31/05/2012 Community Business

Campagna anti-obesità = campagna anti-fumo?

 

a cura della redazione

USA Today, il quotidiano che contende con The Wall Street Journal la posizione di quotidiano a maggior diffusione negli Stati Uniti, ha recentemente pubblicato un articolo molto interessante riguardo al problema dell’obesità.
I dirigenti sanitari della nazione più grassa del mondo, constatando la lentezza dei progressi per arginare quella che ormai, con licenza di termini, è da tutti definita “epidemia”, sostengono che, per ottenere dei risultati sensibili, è necessario attuare una campagna massiccia, del tutto simile a quella portata avanti dal movimento anti-tabacco. In effetti le due sfide di sanità pubblica presentano, nei numeri, lo stesso livello di gravità: anzi, in termini di costi sanitari, l’obesità è ormai la preoccupazione più grande, con i suoi 190 miliardi di dollari in spese annuali, rispetto ai 96 miliardi dollari per il tabacco.
Dopo decenni di cause legali, di rapporti schiaccianti circa i danni causati dal fumo, di campagne intensive per smettere di fumare, il numero di fumatori è crollato: da un picco massimo del 42% degli adulti nel 1965 a poco più di 19% di oggi. Nel frattempo, a partire dal 1980, l’obesità è andata aumentando e solo l’anno scorso ha raggiunto un arresto, anche se gli esperti dicono che potrebbe essere temporaneo. Attualmente, 45 milioni di adulti americani sono fumatori, mentre 78 milioni di adulti e quasi 13 milioni di giovani sono conteggiati come obesi.

FUMO E OBESITÀ: QUALI ANALOGIE
Responsabilità collettiva
"Guardando ciò che sta succedendo con l’obesità, non posso che ricordare quello che successe con il tabacco negli anni ’50, ’60 e ’70, quando si dava molta enfasi alla responsabilità personale e all’autoregolamentazione", ha detto Stanton Glantz, direttore del Center for Tobacco Control Research ed Education presso l’Università di California, San Francisco.

Quell’approccio, ricorda Glantz, non ha funzionato, e gli sforzi per ridurre il numero di fumatori non hanno avuto molto successo finché gli attori delle campagne non hanno spostato l’accento dalla responsabilità individuale alla comunità, cominciando a ritenere i produttori di sigarette direttamente responsabili per i prodotti nocivi. Molti esperti credono che un cambiamento simile sia necessario oggi nella lotta contro l’obesità in America. L’obesità non deve essere affrontata come una questione personale, ma è necessario ridefinirla come una sfida dell’intera comunità, che richiede un’azione collettiva e cambiamenti di vasta portata politica e sociale: dalle etichette informative sugli alimenti, ai limiti di commercializzazione per i bambini, alle imposte sui prodotti non salutari.
Ma ci sono molti ostacoli, perché la dimensione del problema è molto più vasta rispetto al tabacco e riguarda tutti, nessuno escluso: riguarda il cibo che mangiamo, le bevande che beviamo, la televisione che guardiamo, le attività sedentarie che pratichiamo, le attività sportive che non pratichiamo, il modo in cui sono state progettate le nostre città e altro ancora. A livello politico sono state fatte diverse proposte di cambiamento, ma non si è ancora concretizzata la volontà politica di attuarle, anche perché, sostiene William Dietz (direttore della divisione di nutrizione, attività fisica e obesità presso il Centro statunitense per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione) "la gente non percepisce ancora una minaccia significativa personale".

I bambini al centro
La stragrande maggioranza dei fumatori prende l’abitudine da adolescente; secondo la Campagna Tobacco-Free Kids, un terzo dei ragazzi fumatori morirà prematuramente per malattie legate al tabacco.  L’impatto dell’obesità sulla salute è simile. Bambini gravemente sovrappeso sono a maggior rischio di sviluppare una moltitudine di problemi di salute: diabete, malattie del fegato, malattie cardiache, problemi articolari, asma. La letteratura scientifica ha inoltre dimostrato che un bambino sovrappeso avrà più probabilità di diventare un adulto obeso: per questo la prevenzione è un obiettivo centrale di entrambe le campagne, anti-tabacco e anti-obesità.
David Ludwig, esperto di obesità infantile presso la Harvard Medical School, sostiene che il primo passo da fare è preservare la salute dei propri figli, limitando nella loro dieta quei cibi e bevande eccessivamente calorici che i ragazzi consumano in abbondanza e che minano la loro salute, tracciando errati percorsi biologici per la regolazione dell’appetito e del peso corporeo.

Cambiare le norme sociali
Il divieto di fumare nei luoghi pubblici ha fortemente contribuito alla riduzione del numero di fumatori. Lo stesso cambiamento nelle norme sociali è chiesto – e raggiungibile – quando si tratta di obesità infantile: "I nostri gusti in materia di alimentazione e attività motorie, le nostre preferenze, i nostri comportamenti sono appresi e possono essere modificati", ha dichiarato David Katz, direttore del Yale University Prevention Research Centre. Non sarà facile e non sarà veloce, ma "abbiamo a che fare con una popolazione che vorrebbe essere più magra e, in questo, opera in nostro favore".

FUMO E OBESITÀ: QUALI DIFFERENZE
Non possiamo limitarci a dire di no al cibo
Il tabacco può essere definitivamente eliminato dalle nostre abitudini: non ne abbiamo bisogno. Lo stesso non può dirsi per il cibo e questo rende la lotta contro l’obesità un problema molto più complicato. Il messaggio per i bambini e per le loro famiglie non può essere "fermo! non farlo!", ma deve essere "fai le scelte giuste, usa la moderazione”, un messaggio che è molto più difficile da trasmettere. Inoltre, mentre fumare crea un’elevata dipendenza, le risposte biologiche collegate al mangiare sono ancora più profondamente radicate, avendo a che fare con l’evoluzione della specie: gli esseri umani vivevano in un ambiente dove il cibo era scarso e difficile da ottenere; per questo si sono biologicamente specializzati a immagazzinare calorie e a custodirle, una volta assunte. Per questo motivo Stephen Daniels, presidente del dipartimento di Pediatria presso l’University of Colorado School of Medicine, sostiene che, in un certo senso, si potrebbe dire che, nel caso di persone sovrappeso e obese, la nostra biologia è il nostro peggior nemico.

La varietà di prodotti è maggiore
Il tabacco è una sostanza unica, con un insieme circoscritto e ben definito di aziende che producono sigarette e prodotti correlati. Al contrario, l’industria alimentare è enorme, con una vasta gamma di prodotti offerti praticamente ovunque: casa, ristorante, negozi, distributori automatici… Questo rende la lotta contro l’obesità molto più difficile della lotta contro il tabacco.

Non esite il danno da “cibo passivo”
L’opinione pubblica si è molto allarmata quando ha appreso che anche il fumo passivo era pericoloso, e questo è stato di fondamentale importanza per accelerare l’intolleranza delle persone al fumo e la loro volontà di vedere il governo di agire. Non esiste un equivalente nella lotta contro l’obesità: l’essere obeso è solo un problema altrui.
Il miglior argomento per coinvolgere la collettività potrebbe essere che l’obesità consuma enormi risorse sanitarie, spingendo al rialzo il costo delle cure mediche per tutti. Secondo molti, tuttavia, si tratta di un concetto troppo astratto, che non scatenerà mai lo stesso senso di indignazione e coinvolgimento personale.

Il ruolo dell’industria è meno chiaro

Nella lotta anti-fumo è stato facile dipingere le aziende del tabacco come il nemico disposto a mentire e manipolare l’opinione pubblica americana per il bene dei profitti. Rispetto all’industria alimentare, il rapporto è molto più sfumato: non è possibile demonizzare, ma è necessario lavorare in cooperazione con l’industria per aiutare il cambiamento dei gusti e delle abitudini dei consumatori.

CONCLUSIONI
L’argomento è chiaramente ancora aperto e siamo ben lungi da una soluzione, ma questo articolo ci sembra molto interessante perché, mai come ora, lo scenario si pare ad ambiti operativi molto più vasti. Finalmente la lotta all’obesità esce dagli stretti confini della medicina e della farmacologia per entrare, è il caso di dire ‘pesantemente’, in uno spazio giurisdizionale ben più vasto che coinvolge l’educazione, l’urbanistica, la produzione industriale, il mondo del lavoro come quello della scuola. Il richiamo a un cambiamento culturale e sociale forte in cui tutti siamo coinvolti, ognuno per la sua parte, nessuno escluso.

 

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