07/01/2014 Allenamento

metabolismi energetici

Miti e leggende

Alessandro Lanzani

In tanti anni di lavoro come docente della scuola di Professione Fitness sono incappato con i miei studenti in una serie di miti e leggende sui metabolismi energetici che variavano dal curioso al fantasmagorico talvolta anche in zone pericolose per chi li adottasse come criteri per orientare allenamento e alimentazione.

La soglia anaerobica.

Il professor Conconi introdusse questo concetto negli anni 80. Brevemente la frequenza cardiaca sale progressivamente con l’aumentare dei carichi, poi ad un certo punto la frequenza cardiaca non sale più e la linea che la descrive su un grafico diventa orizzontale. In quel momento second Conconi e molti dei commentatori aumenta in maniera esponenziale la concentrazione dell’acido lattico e si finisce in acidosi con le conseguenze del caso.

Ad esempio queste sono le prime righe di definizione di soglia anaerobica secondo wikipedia :
“Nella medicina sportiva la soglia anaerobica o soglia del lattato, o in inglese lactate threshold o anaerobic threshold o LT, è un indice che determina il livello massimo di sforzo fisico che l’organismo può sostenere senza accumulare acido lattico e ioni idrogeno (H+) nel sangue e nei muscoli[1], oppure il livello di intensità dell’attività fisica di durata oltre il quale il metabolismo energetico passa dall’affidamento al sistema aerobico verso quello anaerobico (lattacido).”
Definizioni simili si trovano in molti altri articoli.

Detta cosi si potrebbe pensare che l’acido lattico non si accumula gradualmente e invece cosi non avviene si passa dalle concentrazioni basali a quelle massimali con gradualità in maniera tanto più veloce quanto meno un soggetto non è allenato. Poi il metabolismo anaerobico lattacido funziona sempre anche in condizioni di riposo tanto è vero che c’è una concentrazione minima di lattato anche a riposo prodotta appunto dal metabolismo anaerobico lattacido.

fitness trainer

corso di formazione della scuola di professione fitness – clicca qui

Il criterio dirimente è quello di riserva funzionale di ogni soggetto è più piccola se uno non è allenato e più grande se allenato. Dipende da un’alta capacità di trasportare ossigeno su tutta la filiera del trasporto dell’ossigeno dalla respirazione ai mitocondri cellulari ove appunto avviene la glicolisi aerobica ovvero il metabolismo aerobico che necessita di ossigeno.
Quello che nelle infinite valutazioni si è perso è che la frequenza cardiaca ha un suo limite imposto dalla struttura anatomica e idraulica del cuore. In altre parole una pompa con un muscolo che contrae se stesso riducendo il volume di atri e ventricoli, con valvole e arterie che sopportano una certa pressione, con vene e arterie di un certo calibro e un liquido ( il sangue che ha una certa densità ) non si possono superare e mantenere frequenze cardiache superiori a duecento battiti al minuto. Sono più di tre contrazioni al secondo occorre avere il tempo per riempire contrarre e svuotare. E tutto questo in tre decimi di secondo è piuttosto complicato, un miracolo di equilibrio tra forza contrattile, dimensioni e liquido.
Per questo ad un certo punto la frequenza cardiaca raggiunge il suo massimo e la gettata cardiaca pure. Il trasporto dell’ossigeno è strettamente correlato alla gettata cardiaca. Ricordo che la gettata cardiaca è un volume in litri che si calcola la gettata pulsatoria di ogni sistole per la frequenza cardiaca.
Per questo la capacità di produrre energia in modo aerobico è legata al limite della gettata cardiaca che si raggiunge con la propria frequenza cardiaca massimale.
Possibilità di aumento energetico possono arrivare dalle quote residue disponibili dal metabolismo anaerobico lattacido e questo genera un accumulo più veloce del dell’acidosi.
Un soggetto con basso trasporto dell’ossigeno ha una piccola riserva funzionale raggiunge velocemente il limite di frequenza cardiaca e completa il fenomeno di aumento della concentrazione di acido lattico molto più velocemente di un soggetto allenato con alto trasporto di ossigeno.

Per questo la soglia è un concetto improprio, inesistente, particolarmente impreciso e fuorviante. Gli allenamenti performanti ad alta frequenza cardiaca sono utili per gli atleti agonisti ma le frequenze di riferimento possono essere trovate per approssimazioni successive. Per correzioni successive verificando la capacità del soggetto di resistere a frequenze perimassimali. Anche perché la capacità di resistere ad alte concentrazioni di acido lattico è una variabile soggettiva molto ampia. La percezione e la resistenza alla fatica sono sottese alla motivazione del soggetto e anche alla capacità di smaltimento dell’acido lattico che sono molto diverse da soggetto a soggetto. Anche questa proprietà cambia con l’allenamento e può essere incrementata. Non esiste una formula matematica o un grafico risolvente esiste invece un metodo di continue verifiche dove test e allenamento si intersecano di continuo tenendo conto anche di variabili reali. Condizioni ambientali, stato emotivo del soggetto, stress psicologico e stress fisico.

Il calcolo schematico della frequenza cardiaca massimale è solo un indicazione generica. Il mitico 220 – l’età è un’approssimazione con variabili soggettive del 10% e oltre. Serve a dire che un umano di 50 anni può arrivare a circa 170 bpm. Di fatto tra i 50 si trovano persone che arrivano a 155 o a 185, il punto è che non lo sappiamo prima bisogna provare e approssimare con quel soggetto. Sempre che non sussistano altri limiti legati all’all’apparato locomotore o altri organi ed apparati.
per cui la generalizzazione della formula ha un valore puramente indicativo di orientamento generale. Non vale mai per il singolo che può essere ampiamente sopra o sotto la stima generale e con un’ulteriore variabile di tolleranza alla lattacidemia.

Un approccio pragmatico più semplice e non semplicistico permette di affinare le frequenze perimassimali per l’atleta d’élite. Un approccio dogmatico e mitologico invece permette di scrivere articoli e trattati (come questo modesto contributo) ma non di essere più efficaci nell’allenamento. Scrivere sui metabolismi energetici dà ruolo al tecnico ma non migliori i risultati dello sportivo. E come si sa, a noi umani il ruolo “ci piace tanto”.

Alessandro Lanzani

medico specialista in medicina dello sport.

Be Sociable, Share!
Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *