27/06/2014 Fitness Metabolico

diabete e fitness metabolico

Alessandro Lanzani

Il fitness metabolico ha l’obiettivo di trasformare i soggetti sedentari affetti da diabete e  più in generale dalla sindrome metabolica in soggetti “motori” attraverso il graduale cambiamento dello stile di vita. L’operatore di fitness metabolico si preoccuperà di aiutarlo ad attuare questa trasformazione. Il sedentarismo è un vero e proprio stile di vita, profondamente radicato nella quotidianità e si compone di abitudini, scale di valori, emozioni, compensazioni emotive. Per questo, la quantità di movimento che si riuscirà a ottenere da un sedentario è, di fatto, un fenomeno quantitativo che testimonia la capacità dell’operatore di innescare un cambiamento nelle motivazioni comportamentali dell’ex sedentario. La quantità di movimento che il soggetto metabolico inserirà nel suo sistema di vita rappresenta uno strumento di misura quantitativo di un cambiamento più vasto e complesso: lo stile di vita. Ed è proprio lo stile di vita che ha un valore preventivo e salutistico: il movimento preso da solo potrebbe essere solo un elemento di rischio in più in un soggetto disabituato all’attività fisica. Se si sposta l’attenzione sull’operatore di fitness metabolico, si tende a realizzare con facilità un errore strategico: pensare che il successo dell’operazione consista nell’aumentare quantitativamente il movimento del sedentario. Con un approccio di questo genere il personal trainer è tentato di fornire al suo cliente un “allenamento con intensità adattate”. Quello che deve essere compreso subito dall’operatore di fitness metabolico è che il suo cliente non è uno sportivo dai risultati mediocri, e che, proprio per questo, non è sufficiente abbassare l’intensità di lavoro dei normali protocolli di allenamento sportivo e agonistico per agganciare il livello di allenamento alle reali possibilità dello “sportivo di bassissimo livello”. Il soggetto metabolico non è uno sportivo e basta: è un’altra categoria di persona, che nulla ha a che fare con la mentalità dello sportivo. Per giunta, il soggetto sedentario non deve essere trasformato in sportivo: il vero obiettivo è quello di trasformare un soggetto sedentario in un soggetto motorio. Sarà eventualmente il soggetto motorio a decidere se praticare uno sport vero e proprio, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di preparazione atletica specifica, di spirito competitivo e agonistico.

Il ruolo dell’operatore di fitness metabolico si configura quindi come quello di un mediatore culturale, con un approccio globale al sedentarismo e al soggetto sedentario. Per questo non possono essere trascurati gli aspetti psicologici e motivazionali, estremamente importanti soprattutto nella prima fase, caratterizzata da una forte componente di “alfabetizzazione” e di “svezzamento” motorio.

 

FITNESS METABOLICO, FITNESS FUNZIONALE E FITNESS TERAPIA

Esiste ancora un po’ di confusione rispetto alla definizione di “attività motoria come prevenzione sociale”. Essa include almeno tre categorie di proposte che, pur avendo gli stessi obiettivi finali, si differenziano in maniera netta e chiara per quanto riguarda le responsabilità e la gestione del servizio:

– Fitness metabolico

– Fitness funzionale

– Fitness terapia

fitness metabolico e diabetes 2

 

Diabete e fitness metabolico

Il fitness metabolico ha tre obiettivi fondamentali in relazione al soggetto affetto da diabete. Naturalmente questi obiettivi vanno sempre limitati alla funzione dell’attività motoria come un elemento di supporto alla gestione medica nel caso di fitness terapia. Per l’operatore motorio il diabete va conosciuto non per confondere il proprio ruolo con quello esclusivo di pertinenza del medico (inquadramento diagnostico e terapia), ma per poter gestire il rapporto motorio con il diabetico con la dovuta consapevolezza delle indicazioni e dei limiti del proprio intervento.

Definizione. Sindrome caratterizzata dalla presenza di valori di glicemia superiori a quelli fisiologici. Le cause dipendono da un mix di aspetti genetici, ambientali e relativi agli stili di vita. Il meccanismo di azione scatenante è un deficit assoluto o relativo della secrezione e/o dell’azione dell’insulina. Il mancato controllo omeostatico della glicemia genera danni metabolici acuti e danni cronici su diversi organi e apparati. I due ormoni che gestiscono l’equilibrio omeostatico della glicemia sono insulina e glucagone, entrambi increti dalle isole del Langherans. Sappiamo comunque che il sistema endocrino è una rete di nessi di causa effetto: anche altri ormoni come i corticosteroidi innalzano la glicemia.

Incidenza. Il diabete è una malattia comune: si stimano 150-170 milioni di persone affette da diabete nel mondo e si calcola che questa cifra possa raddoppiare (circa 300 milioni di persone) nel prossimo decennio, sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. La percentuale della popolazione mondiale affetta da diabete è tra il 2% e il 5% (10-15 % nell’Occidente malnutrito in eccesso e meno del 2% nei Paesi del versante Sud-Orientale del Globo). Si stima che almeno un altro 2% sia affetto da diabete o da alterazione della regolazione della glicemia senza esserne a conoscenza.

Elementi di squilibrio ambientale:

1. obesità, in aumento anche nella popolazione pediatrica (ipernutrizione, dieta sbilanciata, sedentarietà);

2. sedentarismo sociale, la tecnologia cristallizza gli umani in statue semivegetative con una residua attività motoria nei punti di contatto con gli infiniti telecomandi (polpastrelli per mouse e simili, avampiede per acceleratore, freno e frizione, più un’infinità di macchine sostitutive del lavoro umano); l’operatore metabolico deve sapere che per andare controcorrente con successo deve realizzare un’operazione di consapevolezza più ampia della semplice conoscenza tecnica della sindrome metabolica e degli esercizi motori che la contrastano;

3. dopo 25 anni di obesità il 50% dei soggetti diventa diabetico;

4. aumentano i casi di diabete tipo II nei bambini e negli adolescenti.

Classificazione. Diabete primario, si verifica indipendentemente da altre malattie o da terapie farmacologiche o chirurgiche o da processi fisiologici: Diabete Mellito Insulino-Dipendente (tipo I) e Diabete Mellito Non Insulino-Dipendente (tipo II). Diabete secondario, si verifica a causa della presenza di altre malattie o di altre terapie farmacologiche o chirurgiche o di alcuni processi fisiologici: indotto da altre patologie (endocrinopatie), indotto da farmaci o da infezioni.

Diabete di 1° tipo. Si verifica prevalentemente in giovane età o addirittura nell’infanzia (una volta definito diabete giovanile) e in soggetti con costituzione magra. Sintomi di presentazione: poliuria, polidipsia (secondaria alla poliuria), polifagia (il paziente mangia molto ma dimagrisce a causa dell’alterata filtrazione renale); spesso il sintomo di esordio è costituito dalla chetoacidosi diabetica. Il dato più importante è l’insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas; l’equilibrio omeostatico della glicemia va mantenuto fornendo l’insulina dall’esterno. Le terapie più avanzate si evolvono continuamente con dei mix di insuline a diversa durata di azione, in modo da garantire il massimo della stabilità e del compenso con la minor frequenza possibile di iniezioni di insulina. Generalmente, le insuline sono classificate in rapide, lente e semilente secondo la velocità di azione e durata. La stabilizzazione farmacologica è ovviamente di esclusiva pertinenza del diabetologo.

Diabete di 2° tipo. Il riscontro di diabete di tipo 2 è molto spesso casuale nel corso di esami di laboratorio a cui il paziente si sottopone per altri motivi, perché la patologia si instaura molto lentamente e occorre del tempo prima che la sintomatologia si manifesti; in molti pazienti sintomi di iperglicemia e glicosuria non compaiono mai. Nel caso di diabete conclamato, la sintomatologia delle due forme di DM (tipo 1 e tipo 2) è molto simile. Il rapporto tra i casi di diabete di primo tipo e di secondo tipo è di circa uno a dieci. Il diabete di secondo tipo è un vero e proprio fenomeno sociale che in Italia coinvolge 3-5 milioni di persone che aumentano ancora di più se viene classificato insieme agli altri componenti della sindrome metabolica.

Tra le cause si ipotizzano:

1. nei soggetti obesi, una predisposizione genetica + incapacità ad aumentare la quantità di insulina rispetto a un bisogno aumentato di glucosio + capacità ridotta delle cellule adipose ad assorbire il glucosio (che quindi rimane a livelli più elevati nel sangue = iperglicemia);

2. nei soggetti non obesi, una predisposizione genetica + insensibilità delle cellule degli organi all’azione dell’insulina.

Diabete in gravidanza. O diabete gestazionale, può causare dei problemi anche gravi per il neonato e per la madre (rappresenta un importante fattore di rischio di sviluppare diabete, dal 20 al 50% delle donne che ne hanno sofferto sviluppano il diabete di tipo 2 nel corso della vita).

Lo stato di prediabete. Il diabete di secondo tipo ha tra le varie concause modificabili il sedentarismo e l’aumento di peso. Un prediabete si esprime con un’alterata tolleranza al glucosio, che si evidenzia tramite una glicemia a digiuno con i valori superiori 110 mg%, ma inferiori a 126 mg%: questi valori sono indicatori di un’intolleranza al glucosio. Lo stesso avviene quando in un test di tolleranza al glucosio la glicemia dopo 2 ore è compresa tra 140 mg% e 200 mg%. Il punto è che se non si interviene sulle variabili modificabili (moto e alimentazione), è molto più probabile una deriva verso il diabete vero e proprio. Qui sta il vero valore aggiunto preventivo dell’attività fisica come stile di vita: il prediabete, se da un lato medicalizza il futuro paziente, dall’altro permette un intervento di vera prevenzione primaria, ovvero che si realizza prima che la patologia si manifesti con il suo corredo di danni ed effetti collaterali negativi (la prevenzione secondaria è quella che si instaura dopo il primo evento patologico, per evitare aggravamenti e ricadute). La prevenzione primaria coincide con gli stili di vita, è facile da realizzare e praticamente non ha controindicazioni se non quelle del buon senso; la prevenzione secondaria deve avere basse intensità, o una prescrizione medica sulle dosi.

fitness metabolico e diabete

DANNI CAUSATI DAL DIABETE

Complicanze acute

– Coma chetoacidosico (diabete tipo I), formazione di corpi chetonici. Il mancato utilizzo del glucosio, che si fa molto elevato, attiva la via metabolica di ossidazione degli acidi grassi, estratti dai trigliceridi nei depositi di grasso corporeo. Le cellule, non potendo utilizzare il glucosio a fini energetici, iniziano a bruciare gli acidi grassi. Il processo si svolge in maniera alterata e si formano dei cataboliti di scarto: i corpi chetonici (acido acetacetico, acido beta-idrossibutirrico, acetone), che provocano il quadro di acidosi (ovvero una diminuzione del pH). I corpi chetonici portano allo stato di “coma chetoacidosico”: la chetoacidosi è un’emergenza clinica tipica del diabetico di tipo 1.

– Coma iperosmolare non chetosico (diabete tipo II). Si tratta di uno stato di coma causato da un’iperglicemia incontrollata e non compensata, che determina un grave aumento dell’osmolarità del sangue (sangue denso) e una marcata disidratazione.

– Ipoglicemia grave (diabete tipo I e tipo II) e coma ipoglicemico. È lo stato di coma causato dalla mancanza di un sufficiente livello di glucosio nel sangue, che possa consentire il rifornimento energetico del cervello. Il mantenimento della glicemia al di sopra di un valore soglia è indispensabile per una normale attività cerebrale. Il coma ipoglicemico si può verificare sia nei diabetici di tipo 1 che nei diabetici di tipo 2 e dipende da un inappropriato regime terapeutico in presenza di un limitato o ritardato introito energetico, o di un’eccessiva attività fisica.

Sintomi. Generalmente i sintomi che accompagnano un iniziale scompenso della glicemia sono, nel caso dell’ipoglicemia: pallore sudorazione vertigini fino allo svenimento. Nel caso dell’iperglicemia scompensata: nausea, dolori gastrointestinali, agitazione. La formazione di corpi chetonici genera un alito e un sudore dall’odore di frutta avariata. Nei casi di disagio iniziale, a prescindere dalle procedure di soccorso che si possono intraprendere secondo la gravità del caso, c’è comunque una regola assoluta: la persona non deve essere lasciata da sola fino alla risoluzione dell’episodio.

Complicanze croniche

– microangiopatia

– retinopatia – perdita visus

– edema maculare, perdita visus

– neuropatia sensitiva e motoria

– nefropatia

– macroangiopatia

– patologia coronarica

– patologia vascolare periferica

– patologia cerebrovascolare

– sindrome metabolica

 

ATTIVITÀ MOTORIA E DIABETE

Diabete di primo tipo:

– accertarsi che il diabete sia stato compensato dal diabetologo e che il diabetico assuma l’insulina con consapevolezza e regolarità;

– attività di counseling, ovvero di supporto informativo sulla validità di stili di vita motori (disponibilità all’ascolto, gestione dell’ansia quando è presente).

Diabete di secondo tipo:

puntare sulla gestione del peso

– peso assoluto (calo in percentuale circa il 5-7% nei primi sei mesi)

– attività motorie prevalentemente cardiovascolari

– attività di counseling.

Diabete e gravidanza: generalmente una donna in gravidanza, soprattutto nei mesi centrali, ha come obiettivo motorio quello di mantenersi in movimento con intensità molto basse, ovvero che prevedano uno scostamento fino al 20-25% in più della frequenza basale a riposo; qualsiasi altra indicazione deve essere una prescrizione medica, a maggior ragione se subentra una diagnosi di diabete in gravidanza.

Prediabete (Sindrome metabolica): come il diabetico di secondo tipo.

 

FREQUENZA, DURATA, INTENSITÀ

– Insistere su un coinvolgimento quotidiano, anche esterno al centro fitness, studiando insieme al diabetico percorsi inseriti nel contesto della vita di tutti giorni.

– Durata relativamente breve della seduta (20 minuti), in modo che possa essere inserita anche due volte nella giornata: una più intensa e monitorata in palestra e una più leggera, come il cammino veloce (brisk walking) da praticare all’aperto o come ginnastica domestica a prevalente contenuto aerobico (flessioni, piegamenti, esercizi a discrezione).

– In assenza di indicazioni mediche relative alla frequenza cardiaca, rispettare limite di 110. Eventualmente, praticare frequenze più basse se c’è riscontro all’anamnesi di altri elementi della sindrome metabolica.

Attenzione: stiamo parlando di fitness metabolico che può essere praticato in sicurezza purché le intensità siano basse e non sia erogato un rischio acuto (alte frequenza cardiaca) in nome della riduzione di un rischio cronico. L’effetto positivo sulla stabilizzazione del diabete e sul calo ponderale è comunque documentato nella letteratura scientifica. Intensità più alte possono essere direttamente indicate dal medico responsabile (fitness terapia).

ASPETTI PSICOLOGICI

Il diabete è uno shock emotivo di prima grandezza, in particolare al momento della diagnosi e al momento della fine della “luna di miele”, ovvero del manifestarsi di qualcuna delle complicanze che necessitano intensificazioni diagnostiche e aumento dell’impegno terapeutico. Il prediabete, invece, lascia il soggetto abbastanza indifferente, perché è una condizione asintomatica: la motivazione all’attività fisica deve essere sollecitata non puntando solo sul rischio futuro, ma anche sul piacere presente immediato di rimettersi in movimento. La relazione deve essere imperniata su un ruolo di modulatore, che compensi due atteggiamenti diversi:

1. eccesso di ansia di attenzione e di emotività (fase della diagnosi e di qualche scompenso successivo);

2. depressione con disinteresse al trattamento e al regime terapeutico, spesso accompagnato da un deterioramento delle condizioni generali.

Ovviamente, l’operatore metabolico non è uno psicologo che si possa far carico della gestione di questo aspetto: l’importante è che l’operatore metabolico ne abbia quanto meno consapevolezza. La pratica dell’attività motoria è universalmente riconosciuta dal mondo medico come positiva per una stabilizzazione clinica e per una stabilizzazione psicologica.

L’operatore metabolico può seguire una serie di criteri guida:

– ascoltare

– limitare i consigli alle modalità di esecuzione dell’attività fisica;

– evitare pareri sulla terapia o sugli esami;

– confermare che una pratica motoria regolare è fondamentale per raggiungere il massimo del compenso psicofisico e che comunque può offrire momenti di tranquillità e piacere;

– gestire la relazione affrontando argomenti anche esterni all’universo “diabete-terapia-monitoraggi“; molto più semplicemente, tentare la strada della distrazione.

 

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