14/11/2011 Allenamento

Lo sviluppo della flessibilità in età evolutiva

di Antonio Maone

È ampiamente dimostrato che le attività fisiche praticate in età giovanile contribuiscono a uno sviluppo armonico dell’organismo sia sul piano morfologico che funzionale, ma è necessario che l’attività motoria sia corretta e adeguata alle caratteristiche psicofisiche del ragazzo e alla sua particolare fase evolutiva. Un’attività motoria che non tiene conto di questi aspetti non solo risulta scarsamente efficace ai fini della crescita sportiva, ma potrebbe causare patologie da sovraccarico. Questo riguarda anche lo sviluppo della mobilità, sia attiva che passiva.

La flessibilità o mobilità articolare è la capacità di riuscire a eseguire volontariamente, e in modo mirato, movimenti con la necessaria ampiezza ottimale di escursione dell’articolazione interessata. Si distingue una mobilità attiva, cioè la massima escursione che può essere raggiunta autonomamente con la sola attività muscolare, e una mobilità passiva, che rappresenta la mobilità che può essere raggiunta da un’articolazione grazie all’azione di forze esterne, per esempio l’uso di attrezzi o del proprio peso corporeo.
La mobilità passiva è tra le capacità più precoci da allenare; il suo periodo di formazione inizia già nei primi anni di vita, interessa tutta l’età prepubere e continua fino alla prima fase dell’età pubere. La buona allenabilità della mobilità passiva in età infantile è dovuta a fattori anatomo-funzionali. Infatti per tutto il periodo dell’infanzia la massa muscolare non è ancora sviluppata, tendini e legamenti nei bambini sono abbastanza elastici ed estensibili mentre il sistema scheletrico presenta ancora un’elevata componente cartilaginea. Come la formazione della grande mobilità articolare tipica dei contorsionisti ha inizio fin dai primi anni di vita o nel corso dell’infanzia, anche negli sport che richiedono una mobilità particolarmente accentuata, come per la ginnastica ritmica o per la ginnastica artistica, è necessario iniziare l’allenamento della mobilità passiva già nella prima età scolare. Per evitare danni al sistema motorio di sostegno, gli esercizi per migliorare la mobilità passiva devono essere svolti con molta attenzione e sotto il controllo continuo di personale competente.
Riguardo alla mobilità attiva, il periodo formativo più favorevole è tra gli 8 e 12-13 anni per i maschi e tra 8 e 11-12 anni per le femmine. La formazione di questa capacità presuppone in una certa misura lo sviluppo della forza muscolare e un’adeguata coordinazione muscolare. Questo spiega perché l’età più favorevole allo sviluppo della mobilità attiva sia con l’inizio della fase puberale, cioè quando le capacità di forza muscolare raggiungono un livello sufficiente. Dunque qualunque tipo di intervento per potenziare la mobilità attiva deve essere associato e integrato anche con un rafforzamento dell’apparato muscolotendineo, non solo per impedire iperestensioni o iperlassità legamentose, ma anche per rendere più efficace la formazione della mobilità stessa in questa fase.
Ci possono essere notevoli differenze fra diversi soggetti per quanto riguarda la mobilità articolare e in uno stesso soggetto c’è differenza di mobilità tra le diverse articolazioni. Tali differenze aumentano con la pubertà e nel periodo post pubere.
Per la presenza di maggior massa muscolare e rigidità dell’apparato legamentoso, nei soggetti di sesso maschile è necessario usare un numero maggiore di esercizi per ottenere gli stessi effetti nello sviluppo della mobilità articolare.

PATOLOGIE DA SOVRACCARICO IN ETÀ EVOLUTIVA
La precoce partecipazione alle competizioni in certi sport, la crescente intensità degli allenamenti (fino a 20 ore settimanali in alcune discipline sportive) e anche, a volte, l’esasperazione e l’incoscienza di genitori o dirigenti sportivi che sottopongono il giovane atleta alla partecipazione a gare o competizioni senza dare un adeguato recupero, possono esporre il giovane a patologie da sovraccarico.
Fattore predisponente per l’instaurarsi di queste patologie è il non considerare l’età biologica come l’età reale del giovane atleta. L’organizzazione dell’attività sportiva giovanile in Italia fa sì che l’avviamento allo sport sia codificato dall’età cronologica. Questo criterio, che trova la sua giustificazione dal punto di vista pratico, non consente di beneficiare delle attuali conoscenze medico biologiche che fanno ritenere che l’attività motoria del giovane debba essere pianificata e adeguata alle reali capacità dell’individuo sulla base della maturità biologica e sullo sviluppo puberale.
Le patologie da sovraccarico da esercizio fisico interessano soprattutto l’apparato locomotore, essendo questa la struttura più sollecitata dal movimento, ma lo stesso stress fisico può essere causa di danno su altri organi e apparati del giovane. Le patologie da sovraccarico dell’apparato locomotore sono osservate sempre più frequentemente in soggetti in età evolutiva praticanti attività sportiva.
Da un’attenta anamnesi risulta sempre che in questi soggetti l’attività sportiva è stata somministrata in modo eccessivo in termini di durata, frequenza e intensità. L’apparato locomotore in età evolutiva ha un’intensa attività metabolica che interessa in particolare i nuclei di accrescimento delle cartilagini di coniugazione. Queste aree sono anche le più vulnerabili all’insorgenza di patologie, sia acute che croniche, poiché offrono una resistenza minima a sollecitazioni di forza e di torsione provocate dalle tensioni muscolotendinee sull’apparato scheletrico durante l’esercizio fisico.
Quando il gesto atletico è troppo ripetitivo e continuo nel tempo, l’accumulo di microtraumi porterà all’instaurarsi di un processi infiammatorio. Uno dei primi sintomi del sovraccarico è il dolore che può essere localizzato o presentarsi lontano dalla sede dello scompenso.
Le patologie da sovraccarico possono avere molteplici cause, sia di natura estrinseca, come per esempio errori di allenamento, un terreno di gioco troppo duro, uso di calzature non adatte, che intrinseche, cioè riguardante le caratteristiche del giovane atleta, che può presentare scarsa mobilità articolare, squilibri muscolari, alterazioni anatomiche congenite o acquisite come dismetrie agli arti inferiori, ginocchio valgo o varo, piede piatto o cavo.

IPERLASSITÀ LEGAMENTOSE
Ipermobilità o iperlassità legamentose si possono ritrovare in molti bambini praticanti attività sportiva. In genere una maggiore ipermobilità e flessibilità articolare specie in discipline come la danza e la ginnastica artistica è molto utile, e ricercata da molti istruttori e allenatori. Tuttavia espone il giovane atleta a maggior rischio di distorsioni articolari e sublussazioni. Uno studio condotto su oltre duemila ragazzi impegnati nello sport di alto livello ha documentato che circa l’80% dei ragazzi praticanti sport ad alto livello presenta iperlassità legamentosa, rispetto al 10% riscontrato nei ragazzi senza qualsiasi attività sportiva organizzata (fig. 1). Un eccessivo allenamento sulla flessibilità, può essere causa di microlesioni ischemiche e degenerative a carico delle capsule articolari e dei legamenti, situazioni queste da considerare come possibili precursori di una successiva degenerazione artrosica in età adulta, quando specialmente dopo la conclusione della carriera sportiva, il fissaggio dei capi articolari da parte della muscolatura indebolita risulta insufficiente.

Figura 1. Percentuali di iperlassità legamentose a confronto tra ragazzi impe-gnati in discipline sportive di elevato livello e fasce di popolazioni giovanili senza attività sportiva organizzata (da Mackova 1984, mod.)

ANTONIO MAONE
Medico specialista in Medicina dello Sport e in alimentazione applicata alle attività sportive, ha collaborato con la Sez. Medica della FIGC presso il Centro Tecnico Federale di Coverciano (FI), e con il Dip. di Fisiologia e Biomeccanica dell’Istituto di Scienze dello Sport CONI di Roma, occupandosi di valutazione funzionale dell’atleta. Esperto in Metodologia dell’allenamento e studioso del metabolismo energetico è Direttore del Centro di Medicina dello presso Prosperius Diagnostic Center Firenze. Svolge inoltre attività di consulenza con aziende di settore impegnate nello studio e progettazione di nuovi dispostivi, tecnologie e ambienti per il benessere e la cura della persona.

Crescere con lo sport
Manuale di approfondimento per l’attività fisica in età evolutiva.
Questo libro è rivolto a coloro che si occupano in prima persona del “ragazzo sportivo”,
a chi tra allenatori, istruttori e insegnanti di educazione fisica è a contatto con le realtà dell’allenamento giovanile. Per chi è consapevole che la pratica di una regolare attività sportiva nel rispetto delle fasi di crescita del  giovane sia il mezzo più efficace per ottenere risultati di rilievo dal punto di vista sportivo ed il modo più sicuro per evitare patologie da sovraccarico.

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