13/10/2013 Prevenzione e Salute

Body Building e ipertensione

Il culturista sotto pressione

Alessandro Lanzani

In effetti è così. Il culturista è sottoposto ad una infinità di pressioni. Fisiche, metaboliche, psicologiche. Tra le tante ce ne è una di natura cardiovascolare di cui si parla poco. Eppure è importante. ci sono relazioni importanti tra il Body Building e ipertensione che è meglio conoscere se si pratica questa disciplina.

Mettiamo le cose in chiaro.

La pressione arteriosa è uno dei tanti aspetti della circolazione. La fisiologia cardiovascolare la definisce in pressione sistolica e pressione diastolica.

La pressione sistolica (detta anche la massima)  è la pressione di picco durante la contrazione del muscolo cardiaco: la sistole appunto. Quella diastolica (la minima) è la pressione che si registra quando il cuore si rilascia per riempirsi di sangue e ripetere nuovamente il ciclo infinito delle contrazioni.

Quali sono i valori  di pressione normale e patologica ( ipertensione) ? Qui la massima autorità è  l’O.M.S.  ovvero l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Tabella della classificazione di pressione – ipertensione dell’ O.M.S. pressione – ipertensione dell’O.M.S.

Tabella valori pressori dell’O.M.S.

  • Pressione ottimale:
 massima inferiore a 120 mm. Hg, minima inferiore a 80 mm. Hg
  • Pressione normale:
 massima inferiore a 130 mmHg, minima inferiore a 85 mm. Hg
  • Pressione normale alta:

 

 

  massima da 130 a 139 mm. Hg, minima tra 85 e 89 mm. Hg
  • Ipertensione lieve:

 

 massima da 140 a 159 mm. Hg, minima tra 90 e 99 mm. Hg
  • Ipertensione moderata:
 massima da 160 a 179 mm. Hg, minima tra 100 e 109 mm. Hg
  • Ipertensione grave :
 massima uguale o superiore a 180 mm. Hg,minima uguale o superiore a 110 mm. Hg

 

Per dare una definizione utile noi proponiamo di considerare l’ipertensione come l’alterazione di un equilibrio vantaggioso per la sopravvivenza dell’organismo. Questa alterazione genera uno svantaggio, aumentando il rischio di usura del sistema. Gli organi bersaglio sono:

  • il cuore, che deve lavorare di più per spingere a valle il sangue in quanto trova una resistenza maggiore; nel tempo si realizza una graduale ipertrofia concentrica e difficoltà di irrorazione del cuore stesso (patologie coronariche associate);
  • le arterie, perché devono sopportare una pressione maggiore spesso sia nella fase di sistole che in quella di diastole;
  • i capillari arteriosi e venosi con perdita di elasticità, aumento della fragilità e facilitazione della formazione della aterosclerosi come conseguenza  aumenta gradualmente il rischio  di trombi ed emboli;
  • reni e retina, a causa del delicato equilibrio dei capillari di questi due organi.

Di fatto, l’ipertensione non è altro che la constatazione clinica e scientifica che man mano che i valori di pressione si alzano, aumentano anche le incidenze delle malattie cardiovascolari e dei danni d’organo. La malattia non esiste più quando il rischio di sviluppare un danno cardiovascolare o di organo equivale a quello del gruppo di persone con valori inferiori.

Pertanto, la definizione di ipertensione corrisponde alla definizione del confine tra livelli di pressione che non aumentano il rischio di patologie cardiovascolari e connesse. È un confine destinato a mutare nel tempo, man mano che gli studi epidemiologici confermano quando sia vantaggioso abbassare la pressione di un soggetto e quando non lo sia più. Se non ci sono vantaggi in termini di diminuzione del rischio, non vale la pena somministrare farmaci che sono associati a un costo sociale e a un rischio biologico. Ancora una volta, tutto gioca intorno al rapporto costi/benefici.

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Il culturista sotto pressione.

L’allenamento del culturista è un allenamento incentrato sullo sviluppo della forza.  A prescindere da tutte le teorie e le tecniche di allenamento proposte negli anni c’è sempre una costante: la forza esplosiva e massimale. In pratica l’esatto contrario degli allenamenti per gli sport di resistenza come la maratona , il fondo etc. etc.

Cosa avviene nel sistema circolatorio di un culturista durante una ripetizione forzata vicina ai massimali. La catena degli eventi si può semplificare cosi. Per prima cosa i muscoli si devono contrarre in maniera massimale per vincere la forza applicata con gli esercizi. Il muscolo si compatta e ovviamente cambia anche l’ambiente circolatorio a  livello delle arterie e dei capillari intramuscolari. I capillari compressi dalle fibre muscolari offrono una alta resistenza al passaggio del sangue. In parte questo ostacolo è assorbito dalla elasticità delle arterie a monte della compressione. In parte si tramuta in un’ inevitabile resistenza al flusso sanguigno di cui il cuore è la pompa. Il cuore ha un’unica possibilità per mantenere attiva  la circolazione: aumentare la pressione. Lo fa aumentando la forza di contrazione.

Durante le ripetizioni massimali si assiste ad un vero e proprio conflitto tra i muscoli periferici che, contraendosi , comprimono le arterie e i capillari. Dalla parte opposta il cuore che per mantenere la circolazione aumenta la forza contrattile per vincere le resistenze a valle. Risultato aumenta la pressione. Di quanto ? si possono raggiungere picchi di 300 / 400 mmm di mercurio.  Il liquidi, si sà ,sono incomprimibili e questo è la ragione ultima dell’aumento pressorio.

Per fortuna l’organismo  giovane e sano è in grado di fare fronte a queste evenienze senza danno. Nel tempo però questo sovraccarico usura tutte le componenti dell’albero circolatorio. Le valvole cardiache possono andare incontro a lesioni che ne alterano la tenuta (insufficienze valvolari). Le arterie si degradano con i processi di arteriosclerosi . Insomma l’equilibrio funzionale tende gradualmente a scompensarsi negli anni.

Tutto questo avviene entro limiti ragionevoli e accettabili se non subentrano altri fattori. Primo tra tutti il doping. Gli steroidi anabolizzanti e il GH agiscono in due modi. Il primo è il più banale permette il raggiungimento di livelli più alti di ipertrofia muscolare e di conseguenza anche lipertrofia concentrica del muscolo cardiaco segue a ruota. Poi hanno un azione elettiva proprio sul muscolo cardiaco. Gli steroidi ne aumentano la capacità contrattile e quindi l’ipertrofia. Il GH  negli anni ne può alterare la morfologia come accade nei soggetti acromegalici affetti da neoplasie che secernono Gh a livello dell’ipofisi.

Di fatto il culturista oltre ad allenare i muscoli allena anche il cuore generando le stesse modificazioni che si vedono sui muscoli scheletrici. L’allenamento culturististico genera sul cuore ipertrofia.

Ipertrofia concentrica ed ipertrofia eccentrica.

Sono due modalità di modificazione diametralmente opposte. L’ipertrofia concentrica significa molto semplicemente un aumento dello spessore del muscolo cardiaco. Misurato con le ecografie lo spessore del ventricolo sinistro cresce fino a 2 centimetri circa.  Il ventricolo non aumenta di capienza anzi può anche diminuire leggermente proprio a causa dell’aumentato spessore.

Sezione di un cuore. A sinistra cuore normale, a destra  ipertrofia concentrica. Le pareti del ventricolo sinistro sono aumentate di spessore e il volume interno del ventricolo è diminuito.

Sezione di un cuore. A sinistra cuore normale, a destra ipertrofia concentrica. Le pareti del ventricolo sinistro sono aumentate di spessore e il volume interno del ventricolo è diminuito.

ipertrofia concentrica anatomia

Sezione anatomica di un cuore. La sezione eseguita sul piano traverso mostra le due parti del ventricolo aperte a libro. La parete del ventricolo sinistro è talmente ipertrofica da da ridurre fortemente il volume utile del ventricolo stesso.

L’ipertrofia eccentrica invece  consiste essenzialmente in una dilatazione del cuore senza un aumento  significativo dello spessore del ventricolo sinistro. E’ quello che accade ai maratoneti che in questo modo riescono ad aumentare la gettata cardiaca. Negli sport di endurance non si assiste ad una contrazione massimale e spasmodica dei muscoli e per questo non aumenta la pressione anzi tende a diminuire.

 Massa corporea e pressione

Un ultimo argomento da considerare è che il culturista ha un elevato indice di massa corporea. Molta massa da irrorare significa anche spingere con una pressione adeguata il sangue. E in genere questo avviene anche con un aumento della pressione arteriosa. Il culturista in questo caso è avvantaggiato rispetto alla persona obesa perché comunque ha un fisico efficiente e allenato. Ma un minimo di usura si verifica comunque e contribuisce al quadro generale cui è sottoposto il culturista.

 

Conclusioni.

Il culturismo come tutti gli sport da vantaggi e svantaggi.  La pressione arteriosa è un argomento sensibile per il culturista. Quali sono i consigli che si possono dare per ridurre gli squilibri legati agli allenamenti di potenza e la pressione arteriosa ?

1) Primo tra tutti associare all’allenamento culturistico anche un po’ di attività aerobica. Questo permette di compensare l’ipertrofia  concentrica con un attività che spinge verso una ipertrofia eccentrica . Si ottiene una modulazione tra le due compensazioni. Inoltre l’attività di tipo aerobico permette di intervenire anche sulla definizione e sulla riduzione della massa grassa. Argomenti che stanno particolarmente a cuore al culturista.

2) Evitare di assumere doping anche e non solo per i motivi etici e di danno a breve. Il danno da ipertensione non è immediato ma è subdolo si esprime negli anni ma alla fine sposta i valori verso l’alto. Può non essere importante se una persona non è predisposta  all’ipertensione ma al contrario può enfatizzare una situazione già  geneticamente ipertensiva.

3) valutare quanto la massa corporea sia di qualità ( e quindi magra ) o di soprappeso ( e quindi grassa). Illudersi di essere più grossi solo perché si è più grassi non ha molto significato. Se poi permane una tendenza al sovrappeso quando si appendono i pesi al chiodo nella media e alta età sarà più facile avere dei livelli di pressioni più alti del normale.

I sani stili di vita non solo soltanto quelli classici: no fumo, no alcool, allenamento e riposo. Sono anche una consapevole valutazione dei punti di stress di ogni sport, compreso il culturismo. Quindi il rifiuto del doping, l’attenzione a mantenersi magri sia da atleti che da sedentari di ritorno, e, infine, un po di allenamento aerobico per mantenere le arterie elastiche e il cuore non troppo “concentrico”. Sono principi semplici, di buon senso ed efficaci che evitano che il culturista rimanga troppo “sotto pressione”.

Alessandro Lanzani

Medico  specialista in medicina dello sport e ortopedia

Direttore della scuola di Professione Fitness

 

alanzani@professionefitness.com

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