17/12/2014 Alimentazione

Digiuno intermittente

Una moda ricorrente e intermittente

Alessandro Lanzani

La pratica del digiuno intermittente è di moda , ma anche questa moda è intermittente e ricorrente come il digiuno. Tanto e vero che pervade la storia dell’umanità dai suoi albori.
Il digiuno intermittente  affonda le sue radici nella notte dei tempi fino alle archeo religioni in cui  il banchetto propiziatorio  (sacrifico apotropaico) e il digiuno (espiativo e purificatorio) si alternavano nei ritmi  alimentari e sociali delle prime tribù organizzate.
Il digiuno intermittente si è poi perfezionato anche nelle religioni moderne: venerdì di magro e quaresima  nella religione cristiana, Ramadan in quella musulmana, forme diverse di digiuno temporale in quella ebraica. Normative sull’alimentazione si trovano in quasi tutte le religioni e prima o poi  in ogni cultura ci scappa anche quella del digiuno più o meno totale  e più o meno prolungato.
Anche le moderne religioni sportive come il body building hanno elaborato forme di digiuno intermittente. In particolare i neo sacerdoti  del fitness ( personal trainer ) propongono varianti del tipo due giorni alla settimana di digiuno subtotale con non più di seicento calorie e il resto dei giorni  con alimentazione normale.
Lo stress alimentare e metabolico sembra favorire la sensibilità all’insulina e incrementare il metabolismo del GH(ormone della crescita)  e questo ovviamente interessa  i body builder.
Ci sono poi proposte più spinte con giornate di soli liquidi e varianti che associano il digiuno a forme ibride di dieta dissociata ( scusate ma non è colpa mia  il gioco di parole è proprio cosi ). Per certi aspetti il digiuno dovrebbe interessare di più le persone in sovrappeso che necessitano di realizzare un calo ponderale che il Body builder ma l’attesa del fat burning e dell’ aumento di GH è molto seduttiva per i cultori dell’ipertrofia muscolare.

Come sempre è l’approccio un po’ dogmatico di queste norme dietetiche che lascia perplessi.
A favore di queste pratiche si cita di solito lo studio di settore il singolo trial clinico che mette in luce una correlazione ma sono ancora piccoli numeri e spesso contrastanti , perché la fame il digiuno e l’alimentazione sono aspetti complessi che difficilmente possono essere ridotti ad una sola variabile.  Infatti e ad esempio occorre tener conto del costo psicologico che qualsiasi norma alimentare troppo rigida comporta. Un costo che non ha una misura precisa ma che in realtà si traduce in un peso non indifferente se non è ben bilanciato da una buona motivazione e da una certa flessibilità. Ogni essere umano ha poi diversi livelli di assorbimento intestinale diversi livelli di intolleranze vere o presunte. In pratica sappiamo con una certa approssimazione cosa buttiamo dentro ma non sappiamo con esattezza cosa assorbiamo e come lo metabolizziamo. Per questo un approccio forse più empirico ma molto più semplice potrebbe dare il massimo dei risultati con il minimo dello stress. Ovvero semplificare le norme e verificare nel tempo i risultati che  proprio per le tante variabili variano in ogni specifico individuo.
Dimagrire significa avere un bilancio calorico negativo e questo comunque è stressante perché va  a confliggere con la sensazione di fame anch’essa regolata da una rete di ormoni. La fame è una sensazione che ci ricorda di mangiare ci fa desiderare il cibo ma è contorniata da un’aura relazionale più ampia, il cibo come appagamento d’istinto, il cibo  come sublimazione dell’eros dell’affettività e della relazione. Il cibo non è una somma di calorie il cibo  è una delle relazioni più forti tra ciò che è fuori di noi e ciò che diventa noi. Il cibo e la dieta sono un modo di vivere e di interpretare la vita, di questo va tenuto conto in ogni esperimento dietetico ivi inclusa la dieta intermittente.
Per cui, considerando che lo stress alimentare rientra nel bagaglio normativo masochistico del culturista non c’è nessun problema se la motivazione supera la sofferenza. Sui risultati come sempre si può dibattere a lungo anche perché quello che sempre viene sottaciuto è l’importanza della variabile indipendente che si chiama genetica.
il Digiuno intermittente ha una funzione importante soprattutto nelle persone in sovrappeso non solo perché stimola l’efficienza dell’insulina nelle forme di diabete di tipo due ma anche perché allena il soggetto a gestire l’alimentazione piuttosto che ad esserne succube. Nei soggetti in sovrappeso poi svolge una funzione antinfiammatoria e coadiuvante nelle forme di artrite  reumatoide e anche in altre forme di patologie croniche e metaboliche. La medicina ufficiale è favorevole a questa pratica e non vi sembrano essere particolari controindicazioni soprattutto del il digiuno viene inteso in modo relativo con un modesto apporto calorico di 200-500 calorie e se vengono mantenuti alti i livelli di idratazione.
Permette di gestire  meglio la percezione della quantità di cibo  ingerite e quindi di fare le opportune modifiche anche nei giorni di alimentazione normale. Insomma è un buon allenamento psicologico a gestire variazioni alimentari e in questo senso mi sembra un approccio interessante. Permette al soggetto di aumentare la consapevolezza sulle dosi e a gestire il desiderio di cibo, a controllare gli impulsi.
Personalmente mi sembra un approccio che funziona, sempre che non si trascenda in eccessi  e che non vada in conflitto con necessità particolari stili di vita etc. etc.
E’anche la modalità che ho adottato da quando ho messo di fumare per ridurre i chiletti in eccesso subentrati dopo la cessazione delle sigarette. Personalmente mi sono trovato bene e periodicamente lo rifaccio per correggere la tendenza all’aumento ponderale tipica dei cinquantenni ed oltre.
In ultima analisi il digiuno intermittente mi sembra una modalità praticabile, non ne farei una religione laica, ce ne sono già tante di quelle tradizionali ,tanto che non si sente la necessità di nuovi dogmi laicosportivi. Naturalmente i nuovi guru del fitness possono continuare a codificare le loro verità dogmatiche anche sulla dieta intermittente trovando un accordo se la dose ottimale sia 200 o 220 calorie o al contrario continuando a dibatterne all’infinito. Vado a digiunare. Saluti a todos .
Alessandro Lanzani
medico specialista in medicina dello sport

 

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Questo Articolo  è pubblicato sulla  storica rivista italiana Cultura Fisica  di cui vi invitiamo a visitare il sito www.culturafisica.it

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