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L'alimentazione, medicina del futuro. Implicazioni di valore e riflessi organico-metabolici

30/12/2010

 

di Corrado Ceschinelli [email protected]

Gli aspetti che interagiscono e contribuiscono allo stato di massima funzionalità dell’organismo, che equivale alle migliori condizioni di salute, sono molteplici e con implicazioni molto diverse fra loro. Conoscere questi meccanismi, i loro principi e le loro proprietà, ci consente di avere informazioni con le quali possiamo correggere abitudini e adottare provvedimenti che, se più rispettosi della nostra natura biologica, sono la vera strategia di prevenzione e il presupposto per un’esistenza nelle migliori condizioni possibili. Proviamo a elencare sinteticamente le ragioni dei principali squilibri sistemici e cellulari, ovvero le ragioni delle maggiori disfunzioni e della maggior parte delle patologie,per poi riservarci un successivo approfondimento:
- eccesso calorico complessivo;
- cattiva distribuzione dei pasti,
della loro composizione sia qualitativa che quantitativa;
- esagerato consumo di cibi a elevato tenore di zuccheri, con successivo squilibrio ormonale post prandiale e conseguente aumento di peso, dei lipidi ematici, del rischio
diabete, di ipertensione;
- esagerato consumo di grassi saturi, con incidenza sui livelli ematici del colesterolo; il sempre più frequente consumo di prodotti confezionati con grassi parzialmente idrogenati o Trans provoca, alla lunga, un’alterazione delle membrane cellulari e una maggiore incidenza di cancro e malattie cardiocircolatorie;
- ridotta assunzione di fibra solubile e insolubile, vitamine e minerali (causa la raffinazione degli alimenti e un sempre minore consumo di frutta e verdura);
- sbilanciamento fra i grassi i essenziali Omega 6 e Omega 3 a favore dei primi; un rapporto delicato e critico, fondamentale per la regolazione delle principali funzioni biologiche e del livello di infiammazione;
- aumentata “ossidazione” da radicali liberi, che provocano danni cellulari e strutturali; maggiore esposizione a fronte di una ridotta attività anti-ossidante (meno vitamine e minerali implicati nelle difese);
- aumentata acidosi metabolica dovuta a un’alimentazione prevalentemente acida;
- aumentata tossicità degli alimenti, per l’utilizzo di sostanze che ne modificano la loro natura (nella coltivazione, nell’allevamento, nella lavorazione, per la conservazione ecc.);
- aumentata tossicità ambientale;
- tossicità da intolleranze dovuta alla nostra specificità individuale che tollera meglio alcuni alimenti e reagisce negativamente verso altri innescando e favorendo una moltitudine di squilibri, disturbi e patologie;
- abbattimento significativo delle difese immunitarie per cause multifattoriali (somma dei molti deficit descritti + stress), con conseguente maggiore accelerazione dei fenomeni degenerativi.
Gli aspetti fisiologici di cui stiamo soffrendo, come abbiamo visto, sono molteplici e complessi e tutti sono, principalmente e fondamentalmente, la conseguenza di errori alimentari: per la semplice ragione che da lì possono - o no - venire le sostanze di cui abbiamo necessità (frequenza, giuste proporzioni, sostanze essenziali, ecc.), oppure possiamo inconsapevolmente assumere sostanze che, per eccesso o tossicità, disturbano equilibri, strutture e meccanismi spontanei.

IMPARARE A MANGIARE
L’Educazione Alimentare quindi assume un importanza fondamentale per la prevenzione e la conservazione dello
stato di salute. Questo aspetto, alla luce di un evidenza scientifica che ne legittima e ne spiega sempre più il ruolo, può finalmente diventare la nuova “medicina” del futuro e il nuovo “buon senso”. Per spiegare molti problemi con i quali oggi ci troviamo a fare i conti è necessario partire da una prima e fondamentale considerazione: l’uomo ha una costituzione biologica definita da anni e anni di evoluzione e di adattamento e fortemente caratterizzata dalle cose di cui si cibava. Per semplificare, è un po’ come dire che siamo gli stessi di 1 milione di anni fa, nel senso che le modalità di funzionamento e di regolazione hanno ancora, più o meno e per la maggior parte della popolazione, quella stessa memoria e quella stessa suscettibilità. Con “omeostasi” si definisce il mantenimento di uno stato ottimale di funzionalità, che noi chiamiamo comunemente “salute” e che equivale alle migliori capacità di regolazione. Se “il cibo” è un aspetto che ha contrassegnato e condizionato la nostra natura, significa che è tuttora un fattore critico e determinante: può favorire e agevolare l’equilibrio e quindi il benessere; può contrastare e disturbare l’omeostasi e quindi provocare squilibrio e malattia. Il mangiare “troppo e male” è causa di scompenso e deterioramento; i danni sono poi amplificati da uno stile di vita più sedentario e più stressante e da una generale alterazione/contaminazione degli alimenti e dell’ambiente in cui viviamo. La ragione del “troppo” sta nel fatto che la quantità di cibo “sopportabile”, necessario cioè a soddisfare tutti i bisogni, è in ogni caso limitata e che il surplus già di per sé produce una serie di conseguenze deleterie. La ragione del “male” sta invece nel fatto che non sono adeguatamente fornite le sostanze indispensabili a sostenere tutti i processi e tutte le funzioni; o che ne sono fornite troppe di mal tollerate, o addirittura tossiche per l’organismo. Gli eccessi, le sproporzioni e le alterazioni urtano così la capacità di autoregolazione spontanea, provocano superlavoro, sono immagazzinati sottoforma di grasso, costringono a reazioni anomale e forzate…. dopo anni di errori ripetuti e sulla base di una soggettiva sensibilità ed ereditarietà sono causa e presupposto di una infinità di disturbi e di patologie: dai problemi estetici al soprappeso all’obesità, dal diabete all’ipertensione alle cardiopatie, dalle infiammazioni alle allergie, dalle malattie autoimmuni al cancro alle malattie degenerative del sistema nervoso ecc. Il grido di allarme viene dall’aumento esponenziale di queste patologie e dall’abbassamento dell’età del loro manifestarsi, un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto proporzioni preoccupanti. Limitarsi a soddisfare il senso della fame con abitudini e preferenze legate alle proprie convinzioni e ai propri gusti, senza nessuna regola e senza nessuna vera garanzia sulla produzione degli alimenti, implica spesso - molto spesso - la possibilità e il pericolo di inibire le proprie potenzialità e difese e quindi di ammalarsi. È paradossale che ci si accontenti di allungare la vita media (con l’ausilio di farmaci, naturalmente) piuttosto che preoccuparsi della sua qualità! Questa mentalità è favorita da un sistema sanitario ancora troppo concentrato sulla diagnosi e sulla cura piuttosto che sulla promozione di uno stile di vita sano e naturale. Per cambiare le sorti di questo stato di cose sono fondamentali tre momenti:
1 - momento culturale, riguarda l’interesse e la curiosità che dovremmo avere una volta capita e riconosciuta l’importanza di una questione così centrale per la salute e per il benessere;
2 - momento didattico, ovvero la necessità di capire i meccanismi e le leggi biologiche generali, di indagare le proprie caratteristiche personali, di conoscere le proprietà degli alimenti per poterli utilizzare per soddisfare tutte le necessità;
3 - applicazione della consapevolezza e della competenza, è il momento di costruire concretamente delle nuove abitudini, un nuovo modo di mangiare, ispirato il più possibile da questa nuova cultura. Una cucina fatta di menù all’insegna del piacere e del gusto con scelte e strategie intelligenti, guidate da sani principi nutrizionali. Dico “il più possibile” per lasciare spazio anche a qualche “piacere trasgressivo”, che è cosa ben diversa dal vivere quotidianamente e ripetutamente nell’eccesso e nella sproporzione. La stessa fame, troppo spesso condizionata da spirali perverse per scelte sbagliate o da stati d’animo e condizioni psicologiche, con una giusta frequenza dei pasti, con una corretta composizione, e soprattutto una maggiore comprensione del problema, ritorna più facilmente alla sua dimensione fisiologica. Doversi “accontentare” di meno calorie (non necessariamente questo corrisponde a minori quantità di cibo, dipende ovviamente dal carico calorico delle scelte che facciamo) non è una limitazione della libertà; al contrario, è una conquista di consapevolezza e di coerenza, oltre a essere conveniente per la propria energia vitale e per il proprio stato di salute.
In conclusione: un’alimentazione a basso impatto calorico, bilanciata e più naturale, con una corretta frequenza dei pasti, che risponda alle necessità dei nostri bisogni/consumi, ricca di alimenti antiossidanti e antiacidi, come verdura e frutta, è la migliore garanzia di funzionalità sistemica e la migliore medicina preventiva che possiamo adottare per difendere la nostra condizione di salute e di benessere generale.


Corrado Ceschinelli
Laureato in Sociologia all’Univer-sità degli Studi di Trento, ha una formazione in Naturopatia a indirizzo Olistico conseguita presso l’Istituto di Medicina Psicosomatica. Qualificato come “specialista del benessere”, preparatore atletico ed esperto in comporta-menti alimentari, è da sempre impegnato per un approccio sano, equilibrato, soprattutto educativo, alle pratiche che contri-buiscono a migliorare lo stato di salute e di benessere generale. Da anni svolge attività di docenza e scrive per le più autorevoli riviste del settore.

 

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