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Cost saving in palestra - Piccola guida per la riduzione dei costi di gestione

21/10/2010

 

di Luca Mazzotti

Partendo dal necessario presupposto che l’obiettivo di ogni azienda è quello di produrre del reddito e che il reddito (o utile aziendale) si ottiene in sostanza sottraendo ai ricavi aziendali i costi, diventa naturale affermare che un fattore strategico di primaria importanza per il successo di un’azienda è la sua capacità di contenere i propri costi, garantendo allo stesso tempo un’ottimale erogazione del servizio nei confronti dei clienti e un efficace svolgimento del processo distributivo (la vendita degli abbonamenti e tutte le attività di marketing ad essa connesse).

IL PUNTO DI PARTENZA: DEFINIAMO IL NOSTRO POSIZIONAMENTO
A monte di ogni strategia di riduzione dei costi aziendali, sta il corretto e consapevole posizionamento del proprio centro sul mercato. La definizione del posizionamento aziendale e della propria immagine è un momento particolarmente importante per ogni azienda, perché rappresenta la posizione distintiva, il ruolo indiscusso che l'azienda ha rispetto alla concorrenza, al mercato, ai propri interlocutori. In sintesi, il posizionamento è l’identità stessa dell’azienda. Contestuale alla determinazione del posizionamento aziendale, è la chiara e precisa definizione del proprio target, ovvero del proprio pubblico potenziale. Il modo in cui il centro viene percepito influenza in misura determinante la disponibilità del mercato ad acquistarne i servizi: per questo è indispensabile che tutto quello che rappresenta l’azienda possieda un denominatore comune, un segno distintivo. Ogni incoerenza nel proporsi sul mercato genera confusione e conseguentemente “debolezza” competitiva. È chiaro quindi che ogni tipo di intervento finalizzato alla riduzione dei costi deve garantire che il posizionamento resti inalterato. Fatta questa necessaria premessa, passiamo ora ad analizzare le varie tipologie di costo, cercando di individuare, ove possibile, delle strategie di contenimento.

LE SPESE DI MARKETING
“So che la metà dei soldi spesi in pubblicità sono buttati via, il guaio è che non so quale metà sia” è una frase storica erroneamente attribuita a Henry Ford, fondatore dell’omonima casa automobilistica. Il vero autore è John Wanamaker, vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900 e considerato uno dei padri della pubblicità. La sua frase riassume in modo perfetto il dilemma legato agli investimenti nel marketing. Allo stesso tempo un’altra frase storica, questa volta realmente creata dalla fervida mente di Henry Ford, dice “Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l'orologio per risparmiare il tempo”. Volendo fondere le due frasi in una potremmo dire Facciamo pubblicità, ma facciamola bene!”. Uno degli errori classici di molti centri fitness è proprio quello di non attuare alcun tipo di promozione, ritenendolo superfluo. La pubblicità, come si sa, è “l’anima del commercio” e, al di là dei luoghi comuni, il suo mancato impiego offre alla concorrenza un’opportunità per avvantaggiarsi nei nostri confronti. Inoltre, anche a fronte di una concorrenza “apatica” sotto il profilo pubblicitario, non fare pubblicità significa non approfittare di un possibile, importante vantaggio competitivo.

RISPARMIARE SULLA PUBBLICITÀ
A questo punto occorre cercare di individuare le aree di risparmio sulle quali intervenire. Anzitutto, con riferimento alla pubblicità, la parola risparmio andrebbe sostituita con la parola ottimizzazione. Ovvero, una volta definito il proprio budget pubblicitario (il metodo ritenuto più corretto è quello di calcolarlo come percentuale del proprio obiettivo di ricavi annuale), occorre impiegarlo interamente, cercando di ottenere da esso il massimo rendimento sia in termini quantitativi che qualitativi. Passando a qualche indicazione concreta, possiamo anzitutto suggerire, nella scelta dei mezzi pubblicitari, di considerare con grande attenzione il proprio bacino d’utenza. Spesso, facendo pubblicità per un centro fitness, si corre il rischio di disperdere le risorse.  Il pubblico potenziale del mio club, salvo eccezioni particolari, lavora o risiede nelle vicinanze, e qualsiasi “sforzo” pubblicitario deve essere fatto considerando attentamente questo aspetto. Chi legge la rivista sulla quale mi accingo a fare pubblicità? Chi vede i manifesti del mio club? Chi ascolta i miei spot radiofonici? Se posso rispondere a questa domanda dicendo “almeno il 50% di queste persone appartengono al mio bacino d’utenza”, sono nella giusta direzione. Ogni azione pubblicitaria che dia risultati inferiori a questo in termini di contatti con il proprio target, è quasi certamente da scartare. Un altro utile suggerimento che ci sentiamo di dare è relativo invece ai costi di stampa e di acquisizione degli spazi pubblicitari. Sia in un caso che nell’altro è consigliabile contattare almeno tre o più fornitori (stampatori per i materiali e concessionarie o agenzie media per gli spazi), fornendo a tutti gli stessi esatti parametri (quantitativi di stampa e caratteristiche della carta, peso e qualità, nonché per gli spazi la dimensione dell’annuncio e la posizione all’interno della rivista) raffrontando quindi i preventivi ottenuti per scegliere, magari dopo un’ulteriore contrattazione, quello migliore.

I COSTI DEL PERSONALE
Una voce di costo sicuramente importante in termini percentuali sul valore totale dei costi, è rappresentata dai costi del personale. Sappiamo quanto sia importante lo staff per il funzionamento e l’immagine del nostro club. Innanzitutto occorre definire un compenso netto atteso ritenuto corretto in base alle caratteristiche personali, attitudini e qualifiche di ciascuna figura professionale, in relazione ai parametri medi del mercato. Quindi, si tratta di scegliere la forma contrattuale meno costosa per l’azienda, che possa soddisfare allo stesso tempo le esigenze del collaboratore al meglio. Oltre ai contratti a progetto, che hanno grandissima diffusione nel settore, una forma contrattuale non particolarmente diffusa, ma con caratteristiche interessanti sotto il profilo della tutela del lavoratore e allo stesso tempo del contenimento del costo aziendale, è l’assunzione con contratto di apprendistato. Le figure professionali che meglio si adattano a questa tipologia contrattuale sono gli operatori della reception e gli impiegati amministrativi. Il contratto ha durata massima di tre anni e può essere stipulato con giovani tra i 18 e i 29 anni, oltre a prevedere altri requisiti specifici. Il datore di lavoro non può recedere dal contratto in assenza di una giusta causa o di un giustificato motivo; può, però, chiudere il rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato. Diversa è la disciplina relativa ai contratti di lavoro delle Società Sportive Dilettantistiche a Resp. Lim. e delle Associazioni Sportive. In questo caso è possibile stipulare, praticamente con tutti i collaboratori, dei contratti di Collaborazione Coordinata e Continuativa che godono di un trattamento fiscale particolare, rientrando nella categoria dei “Redditi diversi”. Il suddetto trattamento prevede sostanzialmente la completa detassazione del reddito sino al limite di 7.500,00 euro annui e un trattamento specifico per redditi superiori. Dibattuta proprio di questi tempi è la rilevanza di questi redditi ai fini della Previdenza Sociale. Un’altra fondamentale via di ricerca del risparmio nell’ambito dei costi del personale è l’ottimizzazione dei tempi e metodi di lavoro per un impiego del personale che elimini ogni genere di spreco.

LA SCELTA DELLA FORMA SOCIETARIA E IL RISPARMIO FISCALE
La forma societaria o associativa attraverso la quale viene svolta l’attività di centro fitness determina, a seconda dei casi, la possibilità di beneficiare di importanti vantaggi fiscali. In particolare, questi vantaggi si riferiscono alle Associazioni Sportive Dilettantistiche e alle Società Sportive Dilettantistiche a Responsabilità Limitata, nate con la riforma del diritto societario del 2003. Le Società Sportive Dilettantistiche a r.l. possiedono alcune analogie gestionali con le AS. Infatti, come le AS, le Srl Sport non possono avere finalità di lucro, ovvero devono reinvestire interamente gli utili nell’attività sociale e, in caso di cessazione dell’attività, il residuo attivo che emergesse dopo il rimborso ai soci del capitale dovrà essere assegnato al Coni. Per quanto riguarda invece le agevolazioni fiscali, la più evidente riguarda l’esenzione dall’Iva, che può interessare l’erogazione della maggior parte dei servizi della società.

LA COMPETENZA DEI COSTI E IL RISPARMIO SUGLI INVESTIMENTI
Un’attenzione particolare va assegnata agli investimenti in relazione all’obiettivo di contenere i costi aziendali. Anzitutto, in particolare per investimenti di valore elevato, è indispensabile mettere a confronto più fornitori (almeno tre), con l’obiettivo di individuare le soluzioni più vantaggiose sotto il profilo economico. Un’attenta selezione dei fornitori può garantire dei risparmi di costo anche superiori al 50%. Oltre a questo aspetto relativo alla trattativa d’acquisto ne esistono altri, caratteristici per i costi di investimento, che vanno attentamente valutati. Le scelte relative agli investimenti prendono troppo spesso in considerazione solo l’importo totale della spesa, dimenticando la natura stessa degli investimenti, ovvero la loro azione pluriennale. Per ogni investimento è necessario stimare anzitutto la vita utile e quindi assegnare una quota da riferire a ogni singolo anno. Sarà il valore di questa quota, verificata la fattibilità finanziaria dell’operazione, a determinare l’economicità o meno dell’operazione. Ad esempio, l’investimento in un impianto di climatizzazione con una vita utile di 10 anni, al costo totale inclusa installazione di 25.000 euro e con un costo medio di gestione annuale (incluse manutenzioni) di 3.000 euro, potrà essere ritenuto vantaggioso per l’azienda se le permetterà di incrementare gli utili di una cifra superiore a 5.500 euro all’anno.

LE UTENZE
Quando parliamo di utenze ci riferiamo sostanzialmente a spese di luce, acqua, gas e telefono. In questo ambito, vastissime sono le opzioni per la ricerca del risparmio: ci limiteremo qui a fornire qualche esempio. Per quanto riguarda il consumo di acqua, l'uso dei miscelatori d'aria nei rubinetti e nelle docce ne riduce il consumo fino al 50%. Chi usa il getto d'acqua non percepisce alcuna differenza, ma il consumo complessivo è inferiore. Con riferimento al riscaldamento, la prima regola è quella di essere previdenti e far svolgere la manutenzione annuale delle caldaie almeno un mese prima del periodo di accensione. La pulizia e la manutenzione delle caldaie garantiscono una buona efficienza di funzionamento, minimizzando il consumo di gas e quindi la spesa.

IN CONCLUSIONE
Il contenimento dei costi è una priorità gestionale per tutte le aziende che vogliano essere competitive: la sfida è raggiungere questo obiettivo, sviluppando visioni dirette al servizio e alla soddisfazione del cliente e corrette politiche di marketing. Un orientamento della gestione aziendale sproporzionatamente rivolto alla indiscriminata riduzione dei costi, porta necessariamente a un peggioramento qualitativo dell’erogazione del servizio e ad un inadeguato e quindi inefficiente collocamento sul mercato dei propri prodotti/servizi. Il segreto è quello di collocarsi nel “giusto mezzo”, ovvero in una situazione di massimo contenimento dei costi, garantendo un livello qualitativo dei servizi offerti e una politica distributiva in linea con il proprio posizionamento strategico e quindi con l’identità stessa del proprio club.

Luca Mazzotti
Dottore commercialista, ha lavorato per diversi anni nel campo del marketing e della comunicazione aziendale, specializzandosi nel settore del fitness e benessere.
Recentemente, nella sua attività di consulente, ha sviluppato importanti competenze di tipo amministrativo e fiscale operando come professionista all'interno dello Studio Commercialista Moranduzzo & Partners.

Luca Mazzotti è autore del testo: Fitness Business


20.00EUR
Alea Edizioni: 2008
Pag: 128


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