13/03/2014 Fitness Metabolico

Artrite Reumatoide e Fitness

Primo rapporto sociale sui benefici dell'attività motoria nell'artrite reumatoide

a cura della redazione

Recentemente sono stati indagati i rapporti tra artrite reumatoide e fitness.  L’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR), la Società Italiana di Reumatologia (SIR) e la fondazione Censis, hanno recentemente presentato il Primo rapporto sociale sull’artrite reumatoide, un’indagine nazionale (svolta su un campione di 646 pazienti), con lo scopo di analizzare la condizione delle persone affette da questa malattia, il carico assistenziale e l’impatto economico e sociale, in modo da valutare, attraverso le indicazioni dei diretti interessati, le possibili aree di miglioramento. Dal punto di vista anagrafico, i dati emersi confermano che le donne sono maggiormente colpite dalla malattia, rappresentando il 72,6% del campione; per quanto riguarda l’età, i pazienti intervistati tendono a concentrarsi nella fascia compresa tra i 45 e i 64 anni (38,5%), mentre il 9,4% ha meno di 45 anni, il 30,7% ha tra i 65 e i 74 anni, e gli over75 sono il 21,4% del campione.

IL PESO DELLA MALATTIA

La natura progressiva e invalidante dell’Artrite Reumatoide impatta in maniera significativa sulla qualità della vita di coloro che ne sono affetti e configura un serie di modificazioni che spesso finiscono per pesare anche sulla percezione di sé e delle proprie possibilità di realizzazione. Infatti, solo l’8,5% del campione definisce completamente soddisfacente il proprio modo di vivere al momento dell’intervista; la maggioranza dei pazienti intervistati considera il proprio modo di vivere abbastanza soddisfacente (il 55,3%), mentre non troppo soddisfacente è il 36,2%: più di un paziente su tre.

Dal punto di vista lavorativo, il 22,7% del campione segnala una modificazione seria della propria attività lavorativa a causa della patologia, con conseguenze di differenti entità. È consistente il numero dei lavoratori che ha segnalato episodi di ripetuta assenza dal lavoro a causa di problemi legati alla malattia: se si prendono in considerazione le fasce d’età attive, il dato risulta pari al 35,0% degli under 44, mentre è pari al 43,6% dei 44- 65enni. Tra i principali esiti a lungo termine della patologia vi è la totale inabilità al lavoro, soprattutto per le persone impiegate nelle mansioni fisicamente più impegnative e che rappresentano, spesso, le fasce di cittadini più deboli.

Anche l’impatto della malattia sulla sfera psicologica emerge in modo assolutamente evidente: l’83,7% dei pazienti è preoccupato dall’evoluzione della malattia e dal rischio di invalidità, e il 68,7% si sente normale fino a quando non sopraggiunge una fase acuta. Più della metà dei pazienti, il 50,8% (in particolare donne) vive periodi di depressione; poco meno di un paziente su tre (il 28,2%) sente di essere un peso per gli altri, soprattutto i pazienti più anziani (il 44,7% dei pazienti con più di 75 anni), mentre il 25% circa prova vergogna per i segni che la malattia lascia sul prio corpo. Bisogna ricordare che l’AR incide profondamente anche nella vita di tutti i giorni, costringendo i malati a sperimentare, nella loro quotidianità, una quantità significante di limitazioni: un’azione semplice, ma per molti aspetti indispensabile, come girare una chiave nella serratura o aprire un vasetto risultano estremamente difficoltose per più della metà dei pazienti intervistati (il 59,0%). Il ruolo di  un personal trainer quindi all’interno di un centro fitness o operante in autonomia può essere importante per gestire l’attività motoria in maniera parzialmente demedicalizzata con tutti i benifici del caso. Necessaria professionalità e prudenza ma le indicazioni all’attività  fisica sono ormai evidenti e riconosciute.

 

IL COSTO DELLA MALATTIA

Per determinare il costo sociale dell’AR, nello studio si è deciso di non tener conto dei costi a carico del Servizio Sanitario Nazionale, ma di concentrare l’attenzione su due tipologie di costi:

– i costi diretti sostenuti dal paziente per la cura dell’artrite reumatoide (farmaci, ricoveri, visite, trasporti) e per l’assistenza a pagamento di cui ha beneficiato;

– i costi indiretti, relativi cioè al tempo sottratto a un’attività lavorativa sia per coloro che sono affetti da AR che per i familiari che lo assistono gratuitamente. La valorizzazione di questa assistenza informale è avvenuta attraverso la stima dei costi che sarebbe stato necessario sostenere nel caso di impiego di personale retribuito.

Nel complesso, il Costo Medio Annuo per Paziente (CMAP), comprensivo sia dei costi diretti che indiretti (a esclusione dei costi sostenuti dal SSN), è risultato pari a poco più di 11.000 euro. Alla quantificazione di questo costo medio annuo concorrono in particolare i costi indiretti, che pesano per poco meno del 90%. I costi diretti medi annui (12,4% del totale) risultano essere invece pari a quasi 1.400 euro, a cui contribuiscono per circa 630 euro gli esborsi per l’assistenza privata e per 576 euro le spese sostenute per l’acquisto di farmaci.

artrite reumatoide e fitness

artrite reumatoide e fitness

OLTRE AI FARMACI

È ormai opinione comune che un programma di attività fisica mirato rappresenti una componente importante della strategia terapeutica. Ma perché questo abbia successo, è necessario informare con chiarezza il paziente rispetto a tipologia, intensità e frequenza degli esercizi da eseguire. Essendo inoltre una patologia dolorosa, caratterizzata da fasi acute particolarmente invalidanti, è necessario incoraggiare il paziente e sostenerne che l’attività fisica possa essere associata agli stimoli dolorosi e acquisire, di conseguenza, una valenza negativa. Proponiamo di seguito alcuni suggerimenti, studiati in base alla classificazione standard della malattia.

Classe 1: completa abilità e capacità di eseguire tutti i lavori abituali.

Classe 2: abilità adeguata per attività normale, nonostante handicap parziale, fatica, difficoltà e ridotta mobilità a una o più articolazioni.

Classe 3: abilità limitata o annullata per le normali occupazioni o rispetto all’autosufficienza.

Classe 4: invalidità ampia o totale. Il paziente è costretto a letto o su sedia a rotelle; scarsa autosufficienza.

Fitness per soggetti affetti da AR classe 1 e classe 2.

Ogni seduta può durare in totale dai 45 ai 90 minuti. Una parte è dedicata all’allenamento cardiovascolare, lavorando a una FC<75- 80% di quella massimale teorica (valutata tramite test). Si possono utilizzare i normali attrezzi da cardiofitness, escludendo il vogatore e privilegiando bike o walking su nastro trasportatore. Esercizi isotonici possono essere svolti al 40-50% del carico massimale, 10/15 ripetizioni per esercizio, meglio con modalità di circuit training; i protocolli personalizzati devono escludere movimenti con le articolazioni colpite. Completano il programma esercizi di stretching, mobilità articolare e ginnastica respiratoria.

Programmazione:

– anamnesi generale e sportiva;

– valutazione globale ed esame

obiettivo motorio;

valutazione funzionale;

– scelta e verifica dei parametri dell’allenamento;

– verifica tramite valutazione funzionale ogni 4/6 settimane;

– raccolta dati;

– riassetto e programmazione del training.

Il fitness quindi è un “farmaco di elezione” se erogato con la dovuta prudenza e professionalità nel trattamento dell’artrite reumatoide con benefici fisici e psicologici e con un miglioramento della riserva funzionale globale del soggetto. Il fitness metabolico si occupa proprio di gestire i soggetti sedentari e fragili che trovano nell’attività motoria adattata un vero e proprio ausilio di elezione.

Be Sociable, Share!
Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *