08/11/2011 Alimentazione

Politiche per una dieta più sana europea: sono efficaci?

a cura della redazione

Eatwell (http://www.eatwellproject.eu) è un progetto finanziato dall’UE per promuovere sane abitudini alimentari, in esecuzione da aprile 2009 a settembre 2012. Diversi Stati membri dell’Unione europea hanno avviato campagne politiche nazionali per favorire l’attività fisica e un’alimentazione più sana, ma il successo di tali interventi richiede una valutazione sistematica del loro impatto. Il progetto Eatwell è stato ideato per individuare successi e fallimenti di queste campagne e utilizzare i risultati per adottare gli interventi politici e sociali più efficaci a difesa del mangiare sano. Alla fine di ottobre si è svolta a Madrid l’11° Conferenza del FENS (Federation of European Nutrition Society http://www.fensweb.eu/) dove sono stati annunciati i primi risultati del progetto Eatwell. La FENS è un’organizzazione non-profit composta da 25 società di nutrizione europee, ognuna rappresentante un paese, il cui obiettivo è sviluppare la ricerca e la formazione nella scienza della nutrizione e promuovere l’importanza della nutrizione per la salute pubblica in Europa.
Il team internazionale di ricercatori che lavorano al progetto Eatwell ha esaminato le diverse azioni politiche per il mangiare sano adottate dagli Stati membri e ha intervistato i responsabili politici e industriali. Il lavoro ha portato all’identificazione di oltre 100 interventi di politica per il mangiare sano in Europa, suddivisi in due grandi categorie:
1. interventi volti a sostenere scelte alimentari più consapevoli, fornendo informazioni e formazione, come la campagna di informazione “5-a-day” intrapresa dal Regno Unito (http://webarchive.nationalarchives.gov.uk/+/www.dh.gov.uk/en/Publichealth/Healthimprovement/FiveADay/index.htm), con la quale il Governo raccomanda un’assunzione di almeno cinque porzioni di frutta o verdura al giorno per persona per contribuire a ridurre il rischio di alcuni tipi di cancro, malattie cardiache e molte altre condizioni croniche);
2. interventi che cercano di modificare il contesto del mercato alimentare, variando i prezzi o la disponibilità di cibo, come imponendo tasse sugli alimenti non sani (un esempio è la recentissima “fat tax” adottata dal governo danese sui cibi ricchi di grassi saturi).
Fino a poco tempo fa le azioni politiche in tal senso erano confinate a pochi casi nei paesi scandinavi e nel Regno Unito, mentre ora si segnalano misure anche nei paesi mediterranei, per lo più confinate a progetti di informazione ed educazione. Alcune politiche, come l’inserimento di informazioni nutrizionali sui menù, restano quasi assenti in Europa. L’evidenza attuale suggerisce che le misure di informazione e di educazione hanno un successo limitato: la conoscenza della popolazione è migliorata, ma il comportamento è lento da modificare. Le misure fiscali adottate per tassare i cibi malsani sono state introdotte da poco in Europa e quindi non è ancora possibile averne un riscontro, ma l’esperienza al di fuori dell’Europa suggerisce un ottimo ritorno come entrate fiscali, ma piccole modifiche nei comportamenti alimentari.
Una parte cruciale del progetto Eatwell è stata la valutazione dell’accettabilità delle politiche governative: gli europei vogliono che i governi dirigano le loro scelte alimentari?
L’indagine, basata su un campione di oltre 3000 interviste tramite web, ha esaminato l’accettazione delle politiche nutrizionali in cinque paesi europei: Gran Bretagna, Italia, Belgio, Danimarca e Polonia. I risultati delle indagini preliminari sono stati presentati dal Dott. Mario Mazzocchi, Università di Bologna, che ha sottolineato come "le due azioni più accettate siano il miglioramento dell’educazione alimentare nelle scuole e le misure di etichettatura nutrizionale. Al contrario, le politiche meno accettate sono il controllo del contenuto nutrizionale degli alimenti sul lavoro e il divieto di pubblicità di alcuni cibi e bevande per gli adulti". La maggior parte degli intervistati ritiene che l’introduzione di politiche nazionali per il mangiar sano sia per lo più motivata dal problema dell’obesità; d’altra parte, l’opinione ancora più diffusa è che la causa principale dell’obesità sia attribuibile alla mancanza di volontà individuale nel cambiare le abitudini alimentari e introdurre l’esercizio fisico. L’idea di fondo è che ci sia la tendenza a dare maggiore importanza alla soddisfazione immediata, rispetto al rischio per la salute futura.

 

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