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Compensi per i produttori discografici - C’è chi paga… e chi no

31/08/2009

 

di Mia Dell’Agnello

Centri fitness da una parte, SCF (Consorzio Fonografici) dall’altra: in mezzo una legge, molta confusione e, soprattutto, una guerra di interessi economici e protezionismi di categoria.

I centri fitness stanno affrontando la loro prima crisi economica, ma anche una crisi d’identità. Le parole SALUTE e SPORT delineano i confini estremi di questi contenitori di servizi, ibride “entità” dalle tremolanti definizioni legislative. Navigare in acque non territoriali ha i suoi lati positivi, ma anche quelli negativi. Se infatti ci si può slealmente approfittare dell’ambiguità di talune definizioni giuridiche per ottenere delle agevolazioni fiscali, è pur certo innegabile che, in virtù delle stesse ambiguità, ci si trova spesso nel mirino di chi esige il pagamento di oneri, tributi o compensi della più varia natura. SCF, Consorzio Fonografici, è una società nata nel 2000 con lo scopo di riscuotere i compensi per i produttori di fonogrammi, così come stabilito dalla legge di riferimento del 1941 e successivi decreti. In questa funzione si affianca alla SIAE, che da anni esercita la riscossione dei compensi dovuti ad autori ed editori. SCF è un consorzio di case discografiche che tutela i diritti di produzione di oltre 280 imprese. Dall’anno della sua fondazione lotta per il riconoscimento di quel diritto che, sebbene inappuntabile dal punto di vista giuridico, stenta a essere “accettato” in tutti i settori coinvolti. Anzi, diciamo pure che l’unico modo per digerirlo è quasi sempre la minaccia di un tribunale: ma perché questo rifiuto? Sicuramente, il fatto che fino a oggi questo compenso non sia mai stato riscosso pone delle solide basi all’avversione. So che non c’entra niente dal punto di vista giuridico, ma dal punto di vista del ragionamento suona un po’ come il diritto di usucapione: il proprietario (casa discografica) che in tutti questi anni non ha esercitato il diritto di riscossione perde questo diritto, mentre il possessore (tutte le categorie che non lo hanno mai pagato) lo acquista. Altra antipatia sorge pensando che il consorzio è nato nel momento in cui gli introiti delle case discografiche cominciavano a vacillare seriamente, dando quindi l’idea di voler recuperare percentuali di fatturato ovunque e da chiunque. Senza tralasciare, infine, che quello delle case discografiche è indubbiamente un impero, dai fatturati assolutamente mostruosi (vedi box). Negli anni sono stati raggiunti accordi con diverse associazioni di categoria, ma quasi sempre dopo l’intervento dell’autorità giudiziaria. Anche nel settore “palestre” sono pochi quelli che finora stanno versando la quota di compensi annuale, ma prima o poi toccherà a tutti, sostiene Sergio Paolella, direttore commerciale di SCF.

Se molti accordi sono stati raggiunti, è pur vero che attualmente ci sono ancora importanti associazioni di categoria come Confartigianato, Cna, Confesercenti, che contestano la legittimità della vostra richiesta, particolarmente nei confronti di esercizi commerciali che utilizzano la musica solo come sottofondo…
In effetti, il primo atteggiamento è sempre di non riconoscimento del tema; quindi si passa dai tribunali e infine ci si siede al tavolo delle trattative per stipulare accordi e convenzioni. È stato così anche con Confindustria e Confcommercio, e attualmente sono più di 10.000 gli alberghi che pagano regolarmente il compenso SCF. La legge italiana ha questo difetto, perché non c’è stata un’evoluzione normativa per quanto riguarda la gestione e l’esercizio dei diritti discografici: la normativa è asfittica, ma questo non può essere un motivo per non rendere esercitabile un diritto.

Se la prima grande questione riguarda le categorie che devono riconoscere il compenso, la seconda questione riguarda la quantificazione di detto compenso.
È nella natura di un diritto privato il fatto che esso sia negoziato tra il titolare del diritto e chi intende esercitarlo, ed è normale che sia negoziato o con il singolo o con le associazioni di categoria. Una volta stabilito l’accordo con queste, esiste l’obbligo della parità di trattamento. Se non trovo un accordo di categoria, cerco la soluzione caso per caso, individualmente, oppure mi rivolgo al giudice per il riconoscimento e la quantificazione dello specifico diritto. In genere, quando si arriva a questo punto, le parti preferiscono trovare un accordo negoziato direttamente con SCF. Anche le tabelle SIAE attualmente utilizzate sono frutto di anni di attività di negoziazioni, a volte anche molto contrastate.

Nel caso specifico dei centri fitness, in cui non esiste un’associazione che sia realmente rappresentativa, come vi state muovendo?
Indipendentemente dalla loro reale rappresentatività, abbiamo contattato due associazioni: Fiis, legata a Confcommercio, e Anif Eurowellness, legata a Confindustria. Con quest’ultima abbiamo cercato di avviare un percorso negoziale che è fallito all’origine, mentre con Fiis stiamo sviluppando una negoziazione molto interessante e sono ragionevolmente ottimista rispetto al raggiungimento di un accordo. Nel mondo del fitness l’utilizzo della musica è, per certi versi, strutturale all’offerta e quindi deve essere riconosciuto un compenso significativo a chi produce il repertorio utilizzato.

In base a quali parametri?
Sostanzialmente, in base ai metri quadri e al numero di corsi musicali inseriti nel planning delle attività, ma le realtà sono molto diversificate e per questo sarebbe importante una negoziazione: trattare con un’associazione di categoria ci consente di arricchire lo schema contrattuale modellando i parametri sulla complessità che caratterizza il mondo delle palestre. A oggi sono circa 500 i centri fitness che ci riconoscono i compensi, determinati con singole contrattazioni e partendo da un listino generico. Altra questione è quella degli enti di promozione sportiva, ma solo per quanto riguarda l’attività motoria di base, identificando con questo concetto esclusivamente le situazioni dietro cui non si nascondono attività di profitto o capitali importanti. In questi casi ci poniamo in un’ottica di estrema agevolazione: il nostro obiettivo è più politico che commerciale, è il riconoscimento di un diritto e di un compenso, non tanto la volontà di “battere cassa”. Questo per motivi sia culturali che giuridici, perché nell’esercitare un diritto si deve sempre tener conto dell’equità della richiesta, differenziando l’utilizzo non produttivo di ricavi significativi da situazioni in cui l’attività motoria è stata strutturata in un meccanismo di business. A questo proposito vorrei ricordare che noi non siamo percettori di un tributo e quindi non siamo prigionieri delle premesse fissate da chi ha scritto le norme fiscali del settore: noi realizziamo il diritto privato, siamo tenuti a un’equità del compenso e ci sembra doveroso chiederlo a chi utilizza la musica nel suo business in maniera importante, ma avere anche un atteggiamento rispettoso nei confronti di quel movimento sportivo di base che fa fatica a far quadrare i conti alla fine dell’anno.

Perdoni l’ignoranza e ci spieghi la differenza fra tributo e compenso…
Noi siamo un ente di riscossione di diritti privati, che nulla hanno a che fare con la normativa tributaria: il fatto che una società sia spa, srl, associazione sportiva o società sportiva a noi non interessa dal punto di vista giuridico. Le persone sono indotte a confondere i tributi con i diritti d’autore anche perché la Siae gestisce un diritto privato pur essendo un ente pubblico; inoltre, le sono state affidate, da parte dell’agenzia delle entrate, delle funzioni di riscossione dei tributi (come il controllo dell’Enpals). Quindi, il proprietario di una palestra fa fatica a capire la differenza fra tributo e compenso, fra Siae e guardia di finanza. Noi non svolgiamo funzioni da parte delle agenzie delle entrate e gestiamo solo il diritto privato del produttore, così come accade in tutta Europa.

Come vi muovete in mancanza di un accordo con un’associazione di riferimento?

Il primo vero problema è far capire chi siamo e che cosa vogliamo: cominciamo con una ricca campagna di comunicazione, presentando il tema e informando a volte anche direttamente sul territorio, tramite nostri agenti. Quindi lasciamo il tempo di raccogliere informazioni e di orientarsi, e poi ci ripresentiamo, per entrare nello specifico della valutazione. Alcune volte, quando non c’è possibilità di giungere a un accordo, è necessario avviare dei contenziosi, perché sia il giudice a dichiarare la nostra legittimità, in primo luogo, e poi eventualmente indicare le procedure da seguire per la quantificazione dei compensi.

Quanto deve pagare una palestra, diciamo di circa 1200 metri quadri?
Dipende dalle sue attività, ma direi intorno ai mille euro all’anno.

La Siae applica dei conteggi in base ai metri quadri e al numero di altoparlanti, da cui trae delle tariffe forfettarie: rispetto alle loro quote, le vostre come sono?

È molto difficile fare un confronto, perché applichiamo modelli di quantificazione differenti.

Voi conoscerete il tariffario Siae, quindi vi sarete fatti un’idea…
Dipende dal soggetto in questione e in ogni caso il nostro listino è oggetto di negoziazione: per questo chiediamo la collaborazione delle associazioni. Anche noi abbiamo un listino, che è anche più semplice di quello della Siae. Fermo restando che siamo disponibilissimi ad affrontare questioni di “metro” rispetto al quantum, il mio è un diritto autonomo rispetto a quello Siae.

È indubbio che ognuno possa applicare le proprie tariffe ma, considerate le difficoltà che avete nel far accettare la vostra nuova presenza, magari le vostre richieste potrebbero essere meglio digerite, se in qualche modo equiparabili a quelle della Siae…
Il fatto che un soggetto già da tempo stia operando in un certo modo non è garanzia del fatto che l’abbia fatto al meglio; nel nostro caso la Siae ha scelto dei parametri che possono andare bene ad autori ed editori, ma non è detto che debbano essere condivisi dai discografici… In linea di massima direi che dai nostri parametri risultano compensi più bassi rispetto a quelli di Siae, anche se in alcuni casi possono essere più alti. Il meccanismo Siae richiede una presenza di controllo invasiva nella palestra, e presuppone un’organizzazione strutturale che noi, che siamo molto più piccoli, non ci possiamo permettere. Per questo abbiamo adottato una soluzione diversa, che tenga soprattutto conto del diverso utilizzo della musica: per la quantificazione delle lezioni musicali noi utilizziamo come riferimento il planning corsi proposto dai centri ai propri clienti. Da lì si parte per stipulare un accordo che possa essere soddisfacente per tutti.

SCF: dati dal bilancio 2008
Il mercato dei diritti discografici vale 42,6 milioni di euro, con una crescita di oltre il 23% rispetto all'anno precedente. Il + 58% è dovuto ai compensi raccolti per la musica registrata diffusa nei pubblici esercizi, con un valore pari a 14 milioni di euro e contribuisce per il 33% alla realizzazione del fatturato 2008. Fra questi: alberghi, bar e ristoranti +32% nella raccolta di diritti, rispetto al 2007; discoteche e palestre + 280% (soprattutto ad accordi di categoria con le discoteche). Le previsioni di crescita per il 2009 suggeriscono un +15%.

I dati del mercato discografico italiano nel 2008
Il fatturato totale dell’industria (cd musicali, dvd musicali e digitale) al sell in (al netto dell’IVA) nel 2008 è stato di 178 milioni di euro, contro i 224 del 2007, con un calo del 21%. La contrazione del mercato è un trend che si è ormai consolidato negli ultimi otto anni: nel 2008 il totale del fatturato è ritornato al valore del 1989. Il mercato del cd ha fatturato 156,2 milioni di euro contro i 197,6 con un calo del 21%, mentre le vendite sul canale digitale (mobile e internet) sono salite del 4%, passando da un fatturato di 15,2 a 15,7. Il compact disc album rappresenta ancora quasi il 90% delle vendite di dischi in Italia. Sul digitale ha contribuito invece la forte crescita dei download da internet, saliti del 37%. Sempre in espansione i ricavi dai nuovi protagonisti della rete, i siti di social network, in particolare il video sharing da YouTube, che ha fatturato oltre 1,5 milioni di euro con una crescita del 65% rispetto al 2007. Da rilevare il ritorno del vinile che ha fatturato 1,55 milioni di euro, con un incremento del 232%, pur restando una piccola nicchia di mercato.
fonte: http://www.fimi.it

Tariffario SCF
Compenso corsi forfettario sino a 1500 mq
MQ Compenso Corsi annuo forfettario

0-500

€ 495,84
501-1000 € 991,68
1001-1500
€ 1.487,52

Dai 1500 mq in poi si calcola un compenso corsi di € 41,98 (quarantuno/98 Euro) più IVA a corso. Il corso indica ciascuna sessione, sportiva e/o artistica a giornata e orario predeterminati su base settimanale, organizzata dall’Utilizzatore all’interno dei Centri Fitness, avente durata temporale variabile in considerazione delle scelte e dell’organizzazione dell’Utilizzatore, nella quale la diffusione di Fonogrammi sia componente strutturale del servizio offerto ai suoi iscritti.
Compenso musica d’ambiente, ovvero la musica di sottofondo, non in primo piano e non ricollegabile in alcun modo alla attività sportiva praticata nel Centro Fitness.

MQ Tariffa annuale
0-100 60,69
101-200
92,21
201-300 125,94
301-400 159,53
401-500 188,92
501-700
249,79
701-1000 335,85
1001-1250 354,22
1251-1500 377,83
 1501-2000  461,79
 2001-2500
 577,24
 2501-3000
 629,72
 3001-5000  839,62
 5001-7000
 1.049,53
 7001-9000  1.259,43
 ogni ulteriori 2000 MQ  209,91

 

Riportiamo il commento di un lettore, inviatoci tramite mail, che specifica alcuni punti e apre nuove prospettive.

Gentile Mia Dell'Agnello,
sfogliando per caso la rivista, mi sono imbattuto nel suo articolo che ho trovato interessante e che mi ha messo al corrente dell'esistenza del SCF.
Non volendo entrare ora nel nocciolo della questione sull'operato giusto o sbagliato della S.i.a.e., argomento che potrà trovare meglio dibattuto nella rete, volevo semplicemente scriverle due cose.
La prima è che l'intervistato sbaglia a definire la S.I.A.E. un ente pubblico. Essa è una società privata con delle finalità economiche private.
La seconda questione è che non tutti i musicisti e produttori stipulano contratti con la S.I.A.E. e quindi esiste una grandissima quantità di musica svincolata da parte delle sue tariffe.
Dove trovare della musica di questo tipo? Uno dei portali più grandi è il sito JAMENDO, dove ogni settimana vengono pubblicati migliaia di dischi da artisti di tutto il mondo, liberamente scaricabili da casa. Il sito offre anche una soluzione molto economica per coloro che volessero diffondere la musica presente sul sito nei locali. Il titolare della palestra ha quindi almeno un'alternativa.
Ecco il link.
http://pro.jamendo.com/it/
Buona Giornata.
Daniele Tomasoni

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