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Ipertrofia prostatica - Una patologia maschile frequente che può trarre giovamento da un allenamento mirato

10/11/2009

 

di Telman Ibraguimov

L’iperplasia prostatica benigna è assai frequente nell’uomo a partire dai 45-50 anni, in conseguenza alla diminuzione dei livelli ormonali e alla dieta iperproteica che, sommandosi con periodiche acutizzazioni della prostatite cronica, provocheranno una proliferazione delle ghiandole prostatiche e dei tessuti connettivi, con formazioni di noduli d’ipertrofia.
Per molto tempo i medici hanno pensato che i disturbi maschili di minzione e ritenzione urinaria fossero secondari a un’ipertrofia prostatica, cioè un ingrandimento dell’organo per progressivo aumento delle dimensioni delle molecole che lo costituiscono. Conseguentemente la prostata comprimerebbe l’uretra, creando un’ostruzione del suo tratto iniziale e provocando disturbi dell’apparato urinario nella fase di svuotamento. Così l’aumento della prostata ha spostato l’attenzione degli studiosi dalla causa principale dei disturbi di minzione, ossia la vescica: i disturbi della minzione potrebbero dipendere proprio da questa, in particolare dalla sua integrità anatomica e fisiologica, dal cambiamento della sua forma, dalla capacità contrattiva delle sue pareti muscolo-membranose, ecc. La dieta iperproteica, l’ipodinamia, l’obesità e l’abitudine di assumere tanti liquidi e alcol, particolarmente la sera, possono portare progressivamente al decadimento del tono e alla diminuzione della forza dei muscoli che formano le pareti delle cavità pelvica e addominale e, di conseguenza, all’aumento del volume degli spazi interni. La ritenzione dell’urina nella vescica dilatata potrebbe portare facilmente a una cistite, poi a una prostatite acuta, che successivamente evolverà in cronica; con il passar del tempo insorgerà l’ipertrofia prostatica che aggraverà notevolmente la situazione, creando un circolo vizioso. Il problema iniziale e principale, perciò, non è l’ingrandimento della prostata, ma la dilatazione patofisiologica della vescica, l’ipertrofia delle sue pareti che diminuiscono l’elasticità del sacco muscolo-membranoso, la perdita da parte della muscolatura liscia della vescica della proprietà di contrarsi tempestivamente, la distensione patologica dei tensorecettori della muscolatura vescicale e l’ipercostrizione degli sfinteri. Questa situazione, in concomitanza con l’obesità e l’ipotonia dei muscoli vescico-addominali, fa sì che le pareti della loggia vescicolare diventino basse e, conseguentemente, la capacità della vescica anormale.

Un autoesperimento
Soffrendo di ipertrofia prostatica, ho deciso di andare in sottopeso in breve tempo (due mesi) e controllarne le conseguenze: se, una volta raggiunto il sottopeso, la prostata diminuisce il suo volume e contemporaneamente la minzione migliora, allora la prostata è responsabile dei disturbi minzionali. Se, invece, la prostata non cambierà le sue dimensioni, ma la minzione migliorerà, allora il ruolo della prostata è sopravvalutato.
È noto che per ridurre il peso corporeo  bisogna compiere lavoro muscolare aerobico prolungato e diminuire le entrate caloriche (ci si dovrà aspettare la riduzione della prostata solo dopo aver consumato il grasso sottocutaneo e viscerale). Ho svolto il mio programma al Centro Scienze Motorie Bernstein di Verona, in collaborazione con lo staff che ringrazio, in particolare il dottor Andrea Lauter e il dottor Giorgio Pasetto. Mi sono posto i seguenti obiettivi:
• instaurare rapidamente un bilancio energetico negativo;
• diminuire l’introduzione delle proteine con alto valore biologico fino al 20-30% in meno del fabbisogno giornaliero;
• non assumere lipidi d’origine animale e diminuire drasticamente quelli vegetali;
• tenere costantemente l’indice glicemico il più basso possibile, perciò niente dolci, alcool, frutta;
• poiché sono pochissimi gli esercizi che possono coinvolgere direttamente la prostata, porre l’accento sugli esercizi che coinvolgono glutei, ileopsoas, i muscoli delle cosce, cioè quelli che si trovano nelle immediate vicinanze topografiche (ricordiamo che i muscoli delle cosce, insieme con l’elevatore dell’ano, l’otturatore interno e il grande gluteo, fanno parte della loggia prostatica). Poi bisogna rinforzare i muscoli addominali e respiratori che, contraendosi insieme, aumentano la pressione addominale, facilitando l’espulsione dell’urina.
Solitamente per intervenire sulla ghiandola prostatica con un metodo non invasivo si usa un massaggio prostatico, procedura poco piacevole. Ho invece optato per la stimolazione biomeccanica, eseguita grazie a un’azione meccanica (vibrazione) sui muscoli, la cui azione prevede:
- miglioramento della filtrazione dei tessuti e del metabolismo;
- aumento della circolazione sanguigna dei muscoli;
- normalizzazione del riflesso di stiramento.
Su una pedana, mi rilassavo e cercavo, cambiando l’appoggio dei piedi, la posizione che provocava maggiori vibrazioni nella zona ano-rettale e della vescica (è possibile anche sedersi direttamente sulla piattaforma) per 5-10 minuti al giorno, a una frequenza di 30-60 Hz. Non dovendo essere necessariamente continue,  eseguivo le sedute fra un esercizio e l’altro.

Allenamento
A mio parere per dimagrire è meglio andare in palestra una volta alla settimana per 3 ore, piuttosto che 3 volte per un’ora. Il ragionamento è semplicissimo: se la macchina-uomo è un motore biologico, allora più a lungo produciamo lavoro muscolare, più provochiamo l’innalzamento della temperatura; più la manteniamo alta, più bruciamo il carburante di scorta.
All’inizio ho eseguito gli esercizi con i pesi in serie da 3, il più lentamente che potevo, per escludere l’inerzia, con una sequenza crescente di carico, sia nella seduta sia nel succedersi dei giorni. Dopo un mese ho cominciato a fare le ripetizioni infinite, aggiungendo 5 kg dopo ogni esercizio finché arrivavo al carico che non riuscivo a sollevare: nell’arco di un mese ho raddoppiato il massimale!
Ho inventato e adottato l’iso-vibrometria, una particolare ginnastica isometrica prolungata dove le singole contrazioni devono protrarsi ben oltre i 6 secondi canonici, finché i muscoli non iniziano a tremare fortemente, in pratica a vibrare.
L’attività aerobica nelle ultime settimane durava più di un’ora e comprendeva: 30’ di bike prima di fare i pesi, 15-30’ di spinning dopo circa 45’ di pesi, infine altri 45’ di pesi e camminata di 30’ con pendenza elevata o corsa con pendenza moderata.
Praticavo stetching solo il giorno dopo l’allenamento, quando i muscoli sono riposati e hanno ripreso il loro tono funzionale neutrale.

Conclusioni

Dopo la perdita di 17 kg di peso la minzione è migliorata, cioè il getto è diventato costante, la frequenza minzionale durante la giornata è raddoppiata, invece la quantità dell’urina espulsa durante la singola minzione è diminuita.
L’ecografia di controllo ha esitato che la prostata non è diminuita di volume. Quindi, poiché le dimensioni della prostata non sono cambiate, invece i disturbi di minzione sono spariti, si può arrivare alla conclusione che la ritenzione urinaria, nel mio caso, dipenda esclusivamente dalla vescica. È ovvio che l’ostruzione meccanica dell’uretra con la prostata ingrandita può peggiorare la situazione, ma questo fattore rimane indiretto e secondario.
Per risolvere, perciò, i problemi minzionali suggerisco di applicare le seguenti tecniche:
• allenamento per aumentare il tono dei muscoli addominali e respiratori (diaframma e intercostali) al fine di aumentare la pressione toraco-addominale;
• allenamento per rinforzare glutei, ileopsoas e muscoli delle cosce;
• allenamento aerobico per ridurre il grasso corporeo;
• dieta normoproteica ed equilibrata;
• regime idrico razionale;
• stretching in particolare per bacino, zona lombare e cosce.

Telman Ibraguimov

Nato a Kirovabad (ex URSS), ha frequentato l’Accademia di Medicina Militare “S. M. Kirov”, conseguendo il titolo di dottore in Medicina e Chirurgia. Ha lavorato presso il Teatro dell’Opera e del Balletto “Mariinkij” di San Pietroburgo, con qualifica di medico specialista vertebro-neurologo con abilitazione alla medicina manuale. Nel 1993 ha ottenuto, presso l’Università degli Studi di Verona, il riconoscimento del titolo di Medico Militare, equipollente alla laurea italiana in Medicina e Chirurgia e ha poi sostenuto l’esame di stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo. Negli ultimi anni è stato autore di diverse pubblicazioni su riviste quali Salve, Arena, Professione Fitness, Verona Medica, La Riabilitazione, La Terapia Manuale e la Riabilitazione.


 
 
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