contratture lombalgiche, che alimentano la sintomatologia dolorosa;
esercizi posturali, volti ad accrescere la capacità di controllo sui rapporti intercorrenti tra la posizione del bacino e quella della colonna lombare;
esercizi di tonificazione.

ESEMPI DI ESERCIZI
Rilassamento
– Decubito supino, gambe appoggiate su una panca o sedia: rimanere per alcuni minuti. L’unica controindicazione è il formicolio che si potrà avvertire ai piedi (posizione psoas).
– Decubito supino, gambe appoggiate su una panca o sedia: aiutandosi con entrambe le braccia portare un ginocchio (con la gamba piegata) al petto senza forza, mantenere per alcuni secondi, dopo di che riappoggiare sulla panca; ripetere con l’altra gamba.
– Decubito supino, gambe appoggiate su una panca o sedia: aiutandosi con entrambe le braccia portate le due gambe al petto, senza forzare; rimanere alcuni secondi dopo di che ritornare alla posizione di partenza.

Esercizi respiratori
L’inspirazione tende ad accentuare le curve cervicali e dorsali, mentre l’espirazione tende a ridurle.
– Decubito supino, arti inferiori flessi, appoggiare le mani sull’addome: inspirare spingendo fuori l’addome, espirare retraendo l’addome.
– Decubito supino, arti inferiori flessi: appoggiare una mano sullo sterno e l’altra sull’addome; inspirare dilatando il torace, poi in apnea “far passare l’aria nell’addome” (gonfiare la pancia) e viceversa.
– Decubito laterale, su un piano rigido, braccio superiore abbandonato e semiflesso: sollevare l’arto superiore sino alla verticale inspirando, mentre lo si abbassa espirare.   

Esercizi di mobilizzazione
È bene allungare i muscoli ischio-femorali, normalmente chiamati in causa durante la retroversione, prima di procedere con gli esercizi per gli addominali e per i glutei.
– Decubito supino, gambe appoggiate su una panca o sedia: distendere una gamba verso l’alto; ritornare alla posizione di partenza e ripetere con l’altra gamba. Questo esercizio è da utilizzare facendo molta attenzione perché mette in tensione il nervo sciatico: unico accorgimento, durante lo svolgimento dell’esercizio, è quello di non avvertire nessun dolore alla schiena.
– Decubito supino, un arto inferiore è piegato: distendere l’altro arto in alto, mantenendo la zona lombare aderente al suolo.
– In piedi, di fronte alla spalliera o a una parete, una gamba piegata avanti, l’altra rimane tesa col tallone appoggiato a terra.
– Gatto: in quadrupedia cercare di inarcare la schiena; ritornare nella posizione di partenza, senza andare in iperlordosi. Una variante dell’esercizio è quella di portare un ginocchio al petto, dopo aver inarcato la schiena.

Postura
Sono da compiersi inizialmente da supini, poi da seduti e infine da in piedi. Dato che la maggior parte dei dolore lombari è dovuto a un aumento della lordosi lombare, di fondamentale importanza è la consapevolezza del grado di anti o retroversione del bacino.
Esercizi di retroversione del bacino. Il soggetto deve riuscire a utilizzarla, dapprima con un intervento volontario e in seguito automaticamente.
– Decubito supino: partendo con le gambe piegate contrarre i glutei, “tirare” la pancia in dentro in modo tale da far aderire completamente la colonna lombare a terra. Mantenere la posizione per alcuni secondi, rilassarsi e ripetere.
– Decubito supino, ginocchia flesse, mani alla nuca. Inspirare, gonfiando il ventre, espirare, facendo aderire la colonna lombare al suolo.
– Decubito supino, flettere gli arti inferiori verso il tronco, movimento che aumenta la retroversione del bacino. È richiesta anche la fissazione del torace, tramite l’azione dei pettorali.
– Proni, mettere un cuscino sotto la pancia contrarre i glutei, cercando di appiattire la lordosi lombare.
– Francobollo da seduti. Seduti su una panchetta (poi in piedi), con il dorso contro il muro: inspirare, facendo aderire tutto il rachide contro il piano, insistendo sul segmento lombare.
– Francobollo in piedi: appoggiare il dorso e la nuca al muro, i piedi devono essere distanziati dal muro di circa 20-30 cm. Piegare leggermente le gambe, contrarre i glutei “tirare” la pancia in dentro in modo tale da far aderire completamente la colonna al muro.
– Variante dell’esercizio precedente è la retroversione del bacino in piedi senza appoggio: gambe leggermente divaricate e piegate, contrarre i glutei e “tirare” la pancia in dentro in modo da annullare la lordosi lombare.
Esercizi di autoallungamento, finalizzati al miglioramento delle capacità di controllo.
Si effettuano inizialmente in posizione supina, cercando di annullare la lordosi lombare anche tramite la retroversione del bacino e la contemporanea riduzione della lordosi cervicale. Riducendo le curve della colonna si determina un aumento della distanza tra il capo ed il bacino, fenomeno dal quale deriva appunto il termine d’autoallungamento.
Tali esercizi, una volta appresi, possono attuarsi anche da seduti, in posizione eretta e in movimento, così da affinare le tecniche di controllo in diverse situazioni funzionali.

Tonificazione
Della muscolatura glutea, addominale e lombare, la cui efficienza e collaborazione risultano necessarie per agevolare il sollevamento degli oggetti.
Glutei
– In decubito laterale, il ginocchio sul quale ci si appoggia è flesso, l’altro è disteso e il piede tocca il suolo: inspirando, elevare l’arto in alto e leggermente indietro (senza inarcare la zona lombare) espirando. Ripetere cambiando lato.
– In decubito prono con un rullo sotto l’addominale: flessione di un ginocchio ad angolo retto sulla coscia e staccarlo dal suolo senza sollevare il bacino. Procedere alternativamente con le due gambe, poi con gli arti inferiori tesi.
Arti inferiori
– Francobollo in piedi: appoggiare il dorso e la nuca al muro, gambe leggermente piegate; mantenendo la retroversione del bacino, piegare le gambe fino a raggiungere i 90°, mantenere la posizione per alcuni secondi, tornare alla posizione di partenza senza staccare la zona lombare.
– Partendo dalla stazione eretta, gambe leggermente divaricate: piegamento degli arti inferiori, sempre controllando la retroversione del bacino (squat).
Addominali
– In decubito supino, gambe appoggiate su una panca o sedia, mani alla nuca sollevare leggermente il busto da terra, espirando. Attenzione a non staccare la zona lombare da terra; la testa deve essere abbandonata sulle mani, senza sforzare con il collo.
– In decubito supino, ginocchia flesse, piedi al suolo, bacino in retroversione, mani alla nuca: sollevare leggermente, espirando, il busto da terra; durante il ritorno a terra mantenere la retroversione del bacino.
– In decubito supino, ginocchia flesse, piedi al suolo, bacino in retroversione, mani alla nuca: flettere una coscia verso il torace, senza staccare il gluteo dal suolo.
– Per il trasverso: a carponi, il soggetto inspira lasciando scendere il ventre verso il suolo, poi espira lentamente e profondamente, facendo rientrare l’addome.
Lombari
– In decubito prono, con un rullo sotto l’addominale, mani sotto il mento: espirando, sollevare il busto da terra, mantenendo la posizione per alcuni secondi. Non esagerare mai la lordosi.
– In decubito prono, tronco in appoggio su un tavolo, con un rullo sotto l’addominale, arti inferiori in fuori. Espirando, elevarli, se possibile, fino al piano orizzontale. Non esagerare mai la lordosi.

 

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