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Pubalgia - Indicazioni per il trattamento in palestra

23/06/2009

 

di Riccardo Gambaretti

Capita spesso che in palestra si presentino all’attenzione dell’istruttore o del personal trainer dei casi particolari, in cui il soggetto è portatore di patologie che in palestra devono essere affrontate con particolare cautela e solide conoscenze. Il lavoro dell’operatore, in questi casi, senza avere alcuna connotazione riabilitativa, si carica comunque di responsabilità; per questo è importante stabilire un metodo di studio e lavoro che consenta di affrontare con serenità e competenza anche le situazioni più complesse, individuando nel contempo i propri ambiti d’intervento e i limiti operativi.

Anamnesi e storia clinica
Stefano F. di 16 anni gioca a calcio a livello agonistico. Ha eseguito la preparazione estiva senza grossi problemi a parte un dolore sordo all’inguine destro. Dopo 2 partite di campionato il dolore è aumentato e alla quarta non è più in grado di correre a causa del male. Recatosi finalmente dal medico della società gli viene riscontrata una pubalgia e inizia una serie di terapie, dagli antinfiammatori alla fisioterapia (ultrasuoni, ionoforesi, laser) con beneficio parziale. Soprattutto non riesce a tornare a giocare a pallone. Giunge nella nostra palestra perché gli viene consigliato del potenziamento.

Descrizione della patologia

Per pubalgia si intende letteralmente dolore al pube. Il pube è una delle componenti ossee del bacino assieme all’ischio e all’ileo. Al pube si inseriscono gli addominali e gli adduttori. All’età di Stefano l’osso non è completamente formato e l’uso di questa muscolatura può generare un’infiammazione locale anche molto dolorosa. Una crescita del tono-trofismo importante dei muscoli della coscia a scapito degli adduttori e degli addominali può essere alla base di uno squilibrio di forze che facilita un uso incongruo delle stesse tali da sottoporre alcuni gruppi muscolari a uno stress al quale non sono preparati. La diagnosi è pressoché clinica. Il paziente riferisce dolore soprattutto nella fase di richiamo della coscia al corpo (per esempio nell’atto di calciare o salendo sull’automobile). Il dolore è pubico, direttamente sull’osso, ma può anche essere irradiato alla faccia interna della coscia. Questo dato peggiora la prognosi.
Dal punto di vista degli esami strumentali è stato proposto un po’ di tutto dall’ecografia alla termografia o, più di recente, alla teletermografia, dalla Tomografia Assiale Computerizzata alla Risonanza Magnetica Nucleare alla radiografia standard, ma in realtà nessuna è specifica.
La cura è conservativa e raramente chirurgica.

I concetti chiave riferiti al caso

Molti pazienti sono giovani e hanno una storia come quella di Stefano ossia di sottovalutazione del dolore. I gruppi muscolari interessati dall’infiammazione sono molto forti e ciò può spiegare perché, dopo circa due mesi dall’inizio della preparazione, Stefano rimane bloccato. È importante valutare il trofismo della coscia poiché una pubalgia si può sviluppare anche per l’effetto opposto a quello di Stefano. Infatti, una scarsa muscolatura può essere più di frequente alla base dell’infiammazione. Questo si nota soprattutto nei bambini in età di sviluppo (8-12 anni), quando la continua crescita staturale impedisce ai muscoli di raggiungere il corretto rapporto di tono-trofismo per l’età di riferimento. L’altro aspetto importante da valutare è la flessibilità, l’elasticità della muscolatura, poiché è di riscontro comune una certa rigidità e una tensione fasciale alla sollecitazione.

Informazioni necessarie per trattare il caso
Importante è far escludere un’ernia inguinale o un’appendicite se a destra, un’infiammazione dei linfonodi inguinali, un’infiammazione del funicolo nel maschio e un’infiammazione delle ovaie nelle femmine. Naturalmente ogni patologia ha le proprie caratteristiche: escluderle, tuttavia, permette di non peggiorarle.


Obiettivi

Riequilibrare le coppie di forza adduttori/abduttori, addominali/paravertebrali, flessori/estensori della coscia. La fase più complessa è la valutazione degli squilibri muscolari, che possono essere valutati in maniera empirica (test contro resistenza) o scientifica (valutazione isocinetica). Un altro obiettivo è quello di restituire elasticità al muscolo. Si pensa infatti che la mancanza di elasticità possa limitare il lavoro del muscolo sia in termini di forza che di spostamento delle fibre durante la contrazione. Inoltre, verrebbe migliorata la resistenza allo sforzo e la capacità di riassorbimento dei cataboliti.

Come realizzare gli obiettivi
Attraverso una miscela di esercizi rivolti allo sviluppo muscolare e di esercizi rivolti ad allungare i muscoli. Nella fase acuta sono necessari il riposo, la crioterapia locale e gli antidolorifici. Nella fase successiva può essere intrapresa una modesta attività fisica senza eccedere nei carichi; spesso è necessaria anche la fisioterapia (ultrasuoni, laser ecc.) per attenuare l’infiammazione.
Quando il dolore è in fase di risoluzione si può passare alla corsa su tapis-roulant, allo sviluppo degli addominali e allo stretching mirato degli adduttori che vengono tralasciati sotto il profilo del potenziamento. Quando il dolore è superato può essere concesso il potenziamento delle coppie muscolari, la corsa libera e lo stretching generalizzato.

Esercizi consigliati
Tutti quelli per le cosce e per gli addominali. Particolare cura va data agli addominali bassi ed è meglio tralasciare gli esercizi per gli adduttori, che incrementerebbero il dolore. La corsa inizialmente è tollerata solo sul nastro perché lineare; i cambi di direzione possono essere concessi nell’ultima fase. Bene la cyclette.

Esercizi sconsigliati
Tutti quelli in cui intervengono gli adduttori nelle prime due fasi. Evitare le accosciate con il bilanciere e i manubri.

Controllo degli obiettivi
Sostanzialmente l’obiettivo è centrato quando l’individuo riesce a correre eseguendo cambi di direzione, riesce ad abdurre le cosce senza dolore e in generale a sopportare tutto l’allenamento senza dolore.

 

 

 

 

Figura 1. Immagine anatomica del ventaglio degli adduttori (breve, grande, lungo e gracile).
1: bacino.
2: femore.
3: adduttore breve.
4: adduttore lungo.
5  gracile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figura 2. Nell’area evidenziata è compresa la zona dove più di frequente si sviluppa una tendinite inserzionale degli adduttori (pubalgia o sindrome retto-adduttoria).

 

 

 

 

 

 

 
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Scrivi | Commenti (1)
 
1
 
mauro militello
16/08/2010 alle 12.08.31
chiedo cortesemente notizie sul dottor Telman, in quanto ormai da tempo ho un problema fisico che so per certo lui potrebbe aiutarmi a risovere. purtroppo non l'ho più trovato al suo vecchio recapito. ringrazio fin d'ora per la disponibilità .

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