07/09/2011 Allenamento

Non grattate quella rotula!

condropatia di rotula

 

di Alessandro Lanzani alanzani@professionefitness.com

La rotula fa parte dell’apparato estensore del ginocchio che è composto da:
– quadricipite
– tendine quadricipitale
– rotula
– tendine rotuleo
– apofisi tibiale anteriore,
cioè l’inserzione del tendine rotuleo sulla tibia. La rotula scorre tra i due condili femorali (il sistema può essere paragonato a una carrucola) ed è messa in tensione dal quadricipite tramite i due tendini: il quadricipitale e il rotuleo. La rotula ha una superficie articolare che scorre tra i condili; lo scorrimento, in condizioni normali, avviene senza particolari problemi. In palestra, invece, si possono creare delle situazioni infiammatorie a causa di un considerevole aumento dell’attrito tra femore e rotula.

BIOMECCANICA
La parola chiave per comprendere quello che avviene tra femore e rotula è “pressione”. Quando il ginocchio è esteso la rotula viene messa in tensione dagli altri componenti dell’apparato estensore del ginocchio, ma non viene schiacciata. Al contrario, quando il ginocchio è flesso, la rotula viene compressa, compattata sulla superficie del femore. Strettamente legato all’aumento della pressione è l’aumento dell’attrito: l’attrito comporta un surriscaldamento delle superfici articolari a contatto ed è, in definitiva, un meccanismo infiammatorio. Nell’imme-diato questo si traduce in una dolenzia a carico del ginocchio che può costringere l’atleta a limitare o interrompere l’allenamento; nel tempo può portare a un’usura marcata dell’articolazione femoro – rotulea, con l’instaurarsi di deformazioni artrosiche, con tempi di riduzione o sospensione dell’allenamento più lunghi. La pressione di contatto aumenta in modo direttamente proporzionale a due fattori:
– aumento della flessione del ginocchio;
– aumento della forza esercitata dal quadricipite.

L’aumento della flessione del ginocchio può essere compreso analizzando la composizione delle forze a livello dell’articolazione. La rotula è in mezzo al tendine quadricipitale e al tendine rotuleo; ogni volta che il quadricipite si contrae si realizza una forza che è trasdotta dai due tendini. Quando il ginocchio è esteso, la direzione delle due forze trasdotte dal tendine è quasi parallela; la rotula non è premuta contro il femore; quando il ginocchio è flesso, la direzione delle due forze forma un angolo sempre più piccolo e, secondo il diagramma di scomposizione delle forze, la risultante è una notevole forza di compattamento femoro – rotulea.
L’aumento della forza esercitata dal quadricipite, oltre che dal carico dell’allenamento, può essere determinata anche altre variabili individuali.
– Si può verificare un malallineamento tra il quadricipite, la rotula e l’inserzione sulla tibia. L’inserzione in questi casi è troppo laterale e la rotula tende a spostarsi lateralmente a ogni estensione del ginocchio; la pressione aumenta elettivamente sul condilo laterale.
– Più frequentemente nelle donne, la rotula è piccola, più alta e instabile. Questa configurazione anatomica favorisce l’instaurarsi di fenomeni artrosici o di fenomeni acuti: la lussazione laterale della rotula.
– Un’ipotrofia selettiva del vasto mediale può modificare di alcuni gradi la direzione di scorrimento della rotula. Quando l’arto inferiore subisce un trauma, rimane immobilizzato o più semplicemente il soggetto è un sedentario, il vasto mediale è la parte di quadricipite più soggetta all’ipotrofia muscolare. Pertanto gli altri vasti, in particolare il vasto laterale, imprimono alla rotula una direzione di scorrimento più esterna. Talvolta anche un lieve spostamento è in grado di aumentare la pressione tra la parte esterna della rotula e il condilo laterale del femore.


Composizione delle forze a livello della rotula. M1 è il vettore della forza del tendine quadricipitale; M 2 è il vettore della forza del tendine rotuleo; g è il vettore della forza risultante da M 1 e M 2. Se l’angolo tra la direzione dei due vettori diminuisce, la risultante forza di compattamento femoro rotuleo aumenta

GLI ESERCIZI
In palestra si sa per esperienza che lo squat è un esercizio che sollecita molto l’articolazione del ginocchio oltre che il muscolo quadricipite, tanto che alcuni atleti, quando eseguono lo squat o il leg press con carichi pesanti, utilizzano delle ginocchiere: sanno per esperienza che a volte il ginocchio dopo il lavoro risulta dolente o più caldo e provano a proteggersi con l’applicazione di uno dei vari modelli di ginocchiera elastica. Queste ginocchiere, alla luce delle semplici osservazioni biomeccaniche appena fatte, sono utili per coloro che hanno dei problemi di spostamento laterale della rotula: aiutano a stabilizzarla e prevengono eventuali episodi di lussazione laterale. Nulla possono nel diminuire la pressione femoro – rotulea: non ha senso applicarle sperando di risolvere in qualche modo questo problema. Considerare l’apparato locomotore come un insieme di muscoli la cui contrazione permette il movimento è riduttivo: l’apparato locomotore è un insieme funzionale costituito da ossa, articolazioni, cartilagini, capsule articolari, legamenti, tendini, e infine muscoli. Il sovraccarico è uno stimolo per provocare la crescita del muscolo, ma può essere anche lesivo delle altre strutture dell’apparato locomotore.
Dopo l’analisi biomeccanica risulta facile intuire quali siano gli esercizi che, comportando un aumento della pressione della rotula sul femore, possono instaurare un meccanismo infiammatorio da eccesso di attrito: sono ovviamente gli esercizi in cui avviene un’estensione del ginocchio contro resistenza. Tra questi, quelli implicati maggiormente sono gli esercizi che prevedono la flessione totale del ginocchio:
1) squat
2) leg press
3) leg estensor
4) cyclette o bicicletta.

Squat. Questo esercizio al termine dell’accosciata realizza la posizione di massima pressione tra femore e rotula: si raggiungono pressioni superiori a una tonnellata per cm2, e questo in una ripetizione libera senza carichi. Nel caso che si pratichi un semisquat, la pressione dipende dal livello di flessione raggiunto dal ginocchio. In questo esercizio oltre alle solite variabili dell’allenamento (serie, ripetizioni, pesi, tempi di recupero) bisogna tenere conto anche del grado di flessione del ginocchio al fine di preservare le cartilagini da un eccesso di attrito.
Leg press. Dal punto di vista biomeccanico per il ginocchio è una condizione uguale a quella dello squat. L’orientazione della pressa nello spazio non ha alcuna importanza; anche qui il fattore determinante è il grado di massima flessione del ginocchio raggiunto durante l’esercizio.
Leg estensor. Con questa macchina è esclusa dal movimento la massima flessione: in genere si arriva a 95° – 100° e il fatto che si possano applicare dei carichi inferiori al proprio peso la rende versatile. Il leg estensor e il leg press permettono di realizzare, in condizioni standard, una buona contrazione isometrica nella posizione di massima estensione. Dal punto di vista biomeccanico è la posizione con la minore pressione femoro-rotulea; inoltre la contrazione isometrica è per definizione una contrazione in assenza di movimento e quindi senza scorrimento e senza attrito. Aumentare la percentuale di contrazione isometrica in questa posizione può rappresentare un buon compromesso, quando si è instaurata una certa sofferenza femoro rotulea e si vuole comunque continuare l’allenamento.
La cyclette e la bicicletta. Non permettono una flessione del ginocchio superiore ai 30° – 40° e questo permette di consigliare la cyclette in tutte quelle situazioni in cui si è già instaurata un’infiammazione a carico delle cartilagini femoro – rotulee e si voglia comunque potenziare specificatamente il vasto mediale. Inoltre, si può consigliare di alzare la sella fino a raggiungere, durante la pedalata, la massima distensione del ginocchio e quindi la minima flessione durante la fase negativa.

CONCLUSIONI
La rotula, elemento determinante dell’apparato estensore del ginocchio, scivola sulla superficie dei condili femorali a ogni movimento di flesso – estensione; questo scivolamento, in condizioni particolari, può avvenire con un aumento di pressione e quindi di attrito. In parte può dipendere dalla struttura del soggetto e in parte dalla scelta di un allenamento che non tiene conto di una variabile molto importante: l’angolo di flessione del ginocchio in relazione all’aumento di pressione-attrito tra femore e rotula. Quando l’attrito supera le capacità di adattamento delle cartilagini, si instaurano dei meccanismi di difesa di tipo infiammatorio che impongono un rallentamento e/o la sospensione dell’allenamento.

ALESSANDRO LANZANI
Medico specialista in medicina dello sport e in ortopedia, è direttore della Scuola di Professione Fitness, che dal 1986 ha formato migliaia di istruttori e personal trainer con i propri corsi, master e stage di formazione e aggiornamento professionale. Da anni promotore dei contenuti relativi al fitness metabolico tramite corsi e convegni scientifici su tutto il territorio nazionale, è autore di numerose pubblicazioni e libri di formazione e supporto professionale.

 

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